Amatrice un anno dopo

Polo gastronomico Amatrice

Hotel Roma nuovo

Amatrice. E’ trascorso un anno dal terribile terremoto del 24 agosto 2016.

Là dove si doveva celebrare la 50.ma Sagra degli Spaghetti all’Amatriciana, proprio in un momento di festa e di presenza massiccia di amatori, turisti e locali ci fu la distruzione: 231 vittime solo ad Amatrice e 11 ad Accumuli e altre vittime ancora nei paesi e frazioni limitrofe 299 in totale e poi i dispersi. Distruzione ovunque e come se non bastasse un inverno freddissimo e carico di neve. Emergenze su emergenze.

La popolazione trasferita altrove, sulla costa e altri assistiti sul posto, gente che non ha voluto lasciare la loro terra. Molti hanno perso i loro cari oltre la casa, altri hanno avuto la possibilità di procurarsi personalmente dei mezzi di fortuna come roulotte o camper o casette prefabbricate. Ma la maggior parte ha dovuto attendere gli aiuti da parte del governo.

Quello che spaventa e annichilisce di più, o meglio devasta maggiormente oltre alla disperazione per la perdita della casa, è la consapevolezza di non avere le spalle coperte, né da parte di chi governa e gestisce aiuti e fondi, né da parte della burocrazia. Credo che questo senso di vuoto e smarrimento e consapevolezza di perdita definitiva è più scioccante dell’evento in sé.

Ringraziando Dio, o come lo volete chiamare voi,  una forza interiore e inaspettata scaturisce nelle persone nel momento degli accadimenti per far sì che ci si adatti a tutto. Col tempo te ne fai una ragione, ti plasmi sulle disgrazie e vai avanti. E’ la sopravvivenza che prevale, per fortuna! Ma non ti abitui, non te ne fai una ragione, invece, dell’inadeguatezza che questo paese trasmette ai suoi cittadini. Su questo no! Non ce la fai.

Sentire le intercettazioni di gente che ride e schernisce la disgrazia come fosse una manna dal cielo, le casette che diventano pura utopia, numeri di assegnazioni, di arrivi promessi e mal mantenuti.

Come si fa? Come si fa a speculare su tutto? Io penso che ad un certo momento ci si debba fermare e riflettere sull’ingordigia e sul potere. Mi rendo conto di dire cose senza senso, per chi specula sulle disgrazie altrui, ma a me fa piacere pensare che possa esistere ancora qualcuno sano di principi.

Avrei voluto tacere ma non posso. Non dopo essere passata per Amatrice prima di ferragosto.

Ve lo dico cosi come se lo raccontassi ad un’amica, non come lo vediamo in tv: ogni anno visitavamo Amatrice e andavamo spesso durante la nostra permanenza a Borbona. Amatrice era il punto focale di zona, per la spesa “grossa”, per acquisti di abbigliamento e calzature per avere il piacere di passeggiare in uno dei più bei borghi italiani.

Dal sisma non ci siamo più tornati, fino ad ora.

La Salaria, per entrare ad Amatrice, non è più percorribile come un tempo: è stata interdetta in parte per cui con una certa difficoltà, durante il percorso, abbiamo trovato un piccolo cartello con scritto Amatrice Romanella. La strada è piena di curve anche a gomito e sembra non si arrivi mai a destinazione. Ad un certo punto del lungo percorso, si iniziano a vedere i primi caseggiati e ahimè i primi crolli. Da lontano si vede la distruzione, non la stessa che vedi in tv, ma quella vera, quella che percepisci tu in quel momento.

Continui e ti trovi davanti un edificio che sembra bombardato, le crepe sui muri sono cosi tante e cosi profonde che sembrano provocate da una mitragliatrice. Tutto questo cozza terribilmente con la natura del luogo, il verde dei prati e delle colline, i fiori, il canto degli uccelli. La devastazione è tale che ti vergogni quasi di passare lì, ti sembra come  calpestare un cimitero.

