Un giro nella Tuscia gastronomica alla scoperta di eccellenze

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Agriristoro Radichino

L’invito è arrivato inaspettato: una telefonata di Cristiana, l’idea di Vittoria e il patrocinio dell’AIFB per un giro nella Tuscia gastronomica alla scoperta di eccellenze, non  potevo che accettare! Sempre pronta a girare nella nostra splendida regione.

La curiosità ci ha spinto a Grotte di Castro presso la Società Agricola Villa Caviciana, dove si trova l’unico allevamento di maiali Mangalitza e poco distante all’Azienda Agricola Tenuta Il Radichino a Ischia di Castro, Viterbo qui i fratelli Pira allevano capre, pecore e maiali per formaggi e salumi degni di nota.

Una giornata indimenticabile con un bel gruppo di buongustai riuniti dalla stessa passione. Sveglia all’alba e appuntamento a Tarquinia dove abbiamo seguito la nostra amica Vittoria verso la prima tappa di Villa Caviciana.

La Tuscia è una zona dell’Alto Lazio che coincide in gran parte con la provincia di Viterbo, antiche terre ricche di storia che furono abitate dagli etruschi. Una zona con grandi distese verdi e colline boscose, fitte di querce e castagni, con vicino il vulcanico Lago di Bolsena. Meravigliosi e rilassanti panorami fanno da cornice durante tutto il percorso.

Arrivati a Villa Caviciana  a Grotte di Castro in provincia di Viterbo, ci accoglie Fabrizio Nocci, Il norcino, lui si occupa della trasformazione delle carni. Iniziamo con una breve descrizione della tenuta, fondata da una coppia di tedeschi, innamorati di questa porzione del nord del Lazio. In azienda si producono olio, vino, miele ma soprattutto salumi artigianali del loro allevamento di suini pregiati e molto particolari:  i Mangalitza, una razza autoctona Ungherese  per un totale di circa 700 capi.

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I Mangalitza (o Mangalica) vengono definiti maiali-pecora per la loro curiosa pelliccia a riccioli, sono parenti dei cinghiali, tanto che si ipotizza possano essere un incrocio. Fabrizio ci spiega che non è un animale adatto all’allevamento intensivo, cresce molto lentamente e deve sviluppare il suo prezioso grasso per dare sapore alla carne. La presenza del grasso è fondamentale, più l’animale cresce e più  diventa spesso e oleoso pieno di grassi polinsaturi con il 72% di omega 3. I prosciutti che se ne ricavano dalla lavorazione delle carni sono pregiatissimi, il loro grasso è molto morbido e si scioglie ad una temperatura di 37°C, praticamente si scioglie in bocca. Questa peculiarità, che per noi è un valore aggiunto, ha fatto quasi estinguere la razza, in quanto le persone non vogliono vedere il grasso sul prosciutto, anche se ha delle proprietà nutrizionali salutari.

mangalitza_maiali

Fabrizio ci ha condotto poi verso gli uliveti e noccioleti dove i maiali vivono allo stato semibrado, hanno pozze di fango e acqua dove rotolarsi, ombra di enormi salici dove ripararsi, grandi spazi e una ferrea gerarchia che delimita zone e regola equilibri da parte dei capi più anziani. Si nutrono di ciò che trovano in natura e vengono integrati con i cereali dell’azienda.

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Dai polverosi luoghi dove il Mangalitza gode di ottima salute, ci siamo spostati presso la cantina, poco distante, di Villa Caviciana molto vicina al Lago di Bolsena. Un panorama mozzafiato come un quadro, davanti ai divanetti sistemati in giardino offrono in degustazione, per i turisti, i vini prodotti in azienda.

Villa Caviciana cantina Lago di Bolsena

Da Villa Caviciana, ormai vicini all’ora di pranzo, ci dirigiamo all’Agriristoro dei Fratelli Pira della Azienda Agricola Tenuta Il Radichino presso Ischia di Castro sempre in provincia di Viterbo.

All’Azienda Radichino i formaggi viterbesi prodotti, hanno un cuore sardo. Infatti la loro famiglia si è trasferita qui negli anni ’50 dalla Sardegna alla Tuscia: 250 ettari di coltivazione biologica, pecore, capre, latte a fiumi, più di 20 tipologie diverse di formaggi a latte crudo e una Medaglia d’Oro per la loro Toma Reale.

Prima di andare a visitare l’azienda e la filiera casearia ci siamo accomodati, finalmente, per il pranzo. L’Agriristoro è il ristorante dell’azienda dove fino a pochi anni fa era adibito solo per le degustazioni. Al posto di comando in cucina c’è la mamma e la sorella Francesca di Tonino e Gianni e altre signore che aiutano. Un team perfetto, cibo genuino, ottima qualità, piatti sardi e piatti della tradizione locale Viterbese. Gli antipasti si possono scegliere a buffet al centro della sala, dove rudimentali tavoli, elaborati con materiale di riciclo accolgono ogni ben di dio tra verdure, sottòli, coratella, coppa, i salumi dell’azienda e un’infinità di formaggi.

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Il menù è a prezzo fisso a 25 euro escluse le bevande, hanno ottimi vini da abbinare a piatti cucinati veramente bene con pasta fresca per i primi, il famoso purceddu su corteccia di sughero, immancabili arrosticini, bujone di cinghiale e, per dolce, la mitica seadas con il loro meraviglioso e abbondante miele.

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Finito il pranzo, Tonino ci accompagna a fare un giro alla sua azienda. Ovunque si evince la passione di Tonino per il suo lavoro, ci descrive con occhi scintillanti il suo regno tra orti, pollai, porcilaie dove i maiali stazionano e gironzolano liberi in mezzo a un boschetto con mangiatoie e abbeveratoi. Nelle stalle vivono 1200 pecore e 700 capre, gelosamente accudite e coccolate, godono di ottima salute rendendo in cambio il latte per la produzione dei famosi formaggi dell’Azienda.

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Entrare nei locali dove si produce il formaggio è come entrare in un caveau di un gioielliere. Ovunque ci sono degli scaffali dove ad ogni piano troviamo diverse tipologie di formaggi. Un tesoro inestimabile che sornione staziona più o meno giorni in attesa di arrivare al top per essere poi commercializzato.

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L’affinamento dei formaggi è frutto delle stagioni, infatti Tonino passeggiando tra i suoi alberi trova le foglie adatte che possano regalare al suo formaggio un aroma in più. E cosi ecco pronti i formaggi con foglie di castagno, amarena, noce, pepe rosa, mirto e le vinacce.

Inebriati dal pasto e dai profumi dei formaggi facciamo rientro a casa con una consapevolezza in più: la nostra regione è tutta da scoprire partendo proprio dalle tradizioni, dal cibo, dai prodotti e dalla passione delle persone.

Alla prossima bel gruppone:

Per AIFB (Associazione Italiana Food blogger):

Per Laziogourmand:

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5 anni e Lazio Gourmand-Magazine n 1

Lazio Gourmand-Magazine n 1

10 luglio 2020: 5 anni di Lazio Gourmand e Lazio Gourmand-Magazine n 1. Per raccontare ancora, ma in modo diverso, di questa nostra splendida Regione.

Tante caratteristiche ricette laziali e non solo: minitour, aneddoti e presentazione, nel rigoroso rispetto della stagionalità, dei prodotti tipici del territorio.
In Lazio Gourmand-Magazine n 1
  non potevano mancare le tipiche ricette estive. Dal pollo alla romana al pollo coi peperoni, ai pomodori col riso, le splendide ricette del “nostro” mare e ancora tante altre con i prodotti estivi del nostro territorio .  

Zuppa di pesce su Lazio Gourmand-Magazine n 1

E come non ricordare, a 4 anni dalla tragedia, il dramma  del sisma che ha colpito Amatrice ?

Vi porteremo in tour – il primo di tanti altri – alla scoperta di questo splendido  territorio.
Non solo posti incantevoli e romantici, ma anche produttori locali che hanno visto svanire in un attimo la loro fonte di vita.
Sono ben 6 quelli che abbiamo conosciuto colpiti dal sisma e che ce l’hanno messa tutta per uscirne più forti di prima.

Lago del Turano su Lazio Gourmand-Magazine n 1

Nulla di duplicato dunque da questo sito, ma tanto di rielaborato, di inedito, di nuovo per una rivista colorata, gioiosa e ricca.

