Ravioli dolci con ricotta e cannella

Ravioli dolci con ricotta e cannella

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Ravioli dolci fritti con ricotta e cannella! La ricetta dei ravioli dolci con ricotta e cannella è della mia memoria, niente di scritto, niente libri. Solo così: per rifarla chiudo gli occhi e mi rivedo bambina nel tinello della cucina con mia madre e mia sorella. E’ il periodo di Carnevale. Avevamo all’epoca un tavolo di formica verde con la “spianatora” e il matterello incorporati. Si sfilavano dalla sede, si mettevano sul tavolo. E in un magico gioco di uova e farina…nasceva la sfoglia. Mia madre con la sfoglia era vera maestra. Ne preparava così grandi che per farle asciugare le metteva su una tovaglia sul lettone…. E quando era Carnevale cominciavo a fare la solfa: “Mamma mi prepari i ravioli fritti con la ricotta?” Già, non chiedevo frappe e castagnole… il mio debole erano proprio i ravioli. Perché ero anche io parte attiva nella ricetta…. Mamma preparava e stendeva la sfoglia, Teresa, mia sorella preparava il ripieno (… e metà se lo mangiava mentre lo preparava!) e io facevo i cerchietti di pasta con il bicchiere. E così potevo dire a papà: “Li ho fatti anche io!!”

Sembra passata una vita… o forse è passata! E così vi propongo i ravioli di ricotta e cannella della mia famiglia. Non so l’origine. So che a Roma e dintorni si preparava da sempre. Oggi un po’ meno, lasciando il posto a preparazioni più sofisticate. Ma le persone della mia generazione, che erano bambine negli anni Sessanta, se la ricordano sicuramente. Di versioni per il ripieno a casa mia se ne sono preparate diverse, a seconda di quello che ci stava in casa: ricotta, cacao, zucchero e cannella; ricotta, polvere di caffé, cannella e liquore Strega (1 bottiglia a casa ce ne stava sempre!), o la versione che vi propongo in questa ricetta, più classica come ingredienti.

E allora facciamola conoscere anche alle generazioni più giovani!

Per la pasta sfoglia:

200 g di farina 00 – 2 uova 1 cucchiaio di olio evo – 2 cucchiai di zucchero

Per il ripieno:

200 g di ricotta romana – 1 bicchierino di alchermes  – cannella quanto basta – 2 cucchiai di zucchero

Inoltre: olio di semi di arachidi per friggere e zucchero a velo per guarnire

Ingredienti per circa 20 ravioli

preparazione ravioli dolci con ricotta e cannella

Preparazione dei ravioli dolci con ricotta e cannella 

Deporre la farina a fontana. Al centro mettere le uova, l’olio e lo zucchero. Con una forchetta cominciare a sbattere un po’ le uova e incorporare pian piano la farina. Lavorare energicamente fino a formare l’impasto (come quando si fa la pasta fatta in casa). Formare una palla, coprire con un piatto e lasciare riposare una mezz’ora circa.

Stendere l’impasto con il matterello. Nel frattempo mescolare la ricotta con lo zucchero, l’alchermes e la cannella.

Con una tazza, un bicchiere, o con un coppapasta ritagliare la pasta. Riempire ogni cerchio con la ricotta condita. Richiudere e sigillare bene i bordi aiutandosi con i rebbi di una forchetta.

Scaldare abbondante olio di semi e friggere i ravioli. Scolare su carta assorbente e cospargerli di zucchero, o zucchero a velo.