Poi d’improvviso, all’ennesima curva, trovi un palazzetto. Avete presente le case delle bambole? Quelle aperte sul davanti senza la facciata e le stanze divise da tramezzi, dove puoi scambiare tra loro le camere, col salone spostando i mobiletti in dotazione? Un’impressione nel vedere la facciata crollata e le stanze, divise con i mobili a vista, alcuni piegati, così alla vista di tutti i passanti. E’ come violare la privacy del proprietario, sbirciare dentro. La casa dovrebbe essere un nido, un luogo che ti arredi e lo rendi tuo, personale.

Brutto, brutto…

Si prosegue e si arriva ad un bivio dove di fronte ti trovi il famoso Bar Rinascimento, credo sia stato il primo a riaprire dopo la scossa. Se vai a destra si va verso Villa San Cipriano, la zona ricostruita, se vai a sinistra trovi lo sbarramento della Zona Rossa, con tanto di presidio militare e un gran cartello con scritto NO SELFIE e sotto, “Luogo di Rispetto”. Beh, quella frase ti arriva dentro come una freccia perché ti fa capire che da lì in poi c’è un cimitero, dove la città giace insieme ad alcuni dei suoi abitanti.

Ricordo che proprio li, all’inizio dello sbarramento, c’era una casa, cosi bella grande con balconi pieni di fiori colorati e il tetto di legno, sembrava la tipica casa del Trentino. L’ho trovata piegata in avanti chinata verso terra.

Non ho fatto foto, non ho potuto, non ho voluto, mi sentivo così fuori luogo, truccata con la bigiotteria estiva, non so come dire, mi sono sentita stonata. Ma la vita continua e cosi abbiamo girato verso Villa San Cipriano e la zona nuova. Abbiamo fatto la spesa nel nuovo Supermercato, per lasciare il nostro piccolo contributo al luogo. Girare per gli scaffali però non è stato cosi piacevole, la gente si incontrava e piangeva. Mentre sceglievo la marca preferita di caffè, ho involontariamente ascoltato due signore, una delle due piangeva, aveva perso la figlia, il genero e i nipoti. Mi sono allontanata…sono scappata via nella corsia opposta. Un groppo alla gola, come si fa a pensare al futuro? Forse è troppo presto.

Alle casse ho trovato un volantino del Supermercato con un foglio allegato con su scritto “Oggi si riparte. Sabato 5 Agosto riapre il supermercato Simply Market di Amatrice, duramente colpito dalle scosse di terremoto…e conclude “… Il desiderio è che questo evento possa rappresentare per tutta la collettività un messaggio di speranza e doni un piccolo sorriso per ricominciare”.

Simply Market di Amatrice

Simply Market di Amatrice

A ridosso del parcheggio del Supermercato c’è il nuovo villaggio delle famose casette. Non voglio essere polemica ma ho avuto l’impressione che fossero container rivestiti e non casette di legno. Tutte in fila come uno stabilimento, con al centro un parco giochi per i bimbi. Ho visto delle persone sedute fuori accanto alle porte, al sole con lo sguardo basso a terra, così perso nel vuoto e senza sorriso.

Piu avanti sorge il nuovo Polo Gastronomico progettato dall’architetto Stefano Boeri in collaborazione con la Regione Friuli Venezia Giulia, realizzato grazie ai fondi pro terremotati raccolti da Corriere della Sera e Tg La7 attraverso la campagna “Un aiuto subito. Terremoto Centro Italia 6.0”. Il Polo non è visibile dalla strada e nemmeno indicato adeguatamente, abbiamo dovuto chiedere dopo averlo abbondantemente passato di diversi kilometri.

Se vi devo raccontare le mie impressioni vi posso dire che l’impatto visivo può essere suggestivo, ma per chi come me conosceva Amatrice e sapeva come era strutturata e dove erano collocati i ristoranti è tutta altra cosa, è come se ci si trovasse in altra città, non li.