Un grazie di cuore va ad Elena che non solo ha ideato e voluto questo bellissimo Magazine, ma lo ha interamente realizzato in ore e ore di lavoro.
Lazio Gourmand Magazine uscirà  4 volte l’anno – uno per ogni stagione. Sarà online e  scaricabile in pdf .
E non possiamo che ringraziare anche chi ha liberamente e generosamente contribuito ad arricchire le pagine del Magazine n°1: tutto lo staff di Lazio Gourmand (Sabrina, Candida e Laura), oltre a due generosi contributi della giornalista Sabrina Turco e della blogger Claudia di girovagainside.it.
Troverete aneddoti, interviste da “brivido”  e materiale turistico per conoscere a tutto tondo il nostro Lazio.

i fantasmi di roma su Lazio Gourmand-Magazine n 1

Correte quindi  a fogliare  Lazio Gourmand-Magazine n 1 e a scaricarlo gratuitamente in pdf per averlo sempre sotto mano.

Lazio Gourmand-Magazine n° 1
Noi ci diamo appuntamento con Lazio Gourmand – Magazine n° 2  interamente dedicato all’autunno. I suoi prodotti, le sue ricette e altri luoghi da raccontare

Supplì al telefono alla romana

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Suppli al telefono alla romana

Una mancanza gravissima non avere in questo sito la ricetta dei Supplì al Telefono alla Romana. Ce ne siamo accorte quando Risate e Risotti ci ha invitato ad un contest sulla pubblicazione di Supplì, SuppliTIAMO dove chiunque poteva partecipare alla realizzazione di uno degli street food più amati. Ovviamente c’era spazio alla fantasia, ma noi non potevamo proprio non pubblicare il Supplì per eccellenza, quello che non si trova più, anche perchè non a tutti è gradito il sapore leggermente ferroso delle regaglie di pollo.

La ricetta che vi propongo è tipica della cucina di mia mamma. Questi sono i suoi Supplì, quelli che conosco da sempre. Lei faceva questo sughetto con cui, tra l’altro, condiva le fettuccine fatte in casa. Infatti, ne faceva sempre in abbondanza, anche perchè ridurre in piccoli pezzetti le regaglie di pollo, vi assicuro, non è cosa cosi semplice! Quindi se vi cimenterete e gradite il sapore del sugo di regaglie, fatene di più e provatelo con le fettuccine.

Un po' di storia...
La prima testimonianza scritta risale al 1847 dove appare nel menu di una trattoria romana, la “Trattoria della Lepre”. Venivano, poi, venduti per strada fritti su grandi “callari” e serviti bollenti durante le fiere o per qualche ricorrenza. Nel libro “La Cucina Romana” di Livio Jannattoni c’è una curiosa citazione: “Nel giungo 1927, durante un suo soggiorno parigino, Sibilla Aleramo va a trovare James Joyce. Quest’ultimo era stato un’anno a lavorare a Roma, faceva l’impiegato di banca e parlava molto bene italiano. Durante la conversazione con la Aleramo, Joyce ricordava le rosticcerie romane e i supplì di riso. Di quelle particolari rosticcerie, allora sopratutto friggitorie, Roma non ne ha più ormai, da molti anni. Né le trattorie, i ristoranti, che tanto debbono alla nostra cucina, hanno mai sentito il piacere-dovere, salvo rarissime eccezioni, di riproporre questa tipica specialità romana, che Joyce conservava ancora vividamente nel retrogusto dei ricordi”. Fino agli anni Cinquanta, c’era un “Supplittaro”in via S. Andrea delle Fratte, al Bufalo. Da quando chiuse i supplì sparirono un po’ ovunque per tornare poi spinti dalla moda del momento. Giggi Fazi, lo chef della Dolce vita nei pressi di Via Veneto, li riportò tra gli antipasti “Reggheno da soli er posto de l’antipasti” diceva, e “pònno regge pure er posto del primo piatto”. C’è un testo sicuro, per conoscerli bene, e abbastanza da vicino, “La Cucina Romana”, di Ada Boni del 1929. La ricetta risale ad anni in cui le tradizioni romane si conservavano ancora abbastanza intatte.

SUPPLI AL TELEFONO ALLA ROMANA

  • 500 g di riso
  • 200 g di interiora di pollo (gricile, cuore e fegatini)
  • 2 uova sbattute
  • 500 ml di passata di pomodoro
  • 50 g parmigiano
  • 150 g di mozzarella
  • sedano carota, cipolla
  • olio extravergine di oliva
  • mezzo bicchiere di vino bianco
  • sale e pepe

Per la frittura:

  • Olio di semi di girasole
  • 2 uova
  • farina bianca e pangrattato.
Ingredienti per circa 16 supplì

interiora di pollo

 

Preparazione dei Suppli al telefono alla romana

Preparazione

  • Fate soffriggere nell’olio il sedano, la carota e la cipolla a tocchettini, aggiungete le interiora di pollo tagliate a pezzetti piccolissimi. Fatele soffriggere e poi aggiungete il vino bianco.
  • Sfumato il vino, aggiungete il pomodoro, il sale e il pepe. Fate andare il sugo per almeno un’ora a fuoco basso.
  • Per la cottura del riso utilizzate lo stesso sugo, allungandolo con acqua calda. Quindi versate il riso nel sugo di regaglie e mescolate.
  • Mentre portate a cottura il riso continuate a mescolare e ad aggiungere acqua calda quando necessita. Il riso alla fine deve risultare cotto ma non al dente (la cottura è importante).
  • Regolate di sale poi versate il parmigiano e mescolate bene.
  • Versate ora il riso su un vassoio basso per farlo raffreddare e rapprendere un poco. Quando il riso sarà freddo aggiungete le due uova sbattute, mescolate bene e iniziate la formazione dei suppli. Ci vogliono circa 80 g di riso cotto per ogni supplì (i supplì alla romana sono piuttosto grandi), dove al centro inserirete la mozzarella. Richiudetelo perfettamente, passatelo nella farina, nell’uovo sbattuto e poi nel pangrattato.
  • Finiti i suppli teneteli in frigo almeno per un paio di ore prima di friggerli (mi sono venuti circa 16 supplì).
  • Portate l’olio di arachidi a 170° all’inizio, poi fate scendere la temperatura a 160° per permettere al calore di arrivare al cuore del suppli e far sciogliere la mozzarella.

Cottura dei Suppli al telefono alla romana

Pizza Rentorta di Pescorocchiano

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Pasquetta insolita, quest’anno. Tutti a casa… nonostante il tempo così bello, primaverile. E così ci organizziamo in casa, o per i più fortunati, in terrazza o in giardino. Però non possiamo rinunciare alle nostre tradizioni. E allora, facendo finta che tutto sia come al solito e di preparare qualche cosa per la scampagnata di lunedì dell’Angelo, quest’anno sono andata a pescare una ricetta della tradizione contadina sabina: la pizza Rentorta di Pescorocchiano!

Pescorocchiano è un comune della provincia di Rieti, nel Cicolano. Il Cicolano è la regione nella bassa provincia di Rieti  al confine sud est dell’Abruzzo al quale apparteneva fino al 1927 e del quale mantiene ancora oggi parecchie caratteristiche.

La pizza Rentorta di Pescorocchiano è figlia della tradizione contadina e della cucina povera del luogo, dove gli sprechi non erano consentiti e con la semplicità degli ingredienti a portata di mano si portavano in tavola cibi di superbo sapore.

La ricetta della sfoglia mi è stata fornita dalla signora Tirana di Baccarecce, una frazione di Pescorocchiano. (Io ne ho fatto una versione piccolina  per un paio di persone, visti i tempi, e per provare… E riproverò – altroché se la riproverò – e la rifarò più grande perché merita!!!!). Di seguito vi do la ricetta per 4/6 persone.

INGREDIENTI PER 4/6 PERSONE
Per la sfoglia: 500 g farina,
  • 4 uova,
  • sale qb,
  • un pizzico di bicarbonato,
  • mezzo bicchiere di acqua
Per il ripieno:
  • 4 salsicce
  • 1 provola
  • pecorino q.b.
  • olio extravergine di oliva

Procedimento

  • L’impasto deve risultare elastico e va steso sottilissimo.
  • Spennellare la superficie della sfoglia con  l’olio extravergine di oliva e cospargervi sopra il pecorino grattugiato
  • Spellare le salsicce e distribuirle a tocchetti sulla sfoglia alternandole alla provola
  • Arrotolare la sfoglia a formare un serpente e avvolgerla a spirale, e appiattirla un po’ con il mattarello
  • Spennellare con olio la superficie e la teglia
  • Cuocere in forno a 180° per circa 35 minuti ( La versione originale prevede però la cottura nel testo sotto al coppo (coperchio in ferro) ricoperto di brace)
I ripieni in occasione di vigilia, prima della Pasqua ad esempio, possono essere tonno e mozzarella oppure peperoni e mozzarella o comunque con verdure e formaggi a piacere! Altrimenti si può fare con salsiccia, prosciutto, salame o ritagli di affettati in genere, sempre insieme a mozzarella o altri formaggi. Insomma… ben venga la fantasia!
E LA COLAZIONE DI PASQUA A ROMA?
E sì, perché seppure è vero che il menu del pranzo di Pasqua ha la sua importanza, il momento più bello rimane quello della colazione, con tutta la famiglia riunita (quarantena… permettendo…) e che nonostante tutti i cambiamenti che ci sono stati negli anni, rimane ancora molto marcata come tradizione romana.

