Meraviglie in Pasta apre a Roma, uno store nello store con Buh Prodotti di bufala da paura di Marco Pucciotti

Buh e Meraviglie in pasta

Buh e Meraviglie in pasta

Meraviglie in Pasta, il  laboratorio di Angela Fiorini e delle sue figlie si trova a Zagarolo, piccolo comune arroccato su una collina tufacea in piena campagna romana, a Sud Ovest della Capitale.

Meraviglie in Pasta, Corso Vittorio Emanuele, 118, 00039 Zagarolo RM – Tel. 06 958 7448

Un borgo immerso in un’atmosfera senza tempo, dove poter ritrovare un ritmo di vita lento e rilassato, curiosando fra i tesori del paesino. In Piazza Santa Maria, per esempio, a pochi passi dal laboratorio, si trova una suggestiva vasca in granito di epoca romana, proveniente da una villa imperiale. Da non perdere, poi, il Museo del Giocattolo, Palazzo Rospigliosi e i tanti comuni limitrofi, a cominciare dalla bella Palestrina. Continue Reading

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Un giro nella Tuscia gastronomica alla scoperta di eccellenze

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Agriristoro Radichino

L’invito è arrivato inaspettato: una telefonata di Cristiana, l’idea di Vittoria e il patrocinio dell’AIFB per un giro nella Tuscia gastronomica alla scoperta di eccellenze, non  potevo che accettare! Sempre pronta a girare nella nostra splendida regione.

La curiosità ci ha spinto a Grotte di Castro presso la Società Agricola Villa Caviciana, dove si trova l’unico allevamento di maiali Mangalitza e poco distante all’Azienda Agricola Tenuta Il Radichino a Ischia di Castro, Viterbo qui i fratelli Pira allevano capre, pecore e maiali per formaggi e salumi degni di nota.

Una giornata indimenticabile con un bel gruppo di buongustai riuniti dalla stessa passione. Sveglia all’alba e appuntamento a Tarquinia dove abbiamo seguito la nostra amica Vittoria verso la prima tappa di Villa Caviciana.

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La Falia di Priverno, prodotto unico e tipico del territorio

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Oggi vi racconto una storia legata alla nostra bellissima Regione: La Falia di Priverno, prodotto unico e tipico del territorio. Non è un pane e nemmeno una pizza è la Falia! Un delizioso involucro che può contenere di tutto e farvi sognare al primo morso.

Sono venuta a conoscenza della Falia grazie ad un giovanissimo ragazzo, un Maestro pizzaiolo e panificatore Luca Mastracci. Lui è il proprietario di una pizzeria di Priverno che si chiama Pupillo Pura Pizza ormai balzata alla vetta del successo grazie alla sua maestria nella preparazione degli impasti, alla semplicità e umiltà che traspare dai suoi occhi sorridenti.

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Manaide: ad Anzio una tradizione antica

Manaide:ad Anzio una tradizione antica

Manaide è un laboratorio artigianale di conserve di pesce che fa di sostenibilità, rispetto della biodiversità, recupero della tradizione antica, lavorazione artigianale e alta qualità i principi cardine.

Sono i primi di novembre ma la giornata è luminosa e tiepida, mi trovo ad Anzio, cittadina del litorale romano in cui per secoli, la pesca è stata la risorsa principale: il porto è poco distante, sono qui per incontrare Luigi Crescenzi, cofondatore di Manaide, imprenditore virtuoso che nel proprio lavoro mette non solo passione, ma anche intelligenza e lungimiranza, perchè opera secondo criteri etici e di sostenibilità ambientale.

Luigi mi racconta che c’è una tradizione storica anziate relativa alla conservazione del pesce, con radici antichissime. Risale al 1700, quando, con la costruzione del porto Innocenziano, ad Anzio arrivarono pescatori dal basso Lazio e dal napoletano e la pesca divenne una pesca stabile e annuale. Si usciva in mare con la manaide , una barca a remi con vela latina, munita di una lampada per attirare il pesce azzurro. La manaide era anche una rete da posta per la pesca del pesce azzurro. Questa rete aveva maglie di una larghezza sufficiente a far impigliare le alici, che dissanguavano direttamente in mare, facilitando la successiva salagione per conservare il pesce invenduto.