Al momento ci sono solo tre ristoranti, tre colonne portanti della ristorazione di zona: Hotel Roma, da Giovannino e il ristorante da Patrizia. Attraverso le grandi vetrate si notano i tavoli ben apparecchiati, il personale che lavora e i titolari seduti fuori a parlare con la gente incuriosita. Li vedi lì, seduti un po’ smarriti. La perdita del loro locale è durissima, ma i giovani figli non vogliono sentir parlare di questo, non vogliono lamentele, vogliono solo ricominciare e lavorare.

Forse hanno ragione, basta pensare al passato, anche se è difficile con tutte quelle macerie intorno. Devi dirigere lo sguardo solo verso i Monti della Laga, guardare verso l’infinita bellezza del luogo e non voltarti.

Oggi è un triste giorno, l’anniversario di una notte infernale, invece c’è il sole e il cielo è limpido.

Ascoltiamo questa gente perchè ascoltare è il primo passo per aiutare!

Polo gastronomico AmatriceRistorante da Patrizia Amatrice

 

Statua ristorante Matru AmatriceRistorante da Giovannino Amatrice

 

Aiuola Cuore AmatriceRistorante da Patrizia Amatrice

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Amatrice e il Lago di Scandarello

Panoramica Monti della Laga

Panoramica Monti della Laga

Dopo Borbona e il Fagiolo Borbontino non poteva mancare il secondo mini tour ad Amatrice.

Non solo patria dei famosissimi spaghetti all’Amatriciana ma luogo di rara bellezza incastonato tra Umbria, Marche e Abruzzo circondata da rilievi che superano i 2400 m. con la il Monte Gorzano (la vetta più alta del Lazio) e il romantico Lago di Scandarello.

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5 anni e Lazio Gourmand-Magazine n 1

Lazio Gourmand-Magazine n 1

10 luglio 2020: 5 anni di Lazio Gourmand e Lazio Gourmand-Magazine n 1. Per raccontare ancora, ma in modo diverso, di questa nostra splendida Regione.

Tante caratteristiche ricette laziali e non solo: minitour, aneddoti e presentazione, nel rigoroso rispetto della stagionalità, dei prodotti tipici del territorio.
In Lazio Gourmand-Magazine n 1
  non potevano mancare le tipiche ricette estive. Dal pollo alla romana al pollo coi peperoni, ai pomodori col riso, le splendide ricette del “nostro” mare e ancora tante altre con i prodotti estivi del nostro territorio .  

Zuppa di pesce su Lazio Gourmand-Magazine n 1

E come non ricordare, a 4 anni dalla tragedia, il dramma  del sisma che ha colpito Amatrice ?

Vi porteremo in tour – il primo di tanti altri – alla scoperta di questo splendido  territorio.
Non solo posti incantevoli e romantici, ma anche produttori locali che hanno visto svanire in un attimo la loro fonte di vita.
Sono ben 6 quelli che abbiamo conosciuto colpiti dal sisma e che ce l’hanno messa tutta per uscirne più forti di prima.

Lago del Turano su Lazio Gourmand-Magazine n 1

Nulla di duplicato dunque da questo sito, ma tanto di rielaborato, di inedito, di nuovo per una rivista colorata, gioiosa e ricca.

Un grazie di cuore va ad Elena che non solo ha ideato e voluto questo bellissimo Magazine, ma lo ha interamente realizzato in ore e ore di lavoro.
Lazio Gourmand Magazine uscirà  4 volte l’anno – uno per ogni stagione. Sarà online e  scaricabile in pdf .
E non possiamo che ringraziare anche chi ha liberamente e generosamente contribuito ad arricchire le pagine del Magazine n°1: tutto lo staff di Lazio Gourmand (Sabrina, Candida e Laura), oltre a due generosi contributi della giornalista Sabrina Turco e della blogger Claudia di girovagainside.it.
Troverete aneddoti, interviste da “brivido”  e materiale turistico per conoscere a tutto tondo il nostro Lazio.

i fantasmi di roma su Lazio Gourmand-Magazine n 1

Correte quindi  a fogliare  Lazio Gourmand-Magazine n 1 e a scaricarlo gratuitamente in pdf per averlo sempre sotto mano.