 

Le maschere romane
Seppur meno note di quelle delle altre città, anche quelle romane hanno lasciato un segno nella nostra storia e tradizione: da CASSANDRINO a DON PASQUALE, dal GENERALE LA ROCCA ai più famosi RUGANTINO e MEO PATACCA. Il loro merito è quello di aver messo in risalto in maniera ironica e farsesca vizi, virtù (di meno…) del cassandrino per la ricetta dei ravioli dolci con ricotta e cannella mondo aristocratico e pontificio del loro tempo. CASSANDRINO, la cui origine è incerta, sin dal XIX secolo è considerata “maschera romana”. E’ un brav’uomo, sposato e con figlie dalle quali si fa raggirare molto facilmente, così come dalle donne che corteggia e si prendono gioco di lui. E’ sprovveduto, timido e credulone. Nasce nobile e col tempo diventa sempre più borghese, sempliciotto, fino a diventare ridicolo. Con la sua voce nasale, i suoi abiti eleganti mette alla berlina i vizi e le debolezze del mondo aristocratico e pontificio e a ergersi portavoce dei sentimenti e delle lamentele del popolo verso queste classi sociali. RUGANTINO è probabilmente la maschera più conosciuta, anche “fori le mura”, grazie alle innumerevoli rappresentazioni teatrali che ancora continuano a andare in scena. Rappresenta il popolano romano, il bullo e attaccabrighe de Trastevere, “svelto co’ le parole e cor cortello”. E’ strafottente, arrogante. Il nome proviene da “ruganza” che in romanesco significa proprio arroganza. Ma la sua arroganza si fermava alle enrico brignano al-sistina nella ricetta dei ravioli dolci con ricotta e cannella parole, i modi da spaccone lasciavano poi il posto a una persona pavida e in fondo buona e amabile. MEO PATACCA, l’altra maschera più conosciuta insieme a Rugantino, appare per la prima volta in un poema di fine Seicento a firma Giuseppe Berneri. E’ un soldato sempre pronto a scontrarsi e a raccontare bravate. Proprio dalla paga del soldato, il soldo o “patacca”, deriva il suo nome. Durante il Settecento andò praticamente nel dimenticatoio a causa della “censura” delle autorità, fino a ritornare alla ribalta nell’Ottocento grazie alla bravura e alla popolarità di due attori che lo interpretarono in teatro: Annibale Sansoni e Filippo Tacconi, conosciuto di più col soprannome de “Il Gobbo”. Il Gobbo fu autore anche di nuove storie di Meo Patacca, fortemente ironiche e mordaci soprattutto nei confronti dell’autorità ecclesiastica, cosa che gli procurò parecchi guai con la Meo Patacca nella ricetta dei ravioli dolci con ricotta e cannella giustizia! La maschera di DON PASQUALE DE’ BISOGNOSI (cognome odiato dallo stesso perché “plebeo” e non adatto a un nobile come lui!) rappresenta un uomo aristocratico, molto facoltoso, ma profondamente sciocco. Come somiglianza lo accomunano alla maschera di Pantaleone, ma sicuramente meno scorbutico, scortese e scostante. Rimane sempre incastrato dalle beffe dei camerieri e delle servette che gli fanno da contorno e nonostante faccia del tutto per poter trovare moglie riesce puntualmente a mettersi in situazioni nelle quali ne esce sempre sconfitto e beffeggiato. La maschera del GENERALE MANNAGGIA LA ROCCA fu creata da uno ‘stracciarolo’ di Campo de’ Fiori, tale Luigi Guidi. Lui stesso l’aveva inventato sulla falsariga di Capitan Spaventa per il Carnevale romano: nei panni di un generale a cavallo di un esercito che non era mai esistito, composto da straccioni, sfilava nelle vie cittadine in groppa ad un asino, o un vecchio cavallo addobbato per l’occasione. La sua caratteristica era quella di raccontare imprese totalmente inventate, con aria estremamente giocosa. Il pubblico partecipava attivamente e la rappresentazione andava avanti da Piazza del Popolo a Piazza Venezia, con botte e riposte tra il pubblico e l’attore oltre a lanci di ortaggi marci e coriandoli…
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Appassionata di cucina e tradizioni curo le mie passioni su Lazio Gourmand e Chez Entity.

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