Pizza di Pasqua Dolce Portodanzese

Pizza di Pasqua Dolce Portodanzese

Pizza di Pasqua Dolce

Quest’anno avremo una Pasqua insolita, una Pasqua lontana dai nostri cari, ma non per questo dobbiamo allontanare da noi la voglia di festeggiare e condividere, con la nostra famiglia, la Pizza di Pasqua Dolce  Portodanzese.

Di ricette di Pizze di Pasqua Dolce ce ne sono molte, sono tutte ricette tramandate che si perdono nella notte dei tempi, quando fare queste Pizze era un po come essere un alchimista. Dentro ci mettevano una serie di aromi, liquori alle erbe, rosoli e spezie da rendere queste pizze cosi profumate da ricordare proprio la primavera. Farle non è semplicissimo, perchè si tratta di Pizze molto pesanti che richiedono tanti ingredienti come burro, molte uova, farina, lievito madre, tanto zucchero, canditi, uvette…insomma per far crescere sta pizza ci vuole un miracolo o una grande maestria. Non dimentichiamo poi le lunghe ore di lievitazione, prima del lievito di rinforzo e poi l’ultima con tutti gli ingredienti. In questo frangente di quarantena certo, il tempo non ci manca, e potremmo tranquillamente attendere, ma molte volte tutto ciò scoraggia nell’impresa.

La ricetta che ho scelto per voi e per me, anche io preoccupata da tanto lavoro, è stata presa da un libro a noi di Laziogourmand, molto caro: “Le ricette dei Nonni, Piatti Tradizionali della Cucina Portodanzese” a cura di Andrea Mingiacchi che molto gentilmente ce lo ha donato.

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Si tratta di una Pizza di Pasqua Dolce molto semplice, senza pasta madre che ho realizzato benissimo in poche ore. Molto dubbiosa sulla riuscita mi sono ricreduta appena sfornata e non vi dico all’assaggio: è deliziosa. La classica Pizza Dolce che alla mattina della colazione di Pasqua si mangia con sopra un paio di fette di Corallina.

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La scelta di questa ricetta non è stata soltanto dettata dalla semplicità e velocità, ma anche dal titolo “Le Ricette dei Nonni“…mai come in questo momento mi è sembrato doveroso omaggiare una categoria che ha pagato il prezzo più caro durante questa epidemia. I nonni, i nostri nonni coloro che custodivano la tradizione, le ricette, la manualità, la saggezza e quell’amore sconfinato nel dare e darsi. Cari nonni che non ci siete più questa ricetta la dedichiamo a Voi ringraziandoVi di averci lasciato il Vostro passato attraverso le ricette.

  • 1 k di farina 0 o 00
  • 400 g di zucchero
  • 300 g di latte
  • 300 g di burro
  • 25 g di lievito di birra (sciolto in mezzo bicchiere di acqua tiepida con un cucchiaino di zucchero)
  • 4 uova 65 g di uvetta passa
  • 50 g di arancia candida
  • 100 g di cioccolato fondente spezzettato grossolanamente
  • 1 bustina di vaniglia o un cucchiaio di vaniglia liquida
  • 1 cucchiaio scarso di cannella in polvere
  • 1 tazzina da caffè di liquore all’amaretto
  • la scorza grattugiata di un arancio
  • la scorza grattugiata di un limone
Ingredienti
  1. Mettete a rinvenire l’uvetta in poca acqua.
  2. In una ciotola preparatevi gli aromi e la frutta secca: mettete l’uvetta rinvenuta, i canditi, la cannella, la vaniglia e le scorze grattugiate e mescolate bene.
  3. Fate la fontana con la farina su una tavola di legno e fondete il burro.
  4. In un ampio recipiente rompete le uova, mescolatele bene con le mani (così cita la ricetta) e aggiungete il latte, il burro sciolto e il contenuto della ciotola con aromi e frutta secca, lo zucchero, il liquore di amaretto e il lievito di birra sciolto nell’acqua e zucchero. Mescolate bene e aggiungete, un poco per volta, la farina sempre mescolando con le mani (o un cucchiaio di legno o un leccapentole) deve risultare un composto morbido ma compatto (io ho avuto la necessità di aggiungere altra farina ma sempre facendo attenzione a mantenere l’impasto morbido).
  5. Ultima cosa che metterete sarà la cioccolata fondente facendo attenzione, durante la manipolazione, a farla ben inserire nell’impasto. Lavorate poco da questo momento perchè altrimenti si scioglie con il calore delle vostre mani.