 

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E al centro della tavola potrebbe troneggiare una pizza dolce portodanzese, come quella che ha postato Sabrina pochi giorni fa, oppure una ricresciuta o ancora una  pizza sbattuta,  che per farla crescere invece del lievito, ti devi armare di santa pazienza e sbattere, sbattere… anche per un’ora! E come le accompagniamo queste pizze deliziose? Ma certamente con alcune fette del delizioso salame corallina, un uovo sodo e dulcis in fundo… lo “squajo” (squaglio) di cioccolata. E tra un assaggio e l’altro lo scambio delle uova di cioccolata, con uno scherzo e un sorriso e la gioia dei bambini (e tutto questo quest’anno tanto ci mancherà!).

 E a tutti voi i nostri più cari auguri!
 buona

Pizza di Pasqua Dolce Portodanzese

Pizza di Pasqua Dolce Portodanzese

Pizza di Pasqua Dolce

Quest’anno avremo una Pasqua insolita, una Pasqua lontana dai nostri cari, ma non per questo dobbiamo allontanare da noi la voglia di festeggiare e condividere, con la nostra famiglia, la Pizza di Pasqua Dolce  Portodanzese.

Di ricette di Pizze di Pasqua Dolce ce ne sono molte, sono tutte ricette tramandate che si perdono nella notte dei tempi, quando fare queste Pizze era un po come essere un alchimista. Dentro ci mettevano una serie di aromi, liquori alle erbe, rosoli e spezie da rendere queste pizze cosi profumate da ricordare proprio la primavera. Farle non è semplicissimo, perchè si tratta di Pizze molto pesanti che richiedono tanti ingredienti come burro, molte uova, farina, lievito madre, tanto zucchero, canditi, uvette…insomma per far crescere sta pizza ci vuole un miracolo o una grande maestria. Non dimentichiamo poi le lunghe ore di lievitazione, prima del lievito di rinforzo e poi l’ultima con tutti gli ingredienti. In questo frangente di quarantena certo, il tempo non ci manca, e potremmo tranquillamente attendere, ma molte volte tutto ciò scoraggia nell’impresa.

La ricetta che ho scelto per voi e per me, anche io preoccupata da tanto lavoro, è stata presa da un libro a noi di Laziogourmand, molto caro: “Le ricette dei Nonni, Piatti Tradizionali della Cucina Portodanzese” a cura di Andrea Mingiacchi che molto gentilmente ce lo ha donato.

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Si tratta di una Pizza di Pasqua Dolce molto semplice, senza pasta madre che ho realizzato benissimo in poche ore. Molto dubbiosa sulla riuscita mi sono ricreduta appena sfornata e non vi dico all’assaggio: è deliziosa. La classica Pizza Dolce che alla mattina della colazione di Pasqua si mangia con sopra un paio di fette di Corallina.

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La scelta di questa ricetta non è stata soltanto dettata dalla semplicità e velocità, ma anche dal titolo “Le Ricette dei Nonni“…mai come in questo momento mi è sembrato doveroso omaggiare una categoria che ha pagato il prezzo più caro durante questa epidemia. I nonni, i nostri nonni coloro che custodivano la tradizione, le ricette, la manualità, la saggezza e quell’amore sconfinato nel dare e darsi. Cari nonni che non ci siete più questa ricetta la dedichiamo a Voi ringraziandoVi di averci lasciato il Vostro passato attraverso le ricette.

  • 1 k di farina 0 o 00
  • 400 g di zucchero
  • 300 g di latte
  • 300 g di burro
  • 25 g di lievito di birra (sciolto in mezzo bicchiere di acqua tiepida con un cucchiaino di zucchero)
  • 4 uova 65 g di uvetta passa
  • 50 g di arancia candida
  • 100 g di cioccolato fondente spezzettato grossolanamente
  • 1 bustina di vaniglia o un cucchiaio di vaniglia liquida
  • 1 cucchiaio scarso di cannella in polvere
  • 1 tazzina da caffè di liquore all’amaretto
  • la scorza grattugiata di un arancio
  • la scorza grattugiata di un limone
Ingredienti
  1. Mettete a rinvenire l’uvetta in poca acqua.
  2. In una ciotola preparatevi gli aromi e la frutta secca: mettete l’uvetta rinvenuta, i canditi, la cannella, la vaniglia e le scorze grattugiate e mescolate bene.
  3. Fate la fontana con la farina su una tavola di legno e fondete il burro.
  4. In un ampio recipiente rompete le uova, mescolatele bene con le mani (così cita la ricetta) e aggiungete il latte, il burro sciolto e il contenuto della ciotola con aromi e frutta secca, lo zucchero, il liquore di amaretto e il lievito di birra sciolto nell’acqua e zucchero. Mescolate bene e aggiungete, un poco per volta, la farina sempre mescolando con le mani (o un cucchiaio di legno o un leccapentole) deve risultare un composto morbido ma compatto (io ho avuto la necessità di aggiungere altra farina ma sempre facendo attenzione a mantenere l’impasto morbido).
  5. Ultima cosa che metterete sarà la cioccolata fondente facendo attenzione, durante la manipolazione, a farla ben inserire nell’impasto. Lavorate poco da questo momento perchè altrimenti si scioglie con il calore delle vostre mani.

Imburrate e infarinate, MOLTO BENE, le teglie (io ne ho preparate 2: una più piccola di 18 cm parte alta e 14,5 cm parte bassa con altezza bordo 8 cm; l’altra più grande di 24 cm parte alta, 20 cm parte bassa e bordo alto sempre 8 cm) e adagiate all’interno l’impasto facendo attenzione a riempirlo poco più di metà cosi da lasciare spazio sia per la lievitazione, che per la cottura. Per favorire la lievitazione ho utilizzato una delle due vaschette del lavandino chiudendo il tappo e riempendo di acqua calda non bollente fino a metà bordo delle teglie e ce le ho adagiate dentro coprendole con un coperchio di vetro o pellicola. Cosi le ho lasciate almeno 3-4 ore (potrebbe essere meno, quando arrivano al bordo, come in foto, toglietele), controllando l’acqua del lavandino dopo la prima metà del tempo, per vedere se si era raffreddata e ho rimesso altra acqua calda per la seconda metà.

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Passate le ore necessarie le Pizze saranno lievitate, ma non vi aspettate una grande lievitazione, come già detto sono piene di ingredienti che appesantiscono. Spennellatele di uovo sulla superficie e infornatele a forno già caldo a 150°C per un’ora e mezza. La più piccola era cotta dopo 1 ora e mezza la più grande l’ho tenuta per 2 ore (io ho forno a gas e ho acceso la ventola).

Lasciate intiepidire prima di sformarle cercando di sbattere un poco la teglia per farla staccare. Lasciate raffreddare completamente prima di tagliarla.

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La Falia di Priverno, prodotto unico e tipico del territorio

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Oggi vi racconto una storia legata alla nostra bellissima Regione: La Falia di Priverno, prodotto unico e tipico del territorio. Non è un pane e nemmeno una pizza è la Falia! Un delizioso involucro che può contenere di tutto e farvi sognare al primo morso.

Sono venuta a conoscenza della Falia grazie ad un giovanissimo ragazzo, un Maestro pizzaiolo e panificatore Luca Mastracci. Lui è il proprietario di una pizzeria di Priverno che si chiama Pupillo Pura Pizza ormai balzata alla vetta del successo grazie alla sua maestria nella preparazione degli impasti, alla semplicità e umiltà che traspare dai suoi occhi sorridenti.

Luca, a seguito dell’emergenza sanitaria in corso per COVID-19 ha dovuto chiudere la sua attività come tutti, ma i suoi principi di valorizzazione del territorio lo hanno dirottato, insieme al suo staff, a studiare per trovare l’impasto perfetto dell’antica ricetta della Falia. Trovata la formula magica, grazie alla sua professionalità, Luca ha girato un filmato presso Alfa Forni, un’azienda familiare specializzata nella produzione di forni a legna e gas domestici e professionali, camini e mattoni refrattari. La sede centrale di Alfa Forni è situata ad Anagni in provincia di Frosinone, altra eccellenza della nostra Regione.

