ASSAGGI – MORDI IL GUSTO DEL LAZIO PRESENTAZIONE A ROMA

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Dal 30 Settembre al 3 ottobre 2022 le eccellenze enogastronomiche della nostra regione saranno le protagoniste di ASSAGGI-MORDI IL GUSTO DEL LAZIO,  la prima edizione del Salone dell’enogastronomia laziale.

La manifestazione è organizzata dalla Camera di Commercio di Rieti-Viterbo con il contributo di Camera di Commercio di RomaMinistero delle Politiche agricole, alimentari e forestali e Regione Lazio e con il patrocinio del Comune di Viterbo.

Il salone sostiene la pesca intelligente ed ecocompatibile per agevolare la transizione verso un’attività sostenibile e inclusiva, favorendo un’alimentazione sana e nutriente, in linea con il Programma Operativo FEAMP (Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca) promosso dal MIPAAF.

Un’occasione da non perdere per conoscere e far conoscere la migliore offerta che il Lazio, regione estesa e dalle caratteristiche territoriali e culturali molto diversificate, propone in tema di gusto e sapori, così che gli amanti del buon cibo e i professionisti del settore che ancora non ne hanno avuto modo possano apprezzarne pienamente gli elevati standard di qualità.

L’evento porta a Palazzo dei Papi e nel centro storico del capoluogo della Tuscia le migliori espressioni enogastronomiche del Lazio, attraverso un intenso programma di appuntamenti e degustazioni.

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Circa 60 le imprese partecipanti ad Assaggi, pronte a esporre e presentare a buongustai e addetti ai lavori sia i prodotti classici sia le produzioni innovative, nate per rispondere alle sfide del mercato. Un’ampia e articolata ricchezza di sapori e profumi, saperi e tradizioni, grazie ai migliori artigiani del food e alle aziende virtuose che si impegnano, ogni giorno, per dare valore alla cultura dell’alimentazione del territorio regionale.

Oltre all’area espositiva di Palazzo dei Papi, location principale dell’evento, Assaggi si estende in altri punti del centro storico viterbese. Nel suggestivo Chiostro longobardo di Santa Maria Nuova trovano spazio i banchi di assaggio di oli EVO e vini laziali, mentre in Piazza del Plebiscito sono allestiti i laboratori didattici per adulti e bambini incentrati sui prodotti tipici della regione organizzati con l’apporto indispensabile di Slow Food Lazio. Piazza San Carluccio è dedicata ai food truck, per gli amanti del cibo di strada.

Assaggi ha anche il suo “fuori salone”, con eventi collaterali che offrono un ulteriore approfondimento sull’agroalimentare del Lazio. In Fuori Assaggi le imprese del territorio organizzano, a Viterbo e nei centri della provincia, un calendario di cene a tema, degustazioni, installazioni, dibattiti e incontri con i produttori, tutti incentrati sulla cultura e sul patrimonio enogastronomico della regione. Chi è interessato può prenotare la propria esperienza contattando direttamente l’azienda organizzatrice.

Nella conferenza stampa che si è svolta ieri, 19 settembre per presentare e promuovere la manifestazione, erano presenti il presidente della Camera di Commercio di Roma, Lorenzo Tagliavanti, il presidente della Camera di Commercio di Rieti-Viterbo, Domenico Merlani, il segretario generale dell’ente camerale di Rieti-Viterbo, Francesco Monzillo, il vice presidente della Regione Lazio, Daniele Leodori, il direttore generale di Agro Camera (Azienda speciale CCIAA di Roma), Carlo Hausmann, e lo chef ed enogastronomo Vicenzo Mancino.

