Un giro nella Tuscia gastronomica alla scoperta di eccellenze

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Agriristoro Radichino

L’invito è arrivato inaspettato: una telefonata di Cristiana, l’idea di Vittoria e il patrocinio dell’AIFB per un giro nella Tuscia gastronomica alla scoperta di eccellenze, non  potevo che accettare! Sempre pronta a girare nella nostra splendida regione.

La curiosità ci ha spinto a Grotte di Castro presso la Società Agricola Villa Caviciana, dove si trova l’unico allevamento di maiali Mangalitza e poco distante all’Azienda Agricola Tenuta Il Radichino a Ischia di Castro, Viterbo qui i fratelli Pira allevano capre, pecore e maiali per formaggi e salumi degni di nota.

Una giornata indimenticabile con un bel gruppo di buongustai riuniti dalla stessa passione. Sveglia all’alba e appuntamento a Tarquinia dove abbiamo seguito la nostra amica Vittoria verso la prima tappa di Villa Caviciana.

La Tuscia è una zona dell’Alto Lazio che coincide in gran parte con la provincia di Viterbo, antiche terre ricche di storia che furono abitate dagli etruschi. Una zona con grandi distese verdi e colline boscose, fitte di querce e castagni, con vicino il vulcanico Lago di Bolsena. Meravigliosi e rilassanti panorami fanno da cornice durante tutto il percorso.

Arrivati a Villa Caviciana  a Grotte di Castro in provincia di Viterbo, ci accoglie Fabrizio Nocci, Il norcino, lui si occupa della trasformazione delle carni. Iniziamo con una breve descrizione della tenuta, fondata da una coppia di tedeschi, innamorati di questa porzione del nord del Lazio. In azienda si producono olio, vino, miele ma soprattutto salumi artigianali del loro allevamento di suini pregiati e molto particolari:  i Mangalitza, una razza autoctona Ungherese  per un totale di circa 700 capi.

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I Mangalitza (o Mangalica) vengono definiti maiali-pecora per la loro curiosa pelliccia a riccioli, sono parenti dei cinghiali, tanto che si ipotizza possano essere un incrocio. Fabrizio ci spiega che non è un animale adatto all’allevamento intensivo, cresce molto lentamente e deve sviluppare il suo prezioso grasso per dare sapore alla carne. La presenza del grasso è fondamentale, più l’animale cresce e più  diventa spesso e oleoso pieno di grassi polinsaturi con il 72% di omega 3. I prosciutti che se ne ricavano dalla lavorazione delle carni sono pregiatissimi, il loro grasso è molto morbido e si scioglie ad una temperatura di 37°C, praticamente si scioglie in bocca. Questa peculiarità, che per noi è un valore aggiunto, ha fatto quasi estinguere la razza, in quanto le persone non vogliono vedere il grasso sul prosciutto, anche se ha delle proprietà nutrizionali salutari.

mangalitza_maiali

Fabrizio ci ha condotto poi verso gli uliveti e noccioleti dove i maiali vivono allo stato semibrado, hanno pozze di fango e acqua dove rotolarsi, ombra di enormi salici dove ripararsi, grandi spazi e una ferrea gerarchia che delimita zone e regola equilibri da parte dei capi più anziani. Si nutrono di ciò che trovano in natura e vengono integrati con i cereali dell’azienda.

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Dai polverosi luoghi dove il Mangalitza gode di ottima salute, ci siamo spostati presso la cantina, poco distante, di Villa Caviciana molto vicina al Lago di Bolsena. Un panorama mozzafiato come un quadro, davanti ai divanetti sistemati in giardino offrono in degustazione, per i turisti, i vini prodotti in azienda.

Villa Caviciana cantina Lago di Bolsena

Da Villa Caviciana, ormai vicini all’ora di pranzo, ci dirigiamo all’Agriristoro dei Fratelli Pira della Azienda Agricola Tenuta Il Radichino presso Ischia di Castro sempre in provincia di Viterbo.

All’Azienda Radichino i formaggi viterbesi prodotti, hanno un cuore sardo. Infatti la loro famiglia si è trasferita qui negli anni ’50 dalla Sardegna alla Tuscia: 250 ettari di coltivazione biologica, pecore, capre, latte a fiumi, più di 20 tipologie diverse di formaggi a latte crudo e una Medaglia d’Oro per la loro Toma Reale.