Nel video Luca non solo esegue la ricetta ma racconta anche la storia di questo prodotto particolare. La Falia sembra derivi da un pane/pizza lavorato da una fornaia di Priverno di nome Lia e vista la particolare forma, la gente si chiedeva “Chi la fa questa pizza?” La risposta, di chi ne era a conoscenza, era “La fa Lia” e da qui il nome Falia. Luca, insieme al suo staff, ha cosi iniziato a proporla e distribuirla gratuitamente agli anziani di Priverno che in questo periodo di isolamento hanno difficoltà, sia ad incontrare i propri cari, che ad uscire da casa. La notizia però ha scatenato la curiosità di chi non conosceva questo pane e ne ha voluto scoprire le qualità, così la Falia si è diffusa al punto da essere venduta in zona. La sua bontà, grazie ai social, ha avuto ripercussioni tali che ora la Falia, da pane dimenticato, è diventato oggetto di curiosità non solo di giornalisti del settore enogastronomico, ma anche di panificatori amatoriali che grazie alle indicazioni del video di Luca, hanno potuto come me riprodurla a casa.

Questo video mi ha permesso di vedere lo svolgimento della ricetta e seguire i preziosi consigli di Luca. Grazie alla sua esperienza sia nell’esporre che nell’eseguire, non ho avuto difficoltà a realizzare la mia prima Falia. Con le sue dosi ne sono venute 3, due da 500 g e una un poco più grande di 650 g.

FALIA DI PRIVERNO

Preparazione di un impasto indiretto solido, una biga:

500 g farina di tipo 00 w 300-320

220 g di acqua

5 g di lievito di birra

Mescolare il tutto lasciando che l’impasto rimanga stracciato non omogeneo da lasciar riposare a 18-20°C per 20/24 ore. Il risultato dopo il riposo sarà una fermentazione della biga e non una lievitazione, quindi non crescerà.

 

Per il rinfresco:

500 g di farina tipo 1 w250

420 g acqua

20 g di sale

30 g olio extra vergine di oliva

5 g di malto o zucchero (io ho utilizzato del miele di castagno)

dosi per 3 Falie 2 da 500 g e 1 da 650 g

PROCEDIMENTO

  • In una ciotola mettete la farina tipo 1 dove dovrete spezzettare la biga fermentata. Dopo averla spezzata tutta aggiungete l’acqua lasciandone una piccola parte per far sciogliere il sale. Mescolate con una spatola, fate assorbire bene la farina e ora inserite l’acqua dove avrete sciolto il sale, poi lo zucchero o il malto e l’olio in due fasi facendolo ben assorbire. Aiutatevi ora con le mani impastando e sbattendo la massa di pasta per attivare il glutine e rendere l’impasto elastico. Ora coprite l’impasto con pellicola e lasciate riposare per 4-5 ore (io 5 ore) a temperatura ambiente di circa 20°C sempre nella ciotola, durante le quali l’impasto raddoppierà.
  • Raddoppiato l’impasto, spezzatelo per realizzare 3 Falie di circa 500 g l’una (io ne ho realizzato 2 da 500 e l’ultima poco più grande di circa 650 g). Formate 3 palle di impasto cercando di chiuderle allungando i lembi fino a formare una palla liscia per poi arrotolarla a forma ovale (guardate il video di Luca). Lasciamo lievitare 1 ora 1 ora e mezza (io 2 ore le prime due Falie e 3 ore l’ultima Falia, perchè tutte e 3 nel forno non entravano).
  • Passate le 2 ore allargate l’impasto sulla tavola dando una forma ovale ma più grande senza schiacciare le bolle della lievitazione e con il palmo della mano, messo in verticale, fate i caratteristici solchi centrali che verranno irrorati di ottimo olio extravergine di oliva prima di infornarli. Io ho messo del sale di Maldon sopra.

falia-di-priverno_preparazione

falia-di-priverno_formazione

Per chi la volesse riprodurre a casa deve portare il forno a 250-270°C e cuocere per 50 minuti. Io ho il forno a gas ed ho posizionato la teglia nella parte più alta del forno, ho acceso la ventola ed ho isolato la parte bassa, dove c’è la fiamma, con 2 teglie vicine (io ho il forno da 90 cm) per non far arrivare troppo calore. Ho portato la temperatura a 270°C ed ho lasciato le Falie dentro per 50 minuti. La più grande, la terza Falia da 650 g l’ho lasciata 1 ora. Son venute perfettamente croccanti.

Quando ho spaccato a metà la Falia, per farcirla con cime di rapa ripassate in padella con aglio, olio e peperoncino, la parte interna era ben alveolata e l’olio che avevo messo sopra i solchi era finito anche sulla poca mollica interna.

falia-di-priverno_interno

Come vi ho appena descritto, apprezzare la Falia non è facile perché la trovate solo qui a Priverno, dove in compagnia dei Chiacchietegli, deliziosi broccoletti viola, trovi il matrimonio perfetto. I Chiacchietegli, diversi dai comuni broccoletti o cime di rapa sono più dolci senza filo e si trovano solo qui nelle aree pianeggianti del comune di Priverno, in prossimità del fiume Amaseno.

chiacchietegli

Foto presa dal web https://www.fondazioneslowfood.com/it/presidi-slow-food/chiacchietegli-di-priverno/

Sono un Presidio Slow Food e hanno una storia antica quanto sconosciuta,  i semi vengono tramandati da generazioni e chi li coltiva ormai sono pochissime persone e tutte anziane. In estate si seminano in semenzaio e durante l’inverno c’è il raccolto. Ripassati in padella con aglio, olio extravergine monocultivar Itrana e peperoncino sono il ripieno perfetto della Falia, poi se aggiungiamo la salsiccia sbriciolata raggiungiamo la perfezione. Ma la Falia si presta anche ad altri ripieni, come mortadella, prosciutto e la mozzarella di bufala locale o dolce con la crema di nocciole.

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Nel mese di marzo a Priverno si svolge la Sagra della Falia e Broccoletti ma Luca Mastracci e la sua pizzeria Pupillo Pura Pizza vi aspettano, quando tutto sarà tornato alla normalità e magari diremo che grazie al Coronavirus abbiamo avuto la possibilità di conoscere la Falia, Luca, Alfa Forni e la graziosa Priverno. Alla prossima gita!

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Luca Mastracci Pizzeria Pupillo Pura Pizza – Frosinone

Viale Giuseppe Mazzini, 220
03100 Frosinone
Tel 331/9610793
www.pupillopurapizza.it
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Aperti a Pranzo da lunedì 14 gennaio  (LUN – VEN)
Aperti a Cena da giovedì 10 gennaio (LUN – DOM)

Giorno di chiusura: martedì

Luca Mastracci Pizzeria Pupillo Pura Pizza – Priverno

Via Giacomo Matteotti, 29 – Priverno
Tel. 339 414 3148
Aperto tutti i giorni,  solo la sera

Alfa Forni

Alfa Refrattari srl

Via Osteria della Fontana, 63 – 03012 – Anagni (FR) – Italy

+39 0775-7821

+39 0775-782218

info@alfaforni.com

 

A Frascati alla scoperta del Cris Fish Bistrot

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Alle porte di Roma un confortevole locale immerso in un'atmosfera tra il country e il vintage

di Sabrina Turco

Se siete alla ricerca di un angolo romantico, chic e ricercato, beh allora dovete andare al Cris Fish Bistrot di Frascati in via Conti di Tuscolo 1. Una vera esperienza per gli occhi e per il palato… atmosfera Shabby, pochi coperti.

Il nuovo menù: una declinazione di sapori che si sposano tra loro attraverso consistenze diverse, esplorando colori e materia prima. Il tutto annaffiato da vini che hanno una vita e un percorso naturale… nettari che intendono difendere l’integrità del proprio territorio, rispettandone la storia, la cultura e l’arte che sono state loro tramandate nel tempo, traendo ispirazione da una profonda etica ambientale.