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Nel presentarci il prossimo evento sì è posto l’accento su quanto sia importante fare squadra sul territorio coinvolgendo tutte le aziende del settore per creare attrattiva e sviluppo non solo dell’economia del settore agroalimentare, ma anche del turismo legato ad essa. Far conoscere, assaggiare, apprezzare i nostri prodotti crea questo sviluppo. Nel periodo post pandemia bisogna ricominciare a crescere, partendo da ciò che noi sappiamo fare al meglio: prodotti di ottima qualità. Il cibo è diventato parte importante del nostro vivere quotidiano e della nostra economia. Valorizzare i nostri prodotti, lavorare e insistere sulla qualità è l’opportunità che darà un effetto positivo sulla produzione e il turismo in questa regione carica di storia e tradizione, che spazia dal mare ai monti, con campagne generose e paesaggi mozzafiato!

E anche la conferenza stampa si è svolta in un incantevole angolo di Roma, nella sede della Camera del Commercio, nella prestigiosa Sala del Tempio di Vibia Sabina e Adriano nella suggestiva Piazza di Pietra.

 

 

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CONTATTI

SALONE DELL’ENOGASTRONOMIA LAZIALE 30 settembre 3 ottobre 2022
Palazzo dei Papi
Piazza San Lorenzo, Viterbo

INFO
info@assaggisalone.com

SEGRETERIA
segreteria@assaggisalone.com

 

 

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Fettuccine Alfredo day

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Le mitiche fettuccine Alfredo! Ebbene sì, le fettuccine note in tutto il mondo (ma non in Italia… ) sono talmente famose da annoverarsi addirittura una giornata a loro dedicata, il 7 febbraio! 
Infatti oggi si celebra negli Stati Uniti “National Fettuccine Alfredo day”!

Ma andiamo con ordine.

Lo strano caso delle fettuccine a burro e parmigiano Continue Reading

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Pizza Rentorta di Pescorocchiano

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Pasquetta insolita, quest’anno. Tutti a casa… nonostante il tempo così bello, primaverile. E così ci organizziamo in casa, o per i più fortunati, in terrazza o in giardino. Però non possiamo rinunciare alle nostre tradizioni. E allora, facendo finta che tutto sia come al solito e di preparare qualche cosa per la scampagnata di lunedì dell’Angelo, quest’anno sono andata a pescare una ricetta della tradizione contadina sabina: la pizza Rentorta di Pescorocchiano!

Pescorocchiano è un comune della provincia di Rieti, nel Cicolano. Il Cicolano è la regione nella bassa provincia di Rieti  al confine sud est dell’Abruzzo al quale apparteneva fino al 1927 e del quale mantiene ancora oggi parecchie caratteristiche.

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A Frascati alla scoperta del Cris Fish Bistrot

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Alle porte di Roma un confortevole locale immerso in un'atmosfera tra il country e il vintage

di Sabrina Turco

Se siete alla ricerca di un angolo romantico, chic e ricercato, beh allora dovete andare al Cris Fish Bistrot di Frascati in via Conti di Tuscolo 1. Una vera esperienza per gli occhi e per il palato… atmosfera Shabby, pochi coperti.

Il nuovo menù: una declinazione di sapori che si sposano tra loro attraverso consistenze diverse, esplorando colori e materia prima. Il tutto annaffiato da vini che hanno una vita e un percorso naturale… nettari che intendono difendere l’integrità del proprio territorio, rispettandone la storia, la cultura e l’arte che sono state loro tramandate nel tempo, traendo ispirazione da una profonda etica ambientale.

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Uova in trippa, sì! Ma alla romana!

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Le uova in trippa! Una bontà! Uno di quei piatti così semplici dei quali ce ne stiamo completamente dimenticando, ma che portano gioia in tavola. Semplici ingredienti sempre presenti in casa, velocità d’esecuzione e palato felice! 

E se Giaquinta aggiunge “alla romana” alla ricetta, Ada Boni le reputa di gran lunga più buone delle francesi Oeufs à la tripe, peraltro fatte con uova sode, sugo e besciamella!! Qui siamo in tripudio di sapore genuino! Il nome deriva dalle striscioline delle frittatine che venivano condite con sugo e… per ingannare ancora di più il palato, il piatto veniva insaporito con foglioline di menta e pecorino o parmigiano. La ricetta affonda le sue radici nella cucina povera romana.