Imburrate e infarinate, MOLTO BENE, le teglie (io ne ho preparate 2: una più piccola di 18 cm parte alta e 14,5 cm parte bassa con altezza bordo 8 cm; l’altra più grande di 24 cm parte alta, 20 cm parte bassa e bordo alto sempre 8 cm) e adagiate all’interno l’impasto facendo attenzione a riempirlo poco più di metà cosi da lasciare spazio sia per la lievitazione, che per la cottura. Per favorire la lievitazione ho utilizzato una delle due vaschette del lavandino chiudendo il tappo e riempendo di acqua calda non bollente fino a metà bordo delle teglie e ce le ho adagiate dentro coprendole con un coperchio di vetro o pellicola. Cosi le ho lasciate almeno 3-4 ore (potrebbe essere meno, quando arrivano al bordo, come in foto, toglietele), controllando l’acqua del lavandino dopo la prima metà del tempo, per vedere se si era raffreddata e ho rimesso altra acqua calda per la seconda metà.

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Passate le ore necessarie le Pizze saranno lievitate, ma non vi aspettate una grande lievitazione, come già detto sono piene di ingredienti che appesantiscono. Spennellatele di uovo sulla superficie e infornatele a forno già caldo a 150°C per un’ora e mezza. La più piccola era cotta dopo 1 ora e mezza la più grande l’ho tenuta per 2 ore (io ho forno a gas e ho acceso la ventola).

Lasciate intiepidire prima di sformarle cercando di sbattere un poco la teglia per farla staccare. Lasciate raffreddare completamente prima di tagliarla.

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Pizza di polenta con uvetta e pinoli

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C’era una volta… e oggi non c’è più! E sì! Perché una volta la pizza di polenta con uvetta sultanina e pinoli faceva sempre capolino nel banco di esposizione del fornaio di quartiere. Con i suoi colori dorati, tempestata dei gioielli nostrani [uvetta e pinoli] faceva la sua bella figura tra una teglia di castagnaccio, di pizza rossa e di quella bianca. Tutto ci faceva venire l’acquolina in bocca!  E così ogni tanto la colazione per scuola suonava così: «Che me dai 30 lire de pizza e uvetta?».

Realizzarla è estremamente semplice, un ottimo modo per riciclare la farina di polenta avanzata, un pugnetto di pinoli e uvetta… Basta procurarsi un po’ di ricotta fresca!!

  • 300 g di ricotta
  • 300 g di farina di polenta
  • 150 g di zucchero
  • 1/2 cucchiaio di cannella in polvere
  • un pugno di pinoli
  • un pugno di uvetta sultanina
Ingredienti per una teglia di 30 cm

Preparazione della Pizza di polenta con uvetta e pinoli

L'esecuzione della ricetta della Pizza di polenta con uvetta e pinoli direttamente da Madame Ada Boni, tratta dal suo libro 'La cucina romana'
Mettere in una terrinetta la ricotta e scioglierla con un ramaiolo di acqua tiepida mescolando con un cucchiaio di legno. Quando la ricotta sarà sciolta si aggiunge lo zucchero e si mescola ancora un poco per amalgamarla bene. Si aggiunge allora un po’ alla vola la farina di polenta distribuendola con la mano sinistra, mentre con la destra si continuerà a mescolare. Man mano che il composto indurirà troppo si aggiungerà altra acqua tiepida, regolandosi di ottenere come una crema non troppo densa né troppo liquida. Si aggiunge allora la cannella in polvere e la sultanina, la quale sultanina va prima mondata e poi tenuta a rinvenire per qualche minuto in una tazzina con un pochino di acqua tiepida. Molti adoperano lo zibibbo in luogo della sultanina, ma quest’ultima è preferibile perché priva di semi. Si unge di strutto una teglia [io ho sostituito con il burro] di circa 30 cm di diametro, ci si versa il composto e su esso si seminano i pinoli. Si ultima la pizza mettendo ancora qua e l qualche pezzetto di strutto [burro] e si passa la teglia in forno di giusto calore per circa tre quarti d’ora fino a quando la torta sia bene asciutta ed abbia fatto una bella crosta dorata. Questo genere di pizza deve essere piuttosto bassa: circa un dito.