Il vino naturale deriva da metodi di lavoro che prevedono il minor numero possibile di interventi in vigna e in cantina, l’assenza di additivi chimici e di manipolazioni da parte dell’uomo. Un percorso complesso ma dal risultato decisamente contagioso! Un vino naturale regala emozioni per il suo modo d’essere, di essere prodotto, di essere assaporato in tutte le sue note… è un percorso di sensazioni, un pentagramma di sfumature che arrivano all’anima, una guida per raggiungere i canali emotivi dell’essere.  Riuscire a comprendere l’anima e il corpo di un vino e di come questo possa arrivare al cuore di chi lo assapora significa condividere un’esperienza unica. Il risultato di questo processo è quello che viene portato in tavola al Cris Fish Bistrot per accompagnare le portate… con una carta dei vini aggiornata e accuratamente scelta per ogni portata…

I piatti: colorati, intensi, sofisticati, un azzardo, quasi, per il palato…

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La polenta come non l’avete mai vista, come non ve l’aspettate, una cialda croccante che abbraccia un cremoso baccalà, soffice come una nuvola, accompagnato da un orlo di cipolline borretane… tre diverse consistenze, tre profumi, tre eccellenze in un piatto solo!

 

Per non parlare della seppia che si specchia in un piccolo bouquet di crema di Topinanbur e insieme affrontano un carciofo dal gusto deciso che riesci ad immaginarlo appena immerso nell’olio.

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E questo è solo l’inizio di un viaggio tra i sapori del nostro territorio offerto dal Bistrot dove in cucina entra soltanto la “Meglio Gioventù” guidata dallo Chef di origini pugliesi, Francesco Pavone che porta con sé la passione per la sua terra, la Puglia. I suoi piatti sono la sua impronta, la sua anima, il suo pensiero, la sua filosofia che lo spinge a sfiorare il tetto del gusto sfidando la tradizione ma senza mai tradirla. Gli ingredienti che sceglie sono dei “privilegiati” da portare in tavola, soltanto i migliori potranno aspirare al traguardo, potranno presentarsi “a corte” in un giro di valzer rappresentato da colori, profumi e sapori cotti e crudi che si fondono, traducendosi in armoniche combinazioni di materie di prima scelta.

 

Risotto aglio olio peperoncino e tartare di tonno e lime

Risotto Gazzani aglio, olio, peperoncino e tartare di tonno e lime

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Linguine molino Ferrara con crema di cavolfiore, alici, confettura d’alici e tarallo sbriciolato

Segnaliamo, tra le new entry al Cris fish Bistrot il “business lunch” a soli 20 euro…

A destra lo chef pavone, a sinistra il suo souchef

A destra lo chef pavone, a sinistra il suo sous chef Giuseppe

INTERVISTA ALLO CHEF FRANCESCO PAVONE
Inizia da Noicattaro, in provincia di Bari, la storia di Francesco Pavone, una cittadina la sua, famosa per essere la capitale dell’uva, soprattutto dell’uva da tavola… la passione per la cucina lo porta a Londra dopo aver frequentato l’Alma, scuola parmense, di formazione d’eccellenza professionale per chi decide di intraprendere questo percorso. nella capitale del regno unito Francesco fa l’incontro della sua vita con lo chef stellato, Andrea Mantovani. “È la persona a cui devo tutto quello che oggi so fare” racconta Francesco. A soli 24 anni e dopo una lunga gavetta, impara i segreti del mestiere ma, soprattutto, impara a lavorare la carne, e lo chef londinese lo mette alla guida del suo secondo ristorante. Francesco Pavone porta con sé nella capitale del Regno Unito i profumi e i colori della sua terra della quale sente talmente forte il richiamo che dopo aver lavorato ad un ritmo di cento ore la settimana, decide di lasciarsela alle spalle con il suo connubio di culture diverse per tornare nella sua Puglia. Fa tappa nel resort Borgo Egnazia, a Savelletri di Fasano, in provincia di Brindisi…dove regna la filosofia di una cucina “povera”, umile, ma ricca di materie prime autentiche. Ed è soltanto dopo aver fatto tesoro anche di quest’ultima esperienza, che si crea l’occasione per un altro incontro. Mette radici ai castelli romani, e più precisamente a Frascati, dove inizia a lavorare al Cris Fish Bistrot. Per Francesco essere uno chef è uno stile di vita che gli dà l’occasione di far scoprire e sorprendere, portandoli in tavola, i frutti, i profumi e i colori della sua terra. Nei suoi piatti di pesce mette tutto se stesso, la sua passione e i ricordi di una cucina semplice, quella di suo padre. Una piccola brigata la sua, ma della “migliore gioventù” fatta di passione e impegno. Da sempre al suo fianco Giuseppe… sous chef e pasticcere, anche lui pugliese. Il pasticcere è fondamentale – ci racconta ancora Francesco – perché è colui che con i suoi piatti chiude le portate. L’ultima creazione è un pandispagna all’arancia, con frolla al cacao, bagna all’arancia, namelaka al cioccolato fondente e spicchio d’arancio candito glassato. un dolce dal gusto delicato che lascia senza parole chi ha il piacere e la fortuna di assaggiarlo. A frascati Francesco riconquista il suo tempo, tempo che trasforma in idee, in proposte, in storie che prendono vita nei suoi piatti accompagnati da semplici salse ma dal gusto ricercato come quello che puoi trovare nei ristoranti gourmet francesi, ma ciò a cui non rinuncerà mai sono tre elementi che rappresentano le fondamenta del suo “credo”: acidità, croccantezza e morbidezza!

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LAZIO PREZIOSO 2020 : ARRIVA L’ANTEPRIMA

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LAZIO PREZIOSO 2020 RINVIATO A DATA DA DESTINARSI
Cancellata l’iniziativa in programma domenica 1 marzo a Roma
La rivista Cucina & Vini, organizzatrice di Lazio Prezioso 2020, già in programma domenica 1 marzo presso il The Westin Excelsior Rome, annuncia che l’iniziativa è rinviata a data da destinarsi.

Di seguito la dichiarazione, con le motivazioni di tale scelta, di Francesco D’Agostino, direttore di Cucina &Vini:
“A malincuore annunciamo di aver deciso di rinviare la manifestazione Lazio Prezioso 2020, che era prevista per la giornata di domenica 1 marzo presso The Westin Excelsior Rome. Al di là dei fatti che attualmente vedono Roma relativamente coinvolta in termini di contagio, la non serenità di tutti ci porta a rinviare l’evento a un momento più sereno che auspichiamo arrivi al più presto”.

 

 

LAZIO PREZIOSO 2020: DOMENICA 1 MARZO, DALLE ORE 14.30 ALLE 22.30,
PRESSO IL THE WESTIN EXCELSIOR ROME, IN VIA VITTORIO VENETO, 125

Terza edizione del grande evento dedicato alle eccellenze enogastronomiche della regione con la formula 2 in 1:
banchi d’assaggio wine e food per il pubblico,
esclusiva Anteprima per gli addetti ai lavori dei vini in fase di commercializzazione.

Domenica 1 marzo 2020, dalle ore 14.30 alle 22.30, le splendide sale del The Westin Excelsior Rome – in Via Vittorio Veneto, 125 – apriranno le porte per la terza edizione di Lazio Prezioso, l’evento dedicato alle eccellenze agroalimentari della regione, promosso dalla storica rivista Cucina & Vini.

Una grande degustazione, aperta al pubblico di appassionati e addetti ai lavori; decine di banchi d’assaggio che ospiteranno alcune delle migliori aziende vitivinicole delle province di Roma, Viterbo, Rieti, Frosinone e Latina. Ai vini sarà abbinata un’accurata selezione di prodotti gastronomici made in Lazio; dai salumi ai formaggi, passando per conserve e altre golose sorprese. Tutti i prodotti disponibili in degustazione, sia wine che food, saranno acquistabili sul posto.

Ma la vera novità dell’edizione 2020 di Lazio Prezioso è rappresentata sicuramente dalla nascita di un’Anteprima, che diventa quindi momento fondante della kermesse.

Un’interessantissima opportunità per tutta la stampa specializzata: gli enotecari, i ristoratori e gli operatori di settore  potranno dunque degustare, comodamente seduti in un’apposita sala, le nuove annate dei vini in procinto di andare in commercio, sia già imbottigliati che in corso di maturazione in vaso vinario (prove di vasca).

“Da ormai diversi anni – sottolinea Francesco D’Agostino, direttore di Cucina & Vini – la qualità nel vino è un valore condiviso e diffuso presso i produttori del Lazio. Molto è stato fatto anche a livello istituzionale per promuovere e divulgare le etichette regionali. Ma a nostro giudizio mancava un appuntamento ‘su misura’, studiato sia per il pubblico di appassionati che, ancor di più, per il trade. Lazio Prezioso nasce per colmare questo gap e si propone come punto di incontro tra le aziende, il pubblico e la ristorazione, esattamente come avviene nel resto d’Italia per alcune delle più importanti realtà vitivinicole del Paese. Con Lazio Prezioso finalmente anche il Lazio enoico ha la sua meritata Anteprima”.