Il pesce conservato era la maggiore fonte proteica per l’inverno e in parte veniva venduto a Roma e in Ciociaria. Proprio la conservazione del pesce sotto sale divenne l’attività principale del paese e per il reperimento del sale, con il passaggio dallo Stato Pontificio al Regno d’Italia, ci furono numerose delibere del comune, che si faceva garante nei confronti dello Stato.

Nella metà del novecento questa tradizione antica si perde. Luigi decide di recuperarla “per affinità familiare– il nonno aveva lavorato sulle manaide -, per amore del mare e per scelta di vita”. Nel 2013 fonda Manaide, laboratorio artigianale di trasformazione di prodotti ittici, operando un forte cambiamento di vita: da manager nel settore della trasformazione di prodotti chimici a imprenditore attento alla valorizzazione della pesca sostenibile, della biodiversità, della tradizione, del territorio, della qualità, delle materie prime.
Dopo il recupero delle ricette antiche della tradizione il laboratorio di Luigi comincia con la produzione artigianale di alici sotto sale integrale raccolto a mano, colatura di alici, sconcigli in salamoia, poi la gamma si amplia con le telline, l’alalunga, lo sgombro occhione, la palamita, le lumachelle , i filetti di alici in olio extravergine di oliva.

Continuiamo a parlare e, mentre assaggio gli sconcigli, pescati con le nasse nel mare di Anzio e conservati in salamoia da Manaide, gradatamente, comprendo quali sono i principi fondanti di Manaide, oltre al recupero della tradizione.

Manaide ad Anzio una tradizione antica
Condividere e divulgare la passione per il mare, per la pesca sostenibile e per la biodiversità è un dovere verso le nuove generazioni” afferma Luigi.

Il mare è stato da sempre considerato una fonte inesauribile. Un tempo tutto “il Mediterraneo – da un report del WWF – possedeva una quantità di stock ittici superiore alle necessità, che supportava intere comunità e forniva un elemento chiave della famosa dieta salutare Mediterranea, (…) tutto il pescato proveniva dal mare antistante.”
Purtroppo non è più così, le risorse non sono illimitate, anzi, si sono impoverite in maniera allarmante. Nel Mediterraneo il 93% degli stock ittici sono a rischio, sia per la pesca eccessiva che per i metodi di pesca che attuano tecniche di cattura fortemente efficaci, e quindi non sostenibili, perché possono portare ad un calo eccessivo degli stock. Al contrario il pescato frutto del lavoro di piccole marinerie che operano su territori che conoscono e che hanno tutto l’interesse a preservare gli stock, è sostenibile. A questo si aggiunge che molto pesce viene ributtato in mare appena pescato perché non fa parte delle specie richieste dal consumatore; negli ultimi 30 anni la scelta da 60 specie si è ridotta a una sola decina.

Una inversione di rotta è quindi indispensabile per passare da una società che distrugge a una società che preserva. Ogni attore della filiera ha un ruolo determinante in questo cambiamento, anche il destinatario, il consumatore che deve prendere coscienza del proprio ruolo. Deve divenire consumatore consapevole, informandosi sull’origine del pesce che acquista, privilegiando il pescato locale; pretendendo che siano rispettate le taglie minime per permettere al pesce di riprodursi, scegliendo animali a ciclo vitale breve e tenendo conto della biodiversità. Non dobbiamo neanche dimenticare che esiste una stagionalità per i pesci e se si rispettano i tempi di riproduzione contribuiremo al ripopolamento ittico.