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Pizza di polenta con uvetta e pinoli

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C’era una volta… e oggi non c’è più! E sì! Perché una volta la pizza di polenta con uvetta sultanina e pinoli faceva sempre capolino nel banco di esposizione del fornaio di quartiere. Con i suoi colori dorati, tempestata dei gioielli nostrani [uvetta e pinoli] faceva la sua bella figura tra una teglia di castagnaccio, di pizza rossa e di quella bianca. Tutto ci faceva venire l’acquolina in bocca!  E così ogni tanto la colazione per scuola suonava così: «Che me dai 30 lire de pizza e uvetta?».

Realizzarla è estremamente semplice, un ottimo modo per riciclare la farina di polenta avanzata, un pugnetto di pinoli e uvetta… Basta procurarsi un po’ di ricotta fresca!!

  • 300 g di ricotta
  • 300 g di farina di polenta
  • 150 g di zucchero
  • 1/2 cucchiaio di cannella in polvere
  • un pugno di pinoli
  • un pugno di uvetta sultanina
Ingredienti per una teglia di 30 cm

Preparazione della Pizza di polenta con uvetta e pinoli

L'esecuzione della ricetta della Pizza di polenta con uvetta e pinoli direttamente da Madame Ada Boni, tratta dal suo libro 'La cucina romana'
Mettere in una terrinetta la ricotta e scioglierla con un ramaiolo di acqua tiepida mescolando con un cucchiaio di legno. Quando la ricotta sarà sciolta si aggiunge lo zucchero e si mescola ancora un poco per amalgamarla bene. Si aggiunge allora un po’ alla vola la farina di polenta distribuendola con la mano sinistra, mentre con la destra si continuerà a mescolare. Man mano che il composto indurirà troppo si aggiungerà altra acqua tiepida, regolandosi di ottenere come una crema non troppo densa né troppo liquida. Si aggiunge allora la cannella in polvere e la sultanina, la quale sultanina va prima mondata e poi tenuta a rinvenire per qualche minuto in una tazzina con un pochino di acqua tiepida. Molti adoperano lo zibibbo in luogo della sultanina, ma quest’ultima è preferibile perché priva di semi. Si unge di strutto una teglia [io ho sostituito con il burro] di circa 30 cm di diametro, ci si versa il composto e su esso si seminano i pinoli. Si ultima la pizza mettendo ancora qua e l qualche pezzetto di strutto [burro] e si passa la teglia in forno di giusto calore per circa tre quarti d’ora fino a quando la torta sia bene asciutta ed abbia fatto una bella crosta dorata. Questo genere di pizza deve essere piuttosto bassa: circa un dito.

Ecco qua! Se amate un gusto un po’ ruvido, rustico, croccante e profumato, basta provarla! Sfornate

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Tagliate e gustate!

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Alla prossima!!

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Stufatino cor sellero

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Oggi Lazio Gourmand vi propone lo Stufatino cor sellero, un piatto della tradizione romana, che una volta era pressoché sempre presente nelle trattorie romane. Oggi non si trova quasi più. Un piatto da preparare in casa quando si ha un po’ più di tempo a disposizione, perché è una di quelle ricette che si preparano a fuoco lento, per almeno un paio di ore. E mentre lo prepari e cuoce piano piano… un profumo intenso  invade la casa e riporta alla mente quelle domeniche mattine quando ti svegliavi col profumo del cappuccino mescolato a quello della “cucina di mamma” e che nelle giornate invernali ti scaldava l’anima e il cuore. 

I più si staranno chiedendo: ma cosa è sto sellero? Semplicemente… il sedano!