Lazio Gourmand-Magazine n° 1
Noi ci diamo appuntamento con Lazio Gourmand – Magazine n° 2  interamente dedicato all’autunno. I suoi prodotti, le sue ricette e altri luoghi da raccontare

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# OPENDAYS ALTE TERRE: DAL 10 FEBBRAIO DOMENICHE ALLA SCOPERTA DI SAPORI TIPICI E ANTICHE TRADIZIONI

OpenDays Alte Terre

OpenDay Alte Terre

# OpenDays Alte Terre. Dal canto a braccio dei pastori ai segreti della lavorazione a mano degli gnocchi di patate, saranno quattro domeniche a diretto contatto con le aziende del territorio per conoscere la cultura contadina, tra menu tematici, laboratori e visite guidate.

Fare una gita domenicale fuori porta per una autentica full immersion nella tradizione contadina e per conoscere da vicino le piccole realtà imprenditoriali di un territorio che vanta un’offerta gastronomica straordinaria, usanze antichissime e una natura incontaminata. E’ questo l’obiettivo di #OpenDays Alte Terre, la nuova proposta del Consorzio Salariaè – 21 aziende dedite all’accoglienza e alla produzione situate in 10 comuni del Lazio (Amatrice, Cittareale, Accumoli, Castel Sant’Angelo, Posta, Cittaducale, Antrodoco, Borbona, Borgo Velino e Micigliano) – che apre il nuovo anno con un’inedita serie di appuntamenti dedicati al binomio gusto e saperi di una volta.

Al via dal 10 febbraio, l’iniziativa offre infatti la possibilità di trascorre una domenica di svago e di relax, lontana dal caos cittadino, ma soprattutto di gustare e riscoprire prelibatezze e tradizioni caratteristiche di questi luoghi, che si tratti del canto a braccio dei pastori o dei segreti della lavorazione a mano degli gnocchi di patate. Quattro, in particolare, le realtà agrituristiche del Consorzio che per prime si preparano ad aprire i battenti a pranzo con menu tematici abbinati a laboratori di cucina, incursioni poetiche, visite guidate in azienda e perfino ciaspolate sulla neve.

“L’iniziativa OpenDays Alte Terre, che nei prossimi mesi coinvolgerà tutte le otto agricucine socie – spiega Guido Colasanti, vicepresidente del Consorzio Salariaè – vuole offrire ai visitatori un vero e proprio pranzo della domenica. Quindi tavole imbandite a festa, clima conviviale e soprattutto cibo genuino, che nei vari menu proposti sarà declinato con ricette tipiche, utilizzando solo i prodotti dei consorziati proprio per attivare una sinergica promozione. Il tutto arricchito da attività collaterali studiate ad hoc, che permetteranno di riscoprire usi e costumi che da sempre caratterizzano il nostro territorio e che da secoli vengono custoditi e tramandati di generazione in generazione. Sarà quindi un’occasione imperdibile per vivere momenti di autentica tradizione e per degustare vere eccellenze in compagnia degli stessi produttori”.

Ad aprire la serie delle prime quattro domeniche di # OpenDays Alte Terre sarà l’Agriturismo Lu Ceppe (Cittareale), che il 10 febbraio organizza la “Cias-polenta”, una ciaspolata sulla neve, adatta anche ai più piccoli, che si concluderà a pranzo con una ‘passeggiata’ gustosa a base di polenta alla brace.

Mentre il 24 febbraio sarò il turno dell’Agriturismo Dal Poeta (Posta), che aprirà le danze con un ‘aperitivo in metriche’, per poi finire con un ricco banchetto dai sapori montani.