Prima di andare a visitare l’azienda e la filiera casearia ci siamo accomodati, finalmente, per il pranzo. L’Agriristoro è il ristorante dell’azienda dove fino a pochi anni fa era adibito solo per le degustazioni. Al posto di comando in cucina c’è la mamma e la sorella Francesca di Tonino e Gianni e altre signore che aiutano. Un team perfetto, cibo genuino, ottima qualità, piatti sardi e piatti della tradizione locale Viterbese. Gli antipasti si possono scegliere a buffet al centro della sala, dove rudimentali tavoli, elaborati con materiale di riciclo accolgono ogni ben di dio tra verdure, sottòli, coratella, coppa, i salumi dell’azienda e un’infinità di formaggi.

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Il menù è a prezzo fisso a 25 euro escluse le bevande, hanno ottimi vini da abbinare a piatti cucinati veramente bene con pasta fresca per i primi, il famoso purceddu su corteccia di sughero, immancabili arrosticini, bujone di cinghiale e, per dolce, la mitica seadas con il loro meraviglioso e abbondante miele.

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Finito il pranzo, Tonino ci accompagna a fare un giro alla sua azienda. Ovunque si evince la passione di Tonino per il suo lavoro, ci descrive con occhi scintillanti il suo regno tra orti, pollai, porcilaie dove i maiali stazionano e gironzolano liberi in mezzo a un boschetto con mangiatoie e abbeveratoi. Nelle stalle vivono 1200 pecore e 700 capre, gelosamente accudite e coccolate, godono di ottima salute rendendo in cambio il latte per la produzione dei famosi formaggi dell’Azienda.

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Entrare nei locali dove si produce il formaggio è come entrare in un caveau di un gioielliere. Ovunque ci sono degli scaffali dove ad ogni piano troviamo diverse tipologie di formaggi. Un tesoro inestimabile che sornione staziona più o meno giorni in attesa di arrivare al top per essere poi commercializzato.

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L’affinamento dei formaggi è frutto delle stagioni, infatti Tonino passeggiando tra i suoi alberi trova le foglie adatte che possano regalare al suo formaggio un aroma in più. E cosi ecco pronti i formaggi con foglie di castagno, amarena, noce, pepe rosa, mirto e le vinacce.

Inebriati dal pasto e dai profumi dei formaggi facciamo rientro a casa con una consapevolezza in più: la nostra regione è tutta da scoprire partendo proprio dalle tradizioni, dal cibo, dai prodotti e dalla passione delle persone.

Alla prossima bel gruppone:

Per AIFB (Associazione Italiana Food blogger):

Per Laziogourmand:

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La Crostata di Nocciola tonda gentile di Faleria

torta di nocciola gentile

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La Crostata di Nocciola Tonda Gentile è un dolce tipico di Faleria (VT).

FALERIA è un paese a 40 Km da Roma situato nella provincia di Viterbo tra la s.s. Flaminia e la s.s. Cassia. Circondata da un lato dal massiccio monte Soratte, in un territorio abbastanza conosciuto per le testimonianze storiche, Faleria si trova a soli 15 Km dall’antica Falerii Veteres distrutta dai romani nel 241 a.C.

Dal punto di vista economico, Faleria nasce con vocazione prevalentemente agricola. Le campagne circostanti sono coltivate a oliveto e noccioleto. Le tecniche di coltivazione assolutamente BIOLOGICE e la lavorazione artigianale, assicurano la massima genuinità  dell’olio e la massima qualità delle nocciole.

Quasi tutta la produzione della Nocciola, della qualità “tonda gentile” e “nocciola rosa”   è destinata alla vendita per l’industria dolciaria nazionale ed estera. Ha costituito per lungo tempo l’unica risorsa economica per gli agricoltori. Per questo motivo tutte le ricette dei dolci tradizionali del paese, che le nonne ci hanno tramandato, sono rigorosamente a base di nocciole: tozzetti – amaretti – morette – croccanti – tartufi.

nocciola tonda gentile del Viterbese

Abbiamo scelto le nocciole locali dalla produzione di Andrea Baroni. Andrea è un giovane imprenditore agricolo che, tra tradizione e futuro, si è inserito con coraggio, come tanti giovani, nel mondo dell’agricoltura. Fin da piccolo ha respirato il profumo della campagna e ne ha intuito il grande potenziale. Questo settore è in grado di dare prospettive ed opportunità, perché saldamente legato alle qualità che identificano il nostro Paese: la storia, la tradizione, il cibo. Quindi ha deciso di  fare dell’azienda agricola a conduzione familiare, situata a Sant’Angelo in Faleria e coltivata con fatica dal papà, la sua attività prevalente  con passione, innovazione e professionalità.