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  • 600 g di muscolo di manzo (polpa di stinco)
  • 1/2 cipolla
  • 1 cucchiaio di olio extravergine di oliva
  • 1 spicchio di aglio
  • 1 cucchiaio di grasso di prosciutto più un altro cucchiaio grasso e magro
  • maggiorana q.b.
  • 2 cucchiai di salsa di pomodoro
  • 1/2 bicchiere di vino rosso
  • sale e pepe q.b.
  • 300 g di coste di sedano 
Ingredienti per 4 persone

PREPARAZIONE

Per la preparazione ho seguito i suggerimenti di Ada Boni, omettendo però lo strutto e sostituendo il taglio a spezzatino anziché a fettine sottili.

  • Tagliare la cipolla farla imbiondire con l’olio extravergine di oliva. Quando ha preso un bel colore  aggiungere il grasso e magro di prosciutto tritato con l’aglio.
  • Subito dopo mettere  la carne, condire con sale e pepe e un po’ di maggiorana.
  • Quando la carne è ben rosolata e ha preso un bel colore scuro, versare il vino rosso e poi lasciarlo evaporare.
  • A questo punto unire i due cucchiai di salsa di pomodoro e tanta acqua quanta ne occorre per coprire la carne.
  • Coprire e lasciar cuocere a fuoco lento per circa due ore, aggiungendo altra acqua se dovesse asciugarsi troppo.
    A parte sfilettare, lavare e lessare i sedani e lasciarli insaporire una decina di minuti insieme alla salsa e alla carne.

Lo stesso procedimento si adotta sostituendo i cardi (noi li chiamiamo gobbi) ai sedani.

Un secondo ottimo, da gustare ben caldo. Una bella “scarpetta” non ce la toglie nessuno! Irresistibile!

 

 

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Il pollo alla cacciatora, la ricetta popolare romana dei nostri nonni

Pollo alla cacciatora particolare

Oggi  Lazio Gourmand porta in tavola il pollo alla cacciatora. La ricetta scelta  è  legata visceralmente alla cucina romana. È il modo di cucinare “alla cacciatora” che noi romani seguiamo per preparare abbacchio, pollo, coniglio e spezzatino!

Pollo alla cacciatora_

Il pollo alla cacciatora è un piatto della Cucina Italiana, presente in molte regioni della nostra Penisola, ognuno con una sua caratteristica peculiare. Non si riesce a dare una vera e propria paternità a questa ricetta: Lazio, Emilia Romagna, Toscana, Piemonte, Marche, Abruzzo… ognuna con la sua rivendicazione e il suo incanto legato soprattutto alla tradizione contadina. Un punto in comune è l’utilizzo di erbe aromatiche e la sfumatura con vino o aceto: un retaggio dei piatti semplici della cultura contadina, preparato con i prodotti a portata di mano.

Di seguito riporto passo passo la ricetta popolare romana, così come ci è stata tramandata dai nostri nonni. Naturalmente l’utilizzo di un pollo ruspante e di erbe aromatiche fresche ne esaltano ancor di più la bontà. E per i più curiosi oltre la ricetta un po’ di curiosità e storia!

Perché viene chiamato “alla cacciatora”? Molto probabilmente si riferisce alla combinazione di aglio e rosmarino alla base di quasi tutte le preparazioni che portano questo nome, gli stessi ingredienti che utilizzavano anche i cacciatori per insaporire al momento le loro prede!

  • 1 pollo ruspante
  • 1 spicchio di aglio
  • 1 rametto di rosmarino
  • Foglioline di salvia
  • Sale e pepe
  • ½ bicchiere di aceto di vino bianco
  • ½ bicchiere di acqua
  • ½ cucchiaio di farina (facoltativo)
  • 2 acciughe lavate e spinate
  • 4 cucchiai di olio extravergine di oliva (più anticamente si usava lo strutto)
Ingredienti per 4 persone