L’attenzione del consumatore sulla sicurezza alimentare ha portato informazione e innovazione in tutte le filiere agroalimentari. Si parla di kilometro zero, di origine degli alimenti: c’è da chiedersi perché tutto questo non viene applicato anche ai prodotti ittici. In enologia si parla di terroir, di come la zona geografica, la specificità del suolo, il clima, il fattore umano e culturale determino le caratteristiche del vino, perché non applicare questo concetto anche al pescato? Già Plinio raccontava che il polpo di Anzio era ritenuto il più buono dell’Antica Roma- continua Luigi-, gli sconcigli hanno dimensioni notevolmente maggiori se pescati in zone diverse anche se sempre all’interno del triangolo di pesca.
Per Luigi tutte queste non sono solo parole, sono regole, fatti, comportamenti. Luigi, nella sua seconda vita, come lui stesso ama definirla, ha messo in pratica tutto questo fondando Manaide.

Manaide ad Anzio una tradizione antica

Sostenibilità: Manaide trasforma i prodotti ittici  erroneamente  definiti “pesci poveri”, che invece sono ricchi di straordinarie qualità nutrizionali. Il pesce viene acquistato solo se ha raggiunto la taglia che ne ha garantito la riproduzione; proviene esclusivamente da pescatori che condividono i valori della sostenibilità, della qualità e del rispetto del lavoro delle persone.
Territorio:il pesce che arriva a Manaide proviene da una zona di pesca ben identificata: è il triangolo tra Anzio, isole pontine e Civitavecchia. Le aree Fao identificano invece delle macroaree.
Artigianalità e tradizione: il pesce arriva freschissimo- le alici quando sono freschissime hanno ancora il loro colore blu elettrico da cui deriva il nome “pesce azzurro”- ed è subito trasformato,  con tecnica di lavorazione artigianale e recuperata dalla tradizione locale. La conservazione si fa solo con sale e temperatura, nessuna aggiunta di conservanti.
Tracciabilità: su ogni confezione c’è un etichetta identificativa dell’imbarcazione, il cui equipaggio ha specifiche direttive per garantire l’integrità del prodotto.
Qualità:  i tempi ridotti tra la pesca e la lavorazione – il protocollo qualitativo interno prevede un massimo di di 6/8 ore – permettono di mantenere le eccellenti qualità organolettiche del pesce locale. Gli ingredienti usati per la lavorazione sono stati selezionati attentamente: il sale utilizzato è integrale raccolto a mano; l’olio extravergine di oliva biologico, è un fruttato leggero che esalta il sapore del prodotto. I contenitori di maturazione sono stati prodotti da artigiani che ancora utilizzano legno stagionato e tecniche antiche.
Stagionalità: La stessa specie ittica non è sempre disponibile, per questo Manaide ha ampliato la gamma di prodotti con pesce che si trova nei vari periodi dell’anno, come la palamita, il polpo, o gli sconcigli.
La Palamita, in olio extra vergine di oliva e sale integrale, è una specie migratoria, molto famosa sin dall’antichità: il famoso geografo Strabone narra che gran parte della ricchezza di Bisanzio,  derivava da questi pesci. Per questo motivo ero raffigurata sulle monete dell’epoca. Lo sconciglio, o murice, in salamoia, è un mollusco gasteropode che con le sue secrzioni forniva la porpora, sostanza colorante famosa nell’antichità. L’Alalunga, in olio extra vergine di oliva e sale integrale: appartiene alla famiglia dei tonni ma non è a rischio estinzione come il tonno rosso e ha un ciclo di vita più breve, quindi non accumula metalli pesanti. Ha carni rosate ed eccellenti.
Alcuni di questi prodotti sono conservati solo da Manaide come il polpo o gli sconcigli, dolci e con il profumo di mare; come le telline del litorale romano, presidio Slow Food , che si trovano nella fascia tra Focene e Anzio, rinomata fin dai tempi dei romani, grazie alla qualità e alla finezza della sabbia.
La distribuzione dei prodotti è effettuata in “botteghe” – come sottolinea Luigi- dove il bottegaio conosce il prodotto che vende, lo propone con competenza divulgando la conoscenza.
Tutto questo è Manaide: ” un progetto che si fonda sul rispetto dell’ambiente e sulla riduzione dell’impatto ambientale, che si propone di valorizzare la pesca sostenibile e rispettare la biodiversità, recuperando la tradizione di Anzio.