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Lazio Prezioso 2020
Domenica 1° Marzo
Hotel The Westin Excelsior Rome
Via Vittorio Veneto, 125

Dalle ore 14.30 alle 22.30
Costo ingresso: € 15 (include il calice di degustazione e la sacca porta bicchiere)
Ingresso ridotto € 10 per associati AIS, ARS, FIS, FISAR, ONAV. Per usufruire della riduzione è necessario mostrare la tessera associativa in biglietteria.

BEVIAMOCI SUD, IL I FESTIVAL DEI ROSSI DEL SUD ITALIA

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BEVIAMOCI SUD, IL PRIMO FESTIVAL DEI GRANDI ROSSI DEL SUD ITALIA

Arriva a Roma, il 1° e il 2 di febbraio, la prima edizione di Beviamoci Sud,

il primo festival dei grandi rossi del Sud d’Italia.

Presso il Radisson Blu Hotel, attraverso banchi di assaggio e seminari tematici, operatori e appassionati di tutto il mondo potranno scoprire e degustare le eccellenze vinicole del sud nell’evento BEVIAMOCI SUD.

Dopo due edizioni di “Aglianico a Roma”, segnate da un grande successo di pubblico, l’agenzia Riserva Grande, Luciano Pignataro ed Andrea Petrini (Percorsi di Vino), hanno deciso di ampliare ulteriormente la sfida creando per la prima a volta in Roma il primo festival dei vini del Sud Italia che sarà suddiviso in due momenti, uno legato ai rossi e uno legato ai bianchi e rosati.

La prima tappa di questo percorso alla scoperta delle vitigni e dei vini del Meridione d’Italia sarà Sabato 1 febbraio, dalle 14 alle 20, e domenica 2 febbraio 2018, dalle 11 alle 19 all’interno delle sale del Radisson Blu Hotel di Roma dove, attraverso banchi di assaggio e seminari tematici, operatori e appassionati di tutto il mondo potranno scoprire e degustare oltre 200 vini rossi provenienti da Campania, Molise, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e anche se, per omaggiare la nostra Regione di appartenenza, sarà ospitata una piccola delegazione di vignaioli del sud del Lazio. L’Evento vuole essere una promozione culturale dei territori enologici del sud.

In programma quattro imperdibili seminari che vogliono approfondire i vari terroirs; attraverso vini in comparazione e vari approfondimenti verranno messe in evidenza le caratteristiche peculiari delle diverse zone di produzione. Tutti i dettagli su https://www.facebook.com/events/537046073713118/

Programma di Beviamoci Sud

SABATO 1 FEBBRAIO 2020
ore 14:00. Apertura banchi di assaggio
ore 14:00. Seminario. Negroamaro e Primitivo. la Puglia di Gianfranco Fino.
ore 17:30. Seminario Sulle Ali Di Mercur
ore 20:00. Chiusura banchi di assaggio

DOMENICA 2 FEBBRAIO 2020
ore 12:00. Apertura banchi di assaggio
ore 14:00. Grandi Rossi del Sud
ore 17:00. Lo strano caso del Merlot in Irpinia. Verticale Storica di Patrimo di Feudi San Gregorio
ore 19:00. Chiusura banchi di assaggio

Modalità di acquisto dei biglietti di entrata
Ingresso alla manifestazione (banchi di assaggio): 25€
Ingresso alla manifestazione più un seminario: 45€
Ingresso alla manifestazione più due seminari: 70€
Per i seminari iscrizione obbligatoria: eventi@riservagrande.com

Convenzioni
Sommelier: 20€ (previa dimostrazione con tesserino valido anno corrente)
Soci Riserva Grande/EnoRoma 20€

All’ingresso della manifestazione è richiesta una cauzione di 5€ per il calice di degustazione. Tale cauzione verrà restituita al termine della degustazione, previa restituzione del calice.
Beviamoci Sud – Festival dei Vini Rossi del Sud Italia

Sabato 1 febbraio 2020 ore 14.00 – 20.00
Domenica 2 febbraio 2020 – ore 11.00 – 19.00
Radisson Blu Hotel, Via Filippo Turati 181 – Roma
Info e accrediti operatori: eventi@riservagrande.com

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Panettone Maximo, il I Festival del Panettone di Roma

Panettone Maximo

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IL PANETTONE “Maximo” DELLA PASTICCERA GRUÈ INCORONATO RE DI ROMA!

SEGUONO LE ECCELLENZE DI D’ANTONI, CANTIANI, LE LEVAIN, BOMPIANI!

GRANDE SUCCESSO DI PUBBLICO E CRITICA PER

PANETTONE MAXIMO, I° FESTIVAL DEL PANETTONE DI ROMA!

I migliori pasticceri della capitale si sono confrontate domenica 15 dicembre e una giuria d’eccezione ha eletto il miglior panettone artigianale tradizionale realizzato secondo disciplinare: la qualità è stata altissima e il panel di esperti ha avuto un compito difficile da assolvere.

Il vincitore è stato Gruè sia per la categoria tradizionale che nel tema libero al cioccolato. Per il panettone tradizionale, i migliori cinque di Roma sono stati D’Antoni, Cantiani, Le Levain e Bompiani mentre per il panettone al cioccolato Cantiani, Nero Vaniglia, Pompi e Barberini. Tutti, secondo la giuria, hanno espresso un prodotto di rara perfezione.

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È stato un Christmas Market di grande fascino e suggestione, tra degustazioni e vendita di panettoni, bontà enogastronomiche del territorio laziale, talk di approfondimento sul lievitato, show cooking di maestri pasticceri come Giuseppe Amato (La Pergola), Marco Nuzzo (Hassler Hotel), Marion Lichtle (Il Pagliaccio) e Antonella Mascolo (Verve al Dom) e la raccolta di dolci per il Bambin Gesù che ha avuto grande successo.

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Domenica 15 dicembre al Boscolo Circo Massimo si è tenuto Panettone Maximo, il 1° Festival del Panettone di Roma, organizzato dal magazine online MangiaBevi e RistorAgency, per celebrare questo meraviglioso prodotto artigianale che racchiude in sé tutto il calore del Natale. Hanno partecipato al contest le migliori pasticcerie di Roma che producono impeccabilmente questo dolce: tutte hanno espresso qualità assoluta, riuscendo a esprimere vera arte nelle loro preparazioni. La giuria è stata composta dai più autorevoli esperti del settore: Giuseppe Amato, pastry chef del ristorante La Pergola, Fabrizio Fiorani, miglior pastry chef d’Asia 2019, Fabrizio Donatone, Campione del Mondo Pasticceria 2015, Angelo Di Masso, pasticcere, Attilio Servi, pasticcere lievitista, Luigi Cremona, critico enogastronomico, Rossano Boscolo, chef e patron di Boscolo Circo Massimo, Valeria Maffei, redattore de Il Pasticcere, Marco Lombardi, giornalista de Il Messaggero, Nerina Di Nunzio, fondatore Food Confidential. A loro sono stati sottoposti i panettoni, privati dell’etichetta o di segni di riconoscimento e, al termine degli assaggi, hanno proclamato il vincitore assoluto, in entrambe le categorie, Gruè. A seguire, sul podio sono saliti, nella categoria tradizionali, D’Antoni, Cantiani, Le Levain e Bompiani mentre, per la categoria libera al cioccolato in testa alla classifica si sono posizionati Cantiani, Nero Vaniglia, Pompi e Barberini a pari merito. Premio speciale per il packaging è stato invece conferito dalla giuria di esperti a Casa Manfredi mentre, per la miglior comunicazione digitale è stato premiato Le Levain.

Oltre ai vincitori, le pasticcerie partecipanti sono state: Achilli Caffè, Antonini, Giuffrè, Marazza (Priverno), Panificio Nazareno, Panzini (Subiaco), Patrizi (Fiumicino) e Santi Sebastiano e Valentino, i cui prodotti messi in degustazione libera hanno raccolto grande plauso dal pubblico. Inoltre erano presenti in degustazione vini dolci e bollicine con Casale del Giglio e Poggio Le Volpi, liquori con Amaro Piccolo e Amaro Neri, il Chinottissimo e il buonissimo caffè Circi, tutte aziende laziali.

Questa prima edizione di Panettone Maximo è stata organizzata da Fabio Carnevali, editore, e presentata da Sara De Bellis, direttrice di MangiaeBevi che ha coinvolto adulti e bambini alla scoperta delle migliori produzioni artigianali di Roma in materia di grandi lievitati delle Feste.