Preparazione

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  1. Lavare, asciugare e fiammeggiare il pollo (io ho tolto anche la pelle), e tagliarlo a pezzi. Metterlo in padella insieme ai 4 cucchiai di olio e far rosolare a fuoco vivace. Salare , pepare e continuare a cuocere fino a che i pezzi di pollo acquistino tutti uniformemente una bella colorazione leggermente abbrustolita.
  1. A questo punto aggiungere l’aglio tritato, il rosmarino e la salvia. Continuare a rosolare ancora per qualche minuto.
  1. Spolverizzare con la farina.
  1. Dopo aver mescolato bagnare con l’aceto e l’acqua. Abbassare la fiamma
  1. Coprire con un coperchio e far cuocere ancora per circa 20 minuti, avendo cura di aggiungere qualche cucchiaio di acqua tiepida se si dovesse asciugare troppo.intingolo
  1. Preparare l’intingolo con le acciughe lavate e spinate: mettere in un tegamino 2 cucchiai del sughetto del pollo e schiacciare le acciughe con un cucchiaio di legno per ridurle in poltiglia. Quando il pollo ha finito la cottura aggiungere questo intingolo. Mescolare il tutto con cura e … portare in tavola!

 

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E adesso un po’ di curiosità

Con il termine “pollo”si identifica il maschio di allevamento di circa 3 mesi di età o il ruspante di circa 10 mesi. Le sue carni hanno basso contenuto di grassi, presenti soprattutto nella pelle, alto contenuto proteico, poco tessuto connettivo che ne denota alta digeribilità. 100 g di pollo apportano circa 110 calorie, per salire a 170 se consumato con la pelle.

Ma questo pollo è ruspante? come lo riconosciamo?
Per poter essere definito ruspante, il pollo deve avere la possibilità di razzolare all’esterno e ruspare nell’aia per cibarsi. L’aggettivo “ruspante” deriva dal mondo contadino per indicare i polli allevati nell’aia. Il movimento rende le carni più sode e l’alimentazione variegata conferisce sapori e profumi particolari. La pelle di questi polli è gialla e le carni sono rossicce.

Esiste anche il pollo ruspante biologico, molto più caro rispetto agli altri. Viene allevato con mangimi biologici che non contengono fitofarmaci e grassi animali. Per il tipo di mangime con il quale vengono nutriti, i polli ruspanti, compresi quelli biologici, contengono meno colesterolo e grassi saturi.

I polli allevati in batteria hanno carni più tenere, cuociono in meno tempo e sono meno saporiti. Il colorito è più roseo e la pelle più bianca rispetto ai ruspanti.

Non sempre a prima vista è facile distinguere un pollo ruspante da quello d’allevamento, perché molto spesso anche questi ultimi vengono cresciuti a terra. Ma ci sono alcuni accorgimenti che ci possono aiutare nella scelta:

1. A parità di peso, un pollo d’allevamento è molto più giovane. L’elasticità delle ossa del petto è indice di gioventù: quindi, nel pollo ruspante deve essere quasi nulla.

2. Gli speroni di un pollo ruspante sono appena accennati, con la parte inferiore leggermente rugosa e con le unghie un po’ usurate.

3. Un pollo ruspante spiumato ha una discreta quantità di grasso distribuito uniformemente fin sulle cosce. Quello d’allevamento, invece, ne presenta meno e non uniformemente distribuito.

La legge obbliga ad indicare l’origine della carne di pollo. Le carni di pollo allevate e macellate in Italia offrono più garanzia di sicurezza e genuinità. Nel settore avicolo nazionale il sistema produttivo garantisce, dall’allevamento fino alla distribuzione, rigidi controlli per il raggiungimento di elevati standard igienico sanitari.

Un po’ di storia del pollo… da gallo da combattimento a prelibatezza sulle nostre tavole.

Mille ipotesi che si perdono nella notte dei tempi! Ma studi pubblicati nel 2004 sulla rivista Nature, sembra dimostrino che il pollo attuale discenda direttamente dal gallo rosso della giungla (gallus gallus). Fu poi addomesticato circa 5000 anni fa nella Valle dell’Indo.

I primi allevamenti sono testimoniati anche nei geroglifici dell’antico Egitto (circa 1850 a. C.), ritrovati su blocchi di pietra a Medamoud, nei pressi di Tebe, periodo in cui l’Egitto era in stretto contatto con la Mesopotamia e l’India per scambi commerciali.