Qui troverete un piatto , che ho preparato seguendo la ricetta di uno chef di un ristorante di Latina, con la colatura di alici; su Lazio Gourmand la ricetta tradizionale di Anzio degli spaghetti con la colatura. La colatura di alici Manaide si ottiene da alici sotto sale, stagionate per sei mesi in botti di rovere nuove, con sale integrale raccolto a mano. A dicembre si pratica un piccolo foro sul fondo della botte e si raccoglie il liquido dal colore ambrato e dal sapore intenso.
Due ricette, a dimostrazione che un piatto eccellente e con prodotti di alta qualità si può realizzare velocemente e con un costo contenuto, ma anche un’idea per la tavola naatalizia.

 

MANAIDE s.r.l. Via Jenne 113, 00042 Anzio (Rom)

Email: manaide.anzio@gmail.com

Qualche indirizzo dove trovare i prodotti Manaide:
Enoteca Del Gatto: via Mazzini 9, 00042 Anzio (RM) Italia tel. 06 9846269
Roscioli: Via dei Giubbonari 21, 00186 Roma tel. + 39 06 6875287
Trimani s.r.l.: Via Goito, 20 – 00185 Roma tel. 06.446.9661

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La Crostata di Nocciola tonda gentile di Faleria

torta di nocciola gentile

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La Crostata di Nocciola Tonda Gentile è un dolce tipico di Faleria (VT).

FALERIA è un paese a 40 Km da Roma situato nella provincia di Viterbo tra la s.s. Flaminia e la s.s. Cassia. Circondata da un lato dal massiccio monte Soratte, in un territorio abbastanza conosciuto per le testimonianze storiche, Faleria si trova a soli 15 Km dall’antica Falerii Veteres distrutta dai romani nel 241 a.C.

Dal punto di vista economico, Faleria nasce con vocazione prevalentemente agricola. Le campagne circostanti sono coltivate a oliveto e noccioleto. Le tecniche di coltivazione assolutamente BIOLOGICE e la lavorazione artigianale, assicurano la massima genuinità  dell’olio e la massima qualità delle nocciole.

Quasi tutta la produzione della Nocciola, della qualità “tonda gentile” e “nocciola rosa”   è destinata alla vendita per l’industria dolciaria nazionale ed estera. Ha costituito per lungo tempo l’unica risorsa economica per gli agricoltori. Per questo motivo tutte le ricette dei dolci tradizionali del paese, che le nonne ci hanno tramandato, sono rigorosamente a base di nocciole: tozzetti – amaretti – morette – croccanti – tartufi.

nocciola tonda gentile del Viterbese

Abbiamo scelto le nocciole locali dalla produzione di Andrea Baroni. Andrea è un giovane imprenditore agricolo che, tra tradizione e futuro, si è inserito con coraggio, come tanti giovani, nel mondo dell’agricoltura. Fin da piccolo ha respirato il profumo della campagna e ne ha intuito il grande potenziale. Questo settore è in grado di dare prospettive ed opportunità, perché saldamente legato alle qualità che identificano il nostro Paese: la storia, la tradizione, il cibo. Quindi ha deciso di  fare dell’azienda agricola a conduzione familiare, situata a Sant’Angelo in Faleria e coltivata con fatica dal papà, la sua attività prevalente  con passione, innovazione e professionalità.