Andrea Baroni

Andrea conduce l’azienda, i cui i terreni sono coltivati a oliveto e noccioleto, secondo le norme che regolano l’agricoltura biologica, perché il biologico è una sua scelta di vita. Ponendo al centro dei suoi interessi il benessere, la salute dell’uomo, degli animali, della terra ha scelto un percorso biologico abbracciando e favorendo uno stile di vita sostenibile per sé e per gli altri in un’ottica di un futuro migliore per tutti. La raccolta di nocciole si fa indicativamente per tutto il mese di settembre. Alcune colture possono portare a maturazione i propri frutti già dalla seconda metà del mese di agosto. In ogni caso, per avere la certezza della maturazione delle nocciole bisogna solo attendere la caduta dei primi frutti, a questo stadio la maggior parte di essi sarà pronta per la raccolta. Per raccogliere le nocciole, fino a qualche anno fa, si procedeva manualmente. Oggi la raccolta è puramente meccanizzata e prevede l’impiego di apposite macchine raccoglitrici. La praticità di queste macchine sono le due spazzole ruotanti sul davanti, atte a radunare le nocciole cadute a terra e un grande tubo aspiratore che le convoglia ad un accessorio rotante per una prima pulitura, dividendo le nocciole da foglie, terra ed eventuali sassi.

macchina lavorazione nocciole
Dopo la raccolta vengono convogliate in una macchina pulitrice e fatte essiccare al sole per alcuni giorni per toglierne l’umidità. Poi, nelle ore notturne vengono riportate all’interno per poi riesporle la mattina seguente. In questo modo le nocciole possono essere conservate a lungo.

Vengono poi trasportate e consegnate alle cooperative di produttori. Con le organizzazioni associative già esistenti sul territorio, contribuiscono poi alla concertazione dell’offerta, al miglioramento del prodotto  e all’integrazione della filiera, operando ai primi livelli del canale commerciale.

Dal punto di vista della varietà, la nocciola  coltivata da Andrea Baroni,  è quella specifica della zona del Viterbese e quindi la TONDA GENTILE ROMANA che risulta molto apprezzata dalle industrie di trasformazione.

La ricetta proposta è tipica di Faleria e  ci è stata donata dalla mamma di Andrea, Daniela, che ha mantenuto le tradizioni familiari.

CROSTATA DI NOCCIOLE

  • 1 uovo intero
  • 1 tuorlo
  • 150 g di zucchero
  • 150 gr di burro
  • 300 g di farina
  • 1 cucchiaino di lievito Bertolini
  • limone grattugiato
Ingredienti per la base:
  • 350 g di nocciole tostate e macinate
  • 300 g di zucchero
  • 3 uova
  • 80 g di mandorle amare (o una fialetta di essenza alla mandorla)
  • 1 bicchiere di Amaretto di Saronno
  • limone e arancia
Ingredienti per la copertura

Esecuzione

Per la base si procede come per la pasta frolla classica. Per la copertura: tostate le nocciole in forno a 180° per 15/20 min. Procedete alla macinazione nel frullatore o meglio nella grattugia elettrica in modo che rimangano pezzetti piccoli di nocciole. Montate i tuorli con lo zucchero e, a parte, montate le chiare a neve. Unite al composto le nocciole e amalgamare bene, versate il bicchiere di Amaretto di Saronno, la buccia di limone e arancia grattugiata, le mandorle amare macinate (o la fialetta di mandorla amara) e, per ultime, le chiare montate a neve. Mettete la teglia in forno, già caldo, a 180/200° per 35/40 minuti.

 

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Santa Rosa e l’Azienda Vigne del Patrimonio

Alarosa

Festa di Santa Rosa

La notte di luce di Viterbo, contributo della città al “Patrimonio immateriale dell’Umanità”, brinda con l’Azienda Vigne del Patrimonio con ALAROSA

L’UNESCO ha attribuito al “Trasporto della macchina di Santa Rosa” (rievocazione della traslazione presso il convento delle Clarisse del corpo incorrotto della Santa) un valore universale, riconoscendo la celebrazione come “Patrimonio immateriale dell’Umanità”.