Come preannunciato, è stato un incantevole Christmas Market di alto rango con i prodotti tipici per le feste, eccellenze enogastronomiche laziali e l’immancabile presenza di Babbo Natale, che è stato a disposizione dei più piccoli per divertenti foto ricordo.

Inoltre, Panettone Maximo ha dato l’opportunità di regalare un sorriso ai pazienti dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù grazie alla raccolta dei panettoni da consegnare alla casa famiglia Istituto delle Suore Francescane della Croce del Libano.

Il Panettone secondo il suo Disciplinare

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze il 22 luglio 2005 ha emanato un decreto intitolato “Disciplina della produzione e della vendita di taluni prodotti dolciari da forno” in cui specifica gli ingredienti obbligatori, quelli facoltativi ed il processo produttivo di alcuni dolci tipici tra cui panettoni, pandori, colombe e savoiardi. Lo stesso decreto definisce il panettone quale “prodotto dolciario da forno a pasta morbida, ottenuto per fermentazione naturale da pasta acida, di forma a base rotonda, con crosta superiore screpolata e tagliata in modo caratteristico, di struttura soffice ad alveolatura allungata e aroma tipico di lievitazione a pasta acida”. Gli ingredienti principali devono essere: farina di frumento; zucchero; uova di gallina di categoria “A” o tuorlo d’uovo o entrambe, in quantità tali da garantire non meno del 4% in peso in tuorlo; percentuale di materia grassa butirrica non inferiore a 16; uvette e scorza di agrumi canditi (arance e cedri), non devono scendere al di sotto della soglia del 20%; lievito naturale costituito da pasta acida.

Il processo produttivo comincia con la preparazione del lievito madre di pasta acida a partire da un composto costituito da acqua e farina di frumento, acidificato dall’attività fermentativa di lieviti e batteri lattici provenienti da un impasto utilizzato nel ciclo produttivo precedente.

Non appena il lievito madre ha triplicato il suo volume vengono aggiunte le uova, il burro, lo zucchero e la farina e il tutto viene lasciato lievitare per circa 12 ore a T intorno ai 30°C fino a quando non si sia quadruplicato.

Una volta raggiunte le dimensioni definitive il composto subisce una seconda lavorazione, con l’aggiunta ulteriore di uova, farina, burro, zucchero, uvetta e canditi e dopo essere posto negli stampi viene lasciato lievitare nuovamente. Durante la seconda fase di lievitazione viene praticata la scarpatura, operazione tramite cui viene effettuata un’incisione a forma di croce sulla superficie dell’impasto in modo da favorire il rigonfiamento del panettone. Dopo la cottura, per circa 1h a 180°C, il dolce viene fatto raffreddare capovolto per almeno 10 ore.

 La Location

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Boscolo Circo Massimo è un Boutique Hotel con spazio eventi unico in quanto si sviluppa all’interno del Palatino e delle Mura Romane, proprio di fronte al Circo Massimo. Un vero e proprio museo a cielo aperto nel cuore del Centro Archeologico Monumentale, tra le mete preferite dai romani e dai turisti di tutto il mondo. I corridoi e le pareti della struttura, comprese quelle della Sala degli Eventi, sono patrimonio artistico e culturale del Palatino. Nella Corte principale dove si sviluppa lo spazio esterno, si trova l’abside di Santa Anastasia. La facciata, eretta nel tardo ‘600, funziona come maschera della struttura stessa, quasi un fondale scenografico: su di essa, a coronamento del motivo a oculi che caratterizza il cornicione, si trova la “mano di Cicerone” come ancora viene denominato questo calco in gesso. Il prospetto, in un gioco architettonico di pieni e vuoti, si sviluppa tra le finestre di varia geometria e le due porte laterali, tutte incorniciate a stucco con i gigli farnesiani. L’edificio fu infatti eretto come Monastero annesso alla limitrofa Chiesa di S. Anastasia. Una location suggestiva, colma di storia, che offrirà l’opportunità a tutti i partecipanti di visitare eccezionalmente la mostra sulla storia della cucina e della gastronomia italiana ideata dal noto chef Rossano Boscolo, proprietario dell’edificio.

I Media Partner

Roma Today, MangiaeBevi, Radio Radio, Gusto Sano, Bio Magazine, So Wine So Food e Food Confidential.

 

UFFICIO STAMPA

BORTOLAN & CARNEVALI

Belinda Bortolan

cell. 3357011993

belinda@bortolancarnevali.com

Maritozzo Day 2019 – dedicata ai supereroi e supereroine

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MARITOZZO DAY 2019

Sabato 7 dicembre 2019 torna l’appuntamento con il Maritozzo Day. Giunto alla terza edizione, il Maritozzo Day è un evento organizzato da Tavole Romane che celebra la morbida pagnottella ripiena in varie declinazioni dolci, salate, classiche e innovative. Un dolce simbolo di Roma e più in generale del Centro Italia. Secondo antiche tradizioni era per alcuni il dono del fidanzato alla futura sposa, ripieno non solo di panna ma anche di un anello o di un oggetto d’oro, per altri il pretesto donato dalle ragazze in età da marito al più bel giovane del paese, che avrebbe scelto l’artefice del più buono.

Quest’anno l’iniziativa lancia la campagna benefica ‘E se partecipare fosse il tuo superpotere?’ a favore della Breast Unit dell’Ospedale Fatebenefratelli – Isola Tiberina di Roma.

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Dott.ssa Patrizia Frittelli, Direttrice della Breast Unit Fatebenefratelli-Isola Tiberina

ARRIVANO COSI’ I SUPEREROI A SOSTEGNO DEL MARITOZZO DAY 2019

Per evidenziare l’impegno solidale, quest’anno il Maritozzo Day lancia la campagna di comunicazione dedicata ai supereroi e alle supereroine. I grandi eroi sono le donne che combattono il tumore al seno, i medici che le curano, i familiari che le supportano, gli artigiani che mettono a disposizione questa prelibatezza gastronomica contribuendo al tempo stesso alla valorizzazione di questa tradizione e chi sceglie di partecipare al Maritozzo Day da appassionato, o semplicemente da curioso, donando il suo contributo per la causa. Anche un semplice euro e un semplice maritozzo possono fare di noi dei supereroi.

Maritozzo day 2019

Quest’anno, infatti,  l’evento sostiene  l’acquisto di un casco anticaduta dei capelli da utilizzare durante la chemioterapia per la lotta del tumore al seno. Grazie a una donazione minima da 1 euro in su, a fronte di ciascun maritozzo offerto dai locali aderenti fino ad esaurimento scorte, si potrà contribuire a questa importante causa. Chiunque potrà contribuire alla causa tramite bonifico:

IBAN: IT27Y0100503206000000002514

CAUSALE: Maritozzo Day per acquisto casco chemioterapia

INTESTATO A: SEZIONE ONLUS DELLA CASA GENERALIZIA DELL’ORDINE OSPEDALIERO SAN GIOVANNI DI DIO – FATEBENEFRATELLI

La raccolta fondi sarà interamente devoluta alla Breast Unit dell’Ospedale Fatebenefratelli.

Il Maritozzo Day è rosa per l’occasione benefica. Sul sito maritozzoday.it saranno indicati anche gli artigiani che offriranno un maritozzo “rosa” realizzato con farine poco raffinate, basso contenuto di zucchero o sostitutivi naturali, senza lattosio, con aggiunta di frutti rossi, semi e frutta secca. Una versione alleggerita della nota  pagnottella, adatta a essere consumata anche da persone che stanno attraversando un momento delicato di salute.

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Il Maritozzo Day è in crescita. Aumentano gli artigiani e i locali coinvolti nel 2019: sono circa 70 le attività partecipanti lungo tutta la Penisola.  Tanti i locali che offriranno più tipologie di maritozzi (dolci, salati, tradizionali con panna o uvetta nell’impasto, adatti a vegani, intolleranti al glutine) e diverse versioni saranno appositamente create per l’evento e proposte esclusivamente per il Maritozzo Day. Grazie al contributo di pasticceri, panificatori, chef e ristoratori uniti nel nome del maritozzo, l’obiettivo di quest’anno è superare di gran lunga il numero di maritozzi distribuiti nella passata edizione.

COME PARTECIPARE AL MARITOZZO DAY 2019 E COME DONARE

A partire dalle ore 10.00 del 7 dicembre 2019 i locali aderenti all’iniziativa omaggeranno i partecipanti con i loro maritozzi a fronte di una piccola donazione minima di 1 euro. Per prendere parte alla grande festa occorre collegarsi al sito  maritozzoday.it, consultare la lista degli esercenti aderenti all’iniziativa, anche su comoda mappa, e scaricare il coupon da mostrare sul telefono o stampato nei locali aderenti. Ogni partecipante potrà fruire di un maritozzo in ciascun locale.