Andrea Baroni

Andrea conduce l’azienda, i cui i terreni sono coltivati a oliveto e noccioleto, secondo le norme che regolano l’agricoltura biologica, perché il biologico è una sua scelta di vita. Ponendo al centro dei suoi interessi il benessere, la salute dell’uomo, degli animali, della terra ha scelto un percorso biologico abbracciando e favorendo uno stile di vita sostenibile per sé e per gli altri in un’ottica di un futuro migliore per tutti. La raccolta di nocciole si fa indicativamente per tutto il mese di settembre. Alcune colture possono portare a maturazione i propri frutti già dalla seconda metà del mese di agosto. In ogni caso, per avere la certezza della maturazione delle nocciole bisogna solo attendere la caduta dei primi frutti, a questo stadio la maggior parte di essi sarà pronta per la raccolta. Per raccogliere le nocciole, fino a qualche anno fa, si procedeva manualmente. Oggi la raccolta è puramente meccanizzata e prevede l’impiego di apposite macchine raccoglitrici. La praticità di queste macchine sono le due spazzole ruotanti sul davanti, atte a radunare le nocciole cadute a terra e un grande tubo aspiratore che le convoglia ad un accessorio rotante per una prima pulitura, dividendo le nocciole da foglie, terra ed eventuali sassi.

macchina lavorazione nocciole
Dopo la raccolta vengono convogliate in una macchina pulitrice e fatte essiccare al sole per alcuni giorni per toglierne l’umidità. Poi, nelle ore notturne vengono riportate all’interno per poi riesporle la mattina seguente. In questo modo le nocciole possono essere conservate a lungo.

Vengono poi trasportate e consegnate alle cooperative di produttori. Con le organizzazioni associative già esistenti sul territorio, contribuiscono poi alla concertazione dell’offerta, al miglioramento del prodotto  e all’integrazione della filiera, operando ai primi livelli del canale commerciale.

Dal punto di vista della varietà, la nocciola  coltivata da Andrea Baroni,  è quella specifica della zona del Viterbese e quindi la TONDA GENTILE ROMANA che risulta molto apprezzata dalle industrie di trasformazione.

La ricetta proposta è tipica di Faleria e  ci è stata donata dalla mamma di Andrea, Daniela, che ha mantenuto le tradizioni familiari.

CROSTATA DI NOCCIOLE

  • 1 uovo intero
  • 1 tuorlo
  • 150 g di zucchero
  • 150 gr di burro
  • 300 g di farina
  • 1 cucchiaino di lievito Bertolini
  • limone grattugiato
Ingredienti per la base:
  • 350 g di nocciole tostate e macinate
  • 300 g di zucchero
  • 3 uova
  • 80 g di mandorle amare (o una fialetta di essenza alla mandorla)
  • 1 bicchiere di Amaretto di Saronno
  • limone e arancia
Ingredienti per la copertura

Esecuzione

Per la base si procede come per la pasta frolla classica. Per la copertura: tostate le nocciole in forno a 180° per 15/20 min. Procedete alla macinazione nel frullatore o meglio nella grattugia elettrica in modo che rimangano pezzetti piccoli di nocciole. Montate i tuorli con lo zucchero e, a parte, montate le chiare a neve. Unite al composto le nocciole e amalgamare bene, versate il bicchiere di Amaretto di Saronno, la buccia di limone e arancia grattugiata, le mandorle amare macinate (o la fialetta di mandorla amara) e, per ultime, le chiare montate a neve. Mettete la teglia in forno, già caldo, a 180/200° per 35/40 minuti.

 

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Pasta e fagioli

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Pasta e fagioli! Ditemi a chi non piace pasta e fagioli! Vero è che, con la consapevolezza acquisita nel tempo, anche grazie ad una diffusa informazione nutrizionale che bombarda le persone in ogni dove, i legumi in generale, hanno acquisito una rilevanza significativa nella nostra alimentazione. Soprattutto come veri e propri sostituti delle proteine animali!Essì perché proprio di proteine stiamo parlando ma vegetali.

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Zucchine Ripiene alla Romana

zucchine ripiene

Le Zucchine Ripiene alla Romana! Ancora oggi uno dei piatti preferiti di casa. Mia mamma le prepara ancora e sono sempre uguali, tutto a occhio e sempre lo stesso sapore! La massima espressione questo piatto la raggiunge con le zucchine dell’orto, dolci, tenere…una vera delizia.