A marzo si comincia invece con l’Agriturismo Il Casale, che domenica 3 propone un laboratorio dedicato alla lavorazione degli gnocchi di patate per festeggiare il carnevale, che sarà protagonista non solo a tavola ma anche nel vicino comune di Posta con la tradizionale sfilata dei carri allegorici.

Punta infine sulla visita guidata degli allevamenti bradi del maiale nero e dei laboratori di trasformazione e stagionatura delle carni l’Agriturismo Coop. Grisciano (Accumoli), pronto ad accogliere appassionati, giovani e famiglie domenica 17 marzo.

I PRIMI 4 APPUNTAMENTI DI #OPENDAYS ALTE TERRE IN SINTESI (tutte le prenotazioni vanno effettuate direttamente nelle strutture):

DOMENICA 10 FEBBRAIO – AGRITURISMO LU CEPPE
Dove: Via Gentili 3, 02010 – Cittareale (RI)
Contatti: +39 0746.947085 / +39 338.1892755 – info@agriturismoluceppe.it
www.agriturismoluceppe.it
DOMENICA 24 FEBBRAIO – AGRITURISMO DAL POETA
Dove: Via Favischio, 10, 02019 – Posta (RI)
Contatti: +39 0746.959747 / +39 334.7106011 – info@agriturismodalpoeta.it
www.agriturismodalpoeta.it
DOMENICA 3 MARZO – AGRITURISMO IL CASALE
Dove: Via Villa Camponeschi 1, 02019 – Posta (RI)
Contatti: +39 349.7896258 – pica.m@alice.it
www.ilcasalepica.it
DOMENICA 17 MARZO – AGRITURISMO COOP. GRISCIANO
Dove: Frazione Grisciano, Via Salaria, Km 143,200, 02011 – Accumoli (RI)
Contatti: +39 328.4052893 / +39 349.5722031 – coopgrisciano@libero.it
www.agriturismogrisciano.it

Per info segreteria Consorzio Salariaè: tel. +39 338 1458294 – info@alteterre.it

Comunicazione e Ufficio Stampa: MG Logos – Lungotevere Testaccio, 9, 00153 Roma
Tel. +39 06 45491984 – comunicazione@mglogos.itwww.mglogos.roma.itpress.mglogos.it

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Alteterre, Il Tour: 5 delle 21 realtà produttive nel centro esatto dell’Italia

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Autrici: Candida De Amicis e Sabrina Tocchio

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Grafica: Elena Castiglione

Alteterre, Il Tour. Dopo la presentazione alla stampa del Progetto Alteterre del Consorzio Salariae, ci siamo messe a tavolino per organizzare un tour che ci consentisse di visitare più Aziende possibili delle 21 aderenti al Progetto. Volevamo portare una parola, una piccola voce che attraverso la risonanza del web potesse far conoscere alcune realtà produttive locali del post terremoto.
Le tappe del nostro percorso sono state: Caseificio Storico AmatriceAgriturismo Piccolo LagoCasale Nibbi Azienda Agricola Bio – AmatriceBirra Alta Quota e MelaMille di Andrea Feliciangeli.

Caseificio Petrucci, Amatrice
Cominciamo dalla prima azienda, del Progetto Alteterre, visitata nel nostro giro: il Caseificio Storico Amatrice dei fratelli Petrucci, che da oltre 50 anni opera nel settore. Alla presentazione del progetto Alteterre abbiamo conosciuto Giovanni Petrucci, padre di Simone e Alessandro che hanno preso le redini del caseificio di famiglia; i loro prodotti, invece, li conosciamo da tempo.