La donazione potrà avvenire direttamente presso il locale versando in un apposito contenitore che rimarrà esposto per un mese (dal 7 dicembre 2019 al 6 gennaio 2020), una quota minima di 1 euro a maritozzo. Il ricavato da ciascun locale sarà devoluto completamente a favore della causa. Sarà possibile donare anche tramite bonifico bancario e anche acquistando le tazze dedicate alla specialità romana sul sito maritozzoday.it o presso i punti vendita che saranno indicati sui canali social e sul sito.

Inoltre, presso una serie di ristoranti, osterie e pizzerie – indicati sul sito dell’evento – tutti i maritozzi lovers potranno assaggiare anche dei maritozzi inediti o perché offerti dal locale per l’occasione o perché inclusi in carta per l’evento stesso.

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Organizzazione

Tavole Romane – ideatori e organizzatori della manifestazione

Media Partner

Dimensione Suono Roma

RomaToday

Partner Tecnici

Passion Fruit Hub Media Food

Slurp Design

 

Maritozzo Day 2019

Contatti

Sito: maritozzoday.tavoleromane.it

Evento Facebook: Maritozzo Day 2019

Instagram @maritozzoday

email: maritozzoday@tavoleromane.it

#maritozzoday19 #maritozzoday

 

UFFICIO STAMPA

Passionfruithub Media Food

Arianna Fusilli +39 349 7508566

Arianna Mauro +39 392 7436236

Mariolina Pepe +39 334 298568

Email: press@passionfruithub.com

www.passionfruithub.com

La Vendemmia di Roma 2019. Dal 14 al 20 ottobre

La Vendemmia di Roma 2019

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Terza edizione per LA VENDEMMIA DI ROMA, l’appuntamento esclusivo che abbina il buon gusto all’esperienza condivisa nell’ambito di vino e moda. Conferenza Stampa tenuta presso Associazione Civita, Piazza Venezia, 11 – Roma.

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Nata come versione capitolina del format milanese di Via Montenapoleone, la manifestazione celebra il connubio tra il mondo della moda e del vino, due pilastri del Made in Italy, e vede coinvolti per il terzo anno consecutivo i grandi marchi del lusso e le più prestigiose cantine nazionali e internazionali, con la partecipazione dei migliori ristoranti e degli hotel 5 stelle lusso.

Organizzata con il patrocinio dell’Associazione di Via Condotti, La Vendemmia di Roma avrà luogo quest’anno nel centro storico della Capitale tra Via Condotti, Piazza di Spagna, Via Borgognona, Piazza San Lorenzo in Lucina, Via Bocca di Leone, Piazza San Lorenzo in Lucina e Via Fontanella Borghese.

Sono intervenuti:

Andrea Amoruso Manzari, ideatore e organizzatore La Vendemmia di Roma

Tatiana Campioni, assessore al Commercio Municipio I Roma Centro

Antonio Russo, coordinatore advertising Radio Dimensione Suono

Raffaele Pasquini, head of Marketing & business development Aeroporti di Roma

Lorenzo Ruggeri, Giornalista Gambero Rosso

Palazzi storici, boutique, ristoranti e hotel 5 stelle lusso apriranno le porte agli ospiti della Vendemmia coinvolgendoli nelle attività previste. Molte sono infatti le nuove proposte messe in piedi quest’anno da Andrea Amoruso Manzari, organizzatore dell’iniziativa e ideatore di alcuni format al suo interno, che afferma:
La Vendemmia vuole essere un motore trasversale di condivisione affinché, nel più importante e ricco scenario artistico del mondo, gli operatori professionali del distretto del lusso possano offrire esperienze gourmet, fashion e design incentivando il turismo nazionale ed internazionale.

Durante la Conferenza Stampa sono stati serviti vini della cantina Castel De Paolis, il Frascati DOC e il Quattro Mori da uve Syraz, Merlot, Cabernet Sauvignon e Petit Verdot. Molto apprezzati da tutti noi.

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Si comincia Lunedì 14 ottobre con un importante momento formativo riservato agli Store Manager, al Management e alla forza vendite dei brand presenti sul territorio. Sarà organizzata in questo contesto, con materiale didattico integrato, una giornata dedicata a temi utili per integrare e arricchire l’approccio della vendita verso una tipologia di clientela selezionata. Verranno infatti affrontati argomenti tecnici, statistici, comportamentali e funzionali indispensabili per migliorare le performance di vendita e di servizio alla clientela internazionale. Il Sell training  si svolgerà dalle ore 17.30 al Grand Hotel Plaza, location partner della Vendemmia; al termine dell’incontro seguirà un cocktail privato per tutti i partecipanti.

Martedì 15 ottobre, unicamente per gli sponsor o per chi avrà aderito alle VLE (VIP Lounge Experience), verranno organizzate diverse experience dedicate allo shopping al vino o al tartufo. Per un massimo di 40 persone saranno organizzate Shopping Experience presso alcuni luxury brand offrendo cocktail di benvenuto e visita privata in spazi esclusivi. La Wine e la Truffle Experience avranno luogo invece in specifiche lounge selezionate esclusivamente per gli sponsor dove gli ospiti potranno degustare privatamente i pregiati vini del Comitato dei Gran Cru o immergersi in un’esperienza multisensoriale per imparare a riconoscere e apprezzare il tartufo.

Altra serata esclusiva e rigorosamente ad inviti è la Cena di Gala placée, riservata ad imprenditori, esponenti di spicco dei brand e sponsor aderenti alla manifestazione, che avrà luogo mercoledì 16 ottobre presso Palazzo Albani del Drago sede dello Studio Legale Gianni, Origoni, Grippo, Cappelli & Partners, secondo location partner della Vendemmia.

Giovedì 17 ottobre sarà la volta dell’evento “clou” della Vendemmia, una grande ed esclusiva festa “made in Italy” che quest’anno vedrà coinvolte oltre 80 fashion boutique, numero in rilevante crescita rispetto al passato, che ospiteranno i convenuti in orario serale per presentare le ultime collezioni e far conoscere e degustare alcune tra le più prestigiose cantine vinicole italiane associate al Comitato dei Gran Cru d’Italia. Quest’anno, inoltre, si aggiungeranno anche i brand del lusso di Fiumicino grazie ad un accordo siglato da Andrea Amoruso Manzari con Aeroporti di Roma per organizzare la Vendemmia nel Terminal E del Leonardo da Vinci declinando il format della Vendemmia e portando il numero totale dei marchi del lusso aderenti a oltre 100.

Novità totalmente riservata ai “millennials” è Vendemmia Young (dress code “Colorful Night”), un party esclusivo dedicato al target high level dei millennials e dei trentenni che proprio il 17 ottobre, dopo i cocktail delle boutique del centro di Roma, vedrà organizzare alla Casina Valadier, terzo location partner della Vendemmia, una serata con open bar, DJ Set organizzato da RDS Dimensione Suono Soft (media partner de La Vendemmia di Roma), live performance, lounge privata ed esclusiva dove far scoprire ai giovani,  l’arte del buon bere improntata alla qualità e senza eccessi.

Il 18 e il 19 ottobre l’esperienza continua: durante i normali orari di apertura, le Boutique aderenti garantiranno alcuni benefit ai clienti in possesso della Vip Card, quali un tasting dei migliori vini, espressione della casa vinicola partner della boutique, l’opportunità di ricevere i propri acquisti direttamente in hotel/casa, un sales assistant dedicato e la possibilità, su richiesta, di fare shopping oltre l’orario di apertura.

Questa edizione della Vendemmia vede su iniziativa dell’organizzazione romana della Vendemmia, una importante collaborazione con Class Editori e Gambero Rosso con cui è stata realizzato una rivista dedicata alla Vendemmia in 3 lingue (inglese, cinese e italiano) con diffusione nazionale e internazionale (30 paesi) che verrà distribuita in tutti gli hotel di lusso, nei negozi, nei ristoranti e in aeroporto a Fiumicino.

Per tutta la settimana, inoltre, i ristoranti più esclusivi del centro di Roma creeranno particolari menù, con focus sul vino, e proporranno una degustazione speciale di vini selezionati al bicchiere, mentre clienti ed ospiti degli hotel 5 stelle lusso aderenti avranno la possibilità di gustare dei menù “ad hoc” che prevedono abbinamenti enogastronomici ed usufruire di pacchetti esclusivi di accoglienza, una ulteriore iniziativa atta a incrementare l’afflusso turistico nazionale e internazionale.

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