Macchina di Santa Rosa

(Foto presa da “Visit Viterbo”)

Ogni anno il 3 settembre nell’ora in cui cala la notte, quando gli animi possono confondersi nelle insidie del buio, a Viterbo splende una luce impareggiabile e portentosa, una torre di 30 metri del peso di 50 quintali che cento uomini, i Facchini di Santa Rosa, si prendono la responsabilità e l’onore di portare attraverso la città perché illumini tutti: nessuno può restare indifferente all’emozione di vedere un tale coraggio che scaturisce dalla fede e dalla devozione verso la figura di un Santa bambina, simbolo di pace e del soccorso ai più deboli e ai derelitti.

L’impresa, come un gesto penitenziale in favore di tutti, si rende possibile grazie alla perfetta sincronia dei movimenti dei Facchini che sono sapientemente organizzati e diretti dal loro Capo, i cui ordini risuonano, nella notte di fatica e dolore, perentori e assolutamente decisivi nel mantenere l’equilibrio della torre luminosa. La città si stringe intorno ai suoi eroi e li sostiene, insieme a migliaia di persone arrivate da fuori, con la forza silenziosa della preghiera e dell’ammirazione, trattenendo anche il respiro, nei passaggi più difficili e pericolosi, oppure, nei momenti di riposo, incoraggiandoli con calore e caricandoli di energia per la ripresa.

Tra le tante manifestazioni di incoraggiamento e sostegno c’è il momento dell’incontro in Prefettura: quando la Macchina si ferma per un breve riposo che consente al folto pubblico radunato nella bellissima piazza del Plebiscito di ammirare il simbolo della santità, il Capo dei Facchini con una piccola delegazione, viene accolto dal Prefetto in un solenne e caloroso momento di apprezzamento e incitamento e con il dono di una bottiglia di spumante da stappare non appena l’impresa sarà compiuta.

Alarosa Quest’anno è stata scelta la magnum di ALAROSA, vino spumante metodo classico brut – naturalmente rosé – di una piccola, nuova realtà della Provincia, l’Azienda Vigne del Patrimonio di Ischia di Castro. L’Azienda, nata nel 2010, deve il nome al suo legame con il territorio: infatti l’antica denominazione dell’attuale provincia di Viterbo, quando questa faceva parte dello Stato Pontificio, era “Patrimonio di S.Pietro”.

Vigne del Patrimonio

I vigneti di chardonnay e pinot nero, dai quali vengono le uve di ALAROSA, sono impiantati su morbide e soleggiate pendici vulcaniche che, scendendo dal lago di Bolsena guardano al mare, in un paesaggio dove regna ancora l’armonia della natura.

Logo Vigne del Patrimonio

Il logo riproduce l’immagine di un leone alato etrusco, ritrovato nelle rovine dell’antica città-modello di Castro che sorgeva non lontano dalla piccola proprietà di “Vigne del Patrimonio”.

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Note di Luppolo a S. Martino al Cimino

Note di luppolo

Su segnalazione di un’amica di Lazio Gourmand, Roberta Castrichella del blog Robysushi pubblichiamo questo evento Note di Luppolo dedicato alle birre artigianali e allo street food che tanto ci piace!

La cornice di Note di Luppolo è una delle tante perle del Lazio S. Martino al Cimino, una frazione di Viterbo con un antico centro medievale e vicino al Lago di Vico.

Tra lo street food abbiamo dei grandi classici come panini con hamburgher,  patatine, fritti di pesce, hot dog e l’intramontabile panino con la salsiccia e tra le birre artigianali grandi proposte come Alta Quota, Birrificio Castelli Romani, Padus, Bai e tanti altri.

Insomma un evento da gita fuori porta tutto da assaporare e un territorio che vale la pena di valorizzare. Avete tre giorni di tempo per visitarlo e per ascoltarlo, già perchè Note di Luppolo è anche musica abbinata ad un contest musicale di band emergenti con tanto di giuria. Mentre per le tre serate tre band più affermate saranno presenti ad allietare la visita.

Pro loco S. Martino al Cimino

Robysushi

Note di Luppolo

 

 

 

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