Ecco qua! Se amate un gusto un po’ ruvido, rustico, croccante e profumato, basta provarla! Sfornate

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Tagliate e gustate!

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Alla prossima!!

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Maritozzi

MARITOZZI evi

Il maritozzo è uno dei dolci più famosi della tradizione dolciaria romana, un panino lievitato di forma oblunga, leggermente dolce, glassato con sciroppo di zucchero.
Un pane addolcito con miele e uva passa esisteva già ai tempi dei romani, forse era l’antesignano del nostro maritozzo.

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Cassola, dolce ebraico romanesco

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La cassola è una buonissima ricetta della tradizione ebraico romanesca.  Ingrediente principale è la ricotta romana. E’ una ricetta dei tempi passati, e non molti la conoscono. Una volta si usava prepararla solo con la ricotta di  pecora perché era quella che si reperiva più facilmente, ma anche una buona ricotta di mucca può andare bene.

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Bignè di San Giuseppe

Bignè di San Giuseppe

Per la festa di San Giuseppe, un’antichissima tradizione invitava i friggitori ad addobbare le botteghe con gusto bizzarro e sfarzoso. Anche i friggitori improvvisati occupavano le strade con le loro attrezzature per creare all’istante le frittelle di pasta lievitate.

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Panpepato o pampepato: il tipico dolce natalizio

panpepato

Il panpepato o pampepato il tipico dolce natalizio laziale con origini lontanissime. Cioccolato, frutta secca e spezie vi regaleranno la magia del Natale.

La ricetta del panpepato

Il panpepato o pampepato è un dolce tradizionale delle periodo natalizio tipico dell’Italia Centrale – Ferrara -Terni- Rieti – Siena – Anagni e tutta la Ciociaria- caratterizzato dalla presenza di frutta secca – mandorle, noci e nocciole – legata con il miele e poca farina e profumato di spezie – pepe, noce moscata, cannella e candidi.
L’origine del nome ha una doppia interpretazione: originariamente pan-papato perché destinato agli alti prelati, fu poi denominato pan-pepato (speziato) quando nella sua ricetta fu introdotto il cioccolato considerato afrodisiaco.
Resta forse la sua forma ” a papalina” a ricordare ancora la sua origine ecclesiale.

La ricetta nel corso dei tempi ha subito trasformazioni personalizzate dalle singole famiglie e artigiani non solo nella quantità di frutta secca utilizzata, ma anche nella scelta della frutta, fermo restando la presenza comune di noci, nocciole e mandorle.
Il panpepato non deve essere confuso con il pangiallo, anch’esso tipico dolce laziale del periodo natalizio, caratterizzato dal fatto di essere un “lievitato” senza cioccolato ed il cui nome deriva dal fatto che, anticamente, era ricoperto esternamente con acqua di zafferano responsabile del caratteristico colore giallo.

Il panpepato

Siete ancora in tempo a preparare il panpepato e a non farlo mancare sulle vostre tavole nei giorni di festa: la ricetta è facilissima, rapida e richiede solo un minimo di riposo prima della cottura per fare amalgamare bene gli ingredienti e gli aromi. Regalare il panpepato agli amici è una buona tradizione 😉  

Il panpepato

100 g di noci al netto
100 g di nocciole
100 g di mandorle
100 g di uva passa
100 g di canditi (arancio o cedro)
120 g di cioccolato fondente o gocce di cioccolato
200 g di miele
1 cucchiaioni di pepe nero
1 cucchiaino di cannella in polvere
noce moscata q.b.
farina 0 q.b.
Ingredienti

Fate rinvenire in acqua tiepida l’uvetta passa per circa 30 minuti.
Scolatela, strizzatela bene e tenetela da parte.