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Pomodori a mezzo e elogio del pomodoro casalino

pomodori a mezzo

Il CASALINO è il pomodoro, protagonista indiscusso di questa ricetta: i POMODORI A MEZZO! Piatto tipico della tradizione giudaico romanesca, per essere gustato a pieno deve assolutamente essere preparato con i pomodori “spagnoletta” conosciuti a Roma con il nome “casalino“, maturi, dal sapore intenso, leggermente acidulo. Li riconoscete dalla loro forma schiacciata e arricciata. Ricordate che di regolare il pomodoro casalino nella forma ha solo l’irregolarità delle sue arricciature! Se troppo perfetto e liscio sotto, non si tratta di casalino, ma di altri buoni pomodori, che però non sono adatti a questa ricetta, perché tutto il gusto dei pomodori a mezzo è racchiuso nel gusto e nella sapidità del pomodoro stesso.

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LENTICCHIE DI ONANO CON SALSICCE

Lenticchie e salsicce

Le lenticchie sono state per secoli una delle basi dell’alimentazione delle nostre popolazioni, in particolare del centro sud.
In Italia sono coltivate molte varietà di lenticchie, ma quella di Onano è unica nel suo genere grazie al rispetto della natura del territorio in cui cresce e le sue eccezionali proprietà organolettiche che la rendono particolarmente preziosa.

La lenticchia di Onano gode del marchio De.Co, “Denominazione comunale di origine” e riconosciuta come uno dei prodotti agroalimentari tradizionali italiani presidi di Slow Food.

Lenticchie di Onano

La tradizione vuole che il primo giorno dell’anno non manchino sulla tavola perché, come dice Giggi Zanazzo in “Usi, costumi e pregiudizi del popolo di Roma”: “A Roma, er primo dell’anno se màgneno le lenticchie e l’uva; perché chi mangia ‘ste du’ cose, dice, che conta quatrini tutto l’anno.”

Puntualmente quindi, l’ultimo giorno dell’anno si cucinano per mangiarne un po’ subito dopo la mezzanotte!

Ingredienti
400 g di salsicce
200 g di lenticchie di Onano
200 g di polpa di pomodoro
1 Carota
1 Cipolla piccola
1 costa di sedano
½ bicchiere di vino bianco
1 foglia di alloro
2 spicchi di aglio
q.b. di olio extra vergine di oliva
q.b. di sale e pepe 

Ingredienti per 4 persone
lenticchie di Onano

Procedimento per preparare le lenticchie di Onano con salsicce

Lavare accuratamente le lenticchie, metterle in una pentola bassa e larga, coprirle di  acqua fredda, aggiungere uno spicchio di aglio e la foglia di alloro. Farle cuocere per circa 30 minuti a fiamma bassa in modo che l’acqua sobbolla. Durante la cottura aumenteranno quindi si dovrà aggiungere acqua bollente per mantenerle sempre coperte di liquido. Salare verso la fine della cottura.
Nel frattempo preparare un soffritto con carota, cipolla, sedano tritati e uno spicchio di aglio che poi andrà tolto. Aggiungere le salsicce dopo averle bucherellate, farle rosolare e poi sfumare con il vino. Quando il vino sarà del tutto evaporato versare il pomodoro, salare, pepare e far cuocere a fiamma bassa. Dopo un quarto d’ora circa unire le lenticchie lessate e continuare la cottura per 15/20 minuti circa, aggiungendo eventualmente un po’ di liquido di cottura se dovesse servire.

L'alternativa
Per avere un piatto più leggero preferisco cuocere le salsicce separatamente per far perdere un po’ del loro grasso. Bucherellare le salsicce e metterle in una padella, versare acqua e vino in parti uguali fino a metà altezza delle salsicce. Farle cuocere a fiamma moderata fino a far ridurre tutto il liquido, alzare quindi la fiamma e farle rosolare bene. Unire alle lenticchie una decina di minuti prima della fine della cottura.
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