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vaso attico

Vaso attico

 

Il pollo ha subito diversi destini negli ultimi 5000 anni. Inizialmente veniva utilizzato e allevato soprattutto per i combattimenti per poi trasformarsi in un animale venerato come un Dio e offerto nei sacrifici. Anche l’arte e l’architettura riportano testimonianze storiche: viene infatti rappresentato negli scudi dei guerrieri, dipinto sui vasi attici del 500 a.C, nelle tavolette votive dei fregi decorativi dei templi della Magna Grecia. Il pollo arriva in Europa introdotto dalle truppe di Alessandro Magno.

E così inizia la sua avventura nelle cucine… dapprima per le uova e poi anche per le carni.

Nell’antica Roma diventa prelibatezza dei banchetti patrizi; tanto è vero che Apicio, cuoco latino di grande fama, annovera nei suoi scritti numerose pietanze a base di pollo e di uova, ma tutto destinato ai ricchi. Per la povera gente resta ancora solo un miraggio. Ma la vita è fatta a scale… Durante il Medioevo perde la sua importanza e il suo pregio, lasciando il posto d’onore ad animali di ben altra stazza. Torna in auge soltanto intorno al 1500. Ma è intorno al 1600 che conosce i suoi più alti splendori: Bartolomeo Scappi, il più grande esponente della cucina rinascimentale, dedica ben 200 ricette al glorioso pennuto nel IV libro della sua Opera dedicato ai malati e ai convalescenti: ricette leggere e dietetiche per una cura ricostituente.

Dal XVII secolo in poi, il pollo non sarà più solo alla portata degli aristocratici, dei ricchi e dei nobili. Ci staranno anche i contadini, la gente dei borghi. L’aia, infatti, offriva vere ricchezze gastronomiche: dalle galline per le uova e i brodi ai polletti ruspanti per superbi spiedi o “cacciatore” prelibati.

Dagli anni Cinquanta si diffonde poi l’allevamento intensivo, riducendo il prezzo della carne e facendolo diventare alimento alla portata di tutte le tasche.

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Polpette con l’allesso alla romana

Polpette con l'allesso in sugo di garofolato finto

Oggi su Lazio Gourmand  un classico della cucina romana: le polpette con l’allesso. L’allesso, ovvero con il lesso.

Non pensiate che sia solo un piatto di riciclo, anzi. Molto spesso di “allesso” se ne faceva di proposito di più proprio per prepararci le polpette. Così come per il “Lesso alla picchiapò” che già vi abbiamo proposto tra le nostre ricette.

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Baccalà alla romana

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Baccalà alla romana, o baccalà in guazzetto o in umido… tre denominazioni che rappresentano lo stesso piatto. Non differisce molto da altre ricette simili, come ci dice anche Ada Boni, ma come le altre è di una bontà indiscussa! Indispensabile per essere “alla romana” è l’aggiunta di uvetta sultanina e pinoli.

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Pomodori col riso alla romana

pomodori col riso

I pomodori col riso sono un tipico piatto romano che con la mente ci riporta subito all’arrivo della buona stagione. I pomodori con il sole raggiungono il loro giusto grado di maturità e il loro sapore è ricco, succulento! E’ uno di quei piatti che si preparano in anticipo per gustarne a pieno il sapore. E’  preferibile mangiarli tiepidi o meglio ancora freddi. Spesso vengono preparati e gustati nelle scampagnate fuori porta! 

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Spaghetti con le telline

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Gli spaghetti con le telline! Oggi Lazio Gourmand vi propone una specialità tipica del litorale laziale: da Passoscuro ad Anzio da sempre il litorale si è prestato alla pesca di questo delicato mollusco. Pensate che gli antichi romani già erano a conoscenza della sabbia caratteristica di questo tratto di costa che ne permetteva una pesca sempre abbondante, che non deludeva mai! 

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