Versate il miele in un tegamino e mettetelo sul fuoco a bagno maria in modo che si sciolga.
Nel frattempo raccogliete in una ciotola tutta la frutta secca spellata e tritata grossolanamente; unite l’uva passa, il cioccolato fondente tritato a coltello, i canditi e le spezie. IO Ho omesso la noce moscata che proprio non mi piace.
Mescolate per amalgamare il tutto quindi versate il miele oramai sciolto e, con l’aiuto di un cucchiaio di legno, amalgamate bene il tutto; il miele caldo farà sciogliere completamente il cioccolato che darà compattezza e “corpo” al composto.
Versate ora a pioggia quel tanto di farina che basta per legare completamente il composto e permettervi di maneggiarlo, renderlo omogeneo e dare la forma caratteristica di semi sfera.
Se potete lasciate riposare il vostro panpepato per 12 ore prima di cuocerlo…gli aromi si mescolano, si completano e si amalgamano meglio.

Rivestite con carta forno una teglia, trasferite il composto e mettete in forno già a 180° per circa 30  minuti o fino a quando la superficie non risulta bella scura.
A cottura terminata, sfornate, lasciate raffreddare completamente prima di gustare il panpepato.

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Crostatine di visciole di Sezze

crostatine di visciole di Sezze

Le crostatine di visciole di Sezze sono un dolce tipico che si preparava in occasione di alcune festività religiose e in occasioni di matrimoni, battesimi e comunioni per offrirle a parenti amici; ora si possono trovare ogni giorno nei forni e nelle pasticcerie, fatte a mano seguendo la stessa ricetta che forse risale al 1600. La crostatina di visciole e’ piccola, di forma ovale o tonda e con un piacevole contrasto tra la dolcezza della pasta e il gusto aspro della marmellata di visciole dei Monti Lepini, un tipo di ciliegia piccola, di colore rosso scuro, dal sapore acidulo che cresce spontanea e matura tra maggio e giugno.

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Paste di mandorle di Sezze

paste di mandorle di Sezze

Le paste di mandorle di Sezze sono un dolce tipico.  Abbiamo già parlato delle Crostatine di visciole di Sezze, dolce casalingo preparato con un impasto ricco di tuorli. Nell’ottica di una cucina senza sprechi, per utilizzare gli albumi, le massaie preparavano anche un’altra delizia: le paste di mandorle di Sezze, dolci che  insieme alle crostatine, non possono mancare in particolari festività. Di forma rotonda sono fatte con  albumi, zucchero e mandorle e aromatizzate con buccia di limone. Le mandorle sgusciate vanno private della pellicina immergendole per un paio di minuti in acqua bollente, una volta scolate basterà fare un piccola pressione con le dita, la pellicina verrà via con facilità. Quando saranno asciutte e ben fredde si possono macinare, eventualmente dopo averle messe a raffreddare nel congelatore per una decina di minuti.

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Composta di ciliegie di Montelibretti

Composta di ciliegie di Montelibretti

Composta di ciliegie di Montelibretti: una ricetta nata dalla presenza in casa di queste meravigliose ciliegie di Ravenna, coltivate da lunghissimo tempo nei territori di Montelibretti, Palombara Sabina, Nerola… Io avevo quelle specifiche di Montelibretti e le ho preparate per guarnire dolci soprattutto a base di ricotta, con la quale si sposa benissimo. 

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Gelato di ricotta con composta di ciliegie di Montelibretti

gelato di ricotta con composta di ciliegie di Montelibretti

Due prodotti d’eccellenza del nostro territorio per preparare questo gelato di ricotta con composta di ciliegie di Montelibretti: la rinomata ricotta romana D.O.P. e le le ciliegie Ravenna di Montelibretti. Non poteva che uscirne fuori un dolce dal sapore gustosissimo, inimitabile. Nella nostra tradizione non abbondiamo di dolci, ma sono tutti preparati con prodotti semplici e di qualità. E anche questa ricetta va conservata, custodita, protetta… 

La ricetta tradizionale vera e propria è il solo gelato, la composta di ciliegie di Montelibretti l’ho preparata di mia iniziativa e la ricetta la potete trovare qui.

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La crostata con le visciole

crostata con le visciole

tazza

con la pasta frolla romana di Ada Boni

Quando io ero piccola la marmellata con le visciole non la volevo proprio, perché dicevo che era aspra… E invece oggi trovo che proprio questa caratteristica renda la crostata con le visciole così buona. Un po’ di contrasto con quella frolla dolce, friabile… Ci sta proprio bene.

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