Famiglia Petrucci Caseificio Amatrice
Grazie a Ueda Dura, responsabile qualità e produzione, abbiamo assistito alle fasi di lavorazione de “Il Giuncato”, Pecorino dalla breve stagionatura, realizzato con una fuscella particolare, che richiama gli antichi canestri, utilizzati sin dai tempi antichi, dai pastori.
Il nostro percorso all’interno del caseificio è partito dalla raccolta del latte, per poi passare al filtraggio e quindi alla sua lavorazione. Dopo la rottura della cagliata abbiamo assistito al suo inserimento nelle fuscelle e alla successiva stufatura; a questa fase segue la salamoia e poi la stagionatura. La lavorazione dei pecorini è manuale, fatta secondo il metodo artigianale: dal Caseificio storico di Amatrice, vengono successivamente trasportati nella sede di Rieti per la stagionatura; le forme vengono messe su tavole di legno e girate all’incirca ogni 15 giorni, dipende dal tipo di prodotto, dove rimangono a stagionare da un minimo di 6 mesi a un massimo di 15 mesi.
Con il  siero ottenuto dalla rottura della cagliata viene prodotta la Ricotta Romana DOP che viene messa nelle tipiche fuscelle forate e in seguito, etichettata e distribuita.
Prima dei saluti, una foto di rito e un saluto a Giovanni Petrucci!

Ueda Dura, responsabile marketing Caseificio Petrucci di Amatrice

Tutto perfetto e i lavori di consolidamento e messa in sicurezza eseguiti  subito dopo il terremoto,  qualcosa  è ancora in corso, hanno permesso al caseificio di portare avanti l’attività e di garantire agli allevatori e ai pastori della zona colpita dal sisma, la continuità nella vendita del latte!

Seconda tappa del Tour di Laziogourmand all’Agriturismo Piccolo Lago.
Siamo arrivate in questo posto meraviglioso immerso nella natura e quasi in riva al lago di Scandarello. Il lago è un incantevole bacino artificiale circondato dalle montagne, a Est la Laga, a Nord il Vettore, l’Utero e il Pozzoni. L’Agriturismo, gravemente ferito dal terremoto, ha riaperto da una settimana o poco più, attivando un servizio di ristorazione grazie ad una struttura temporanea che permette di accogliere gli ospiti e ad un “food truck” per cucinare. 

agriturismo-piccolo-lago-amatrice

Non abbiamo foto della struttura in muratura, ancora non agibile e transennata, non ce la siamo sentita proprio di farle.

Anche loro hanno aderito al picnicdiffuso  un modo per gustare i prodotti locali in riva al lago. Sul loro sito troverete i vari cestini con gli ingredienti e i prezzi. Chiamate però un giorno prima.

VUOI METTERE UN’AMATRICIANA IN RIVA AL LAGO?!!!

Casale Nibbi Azienda Agricola Bio c’è  la terza tappa.

Anche qui purtroppo il terremoto ha lasciato i suoi effetti. La struttura in pietra non è agibile e il punto vendita in un container.
Ma la signora che abbiamo trovato, mamma di Amelia Nibi, ha grinta da vendere! Forte, gentile e sincera, come la gente di queste parti, ci racconta le innumerevoli difficoltà di questo lavoro. Nonostante lo sconvolgimento provocato dal sisma la voglia di ricostruire, di andare avanti, non è crollata, come dimostra Amelia, la figlia che con grande tenacia e dedizione porta avanti l’azienda di famiglia.

Casale Nibbi Amatrice

L’azienda parte dalla coltivazione dei cereali per alimentare gli animali da cui si ricava il latte, un latte eccellente, non scremato, con cui si producono mozzarelle, ricotta, uno stupendo stracchino stagionato e lavorato a mano, yogurt arricchito con la frutta biologica coltivata nell’azienda. Frutteti , coltivazioni di cereali. E una piccola superficie di terreno dedicata alla coltivazione di grano duro, concimati con il compostaggio del letame prodotto dagli animali allevati.
Un’azienda virtuosa, a conduzione familiare, in cui Il processo di produzione è imperniato sulla filiera, che fa dell’azienda agricola un luogo di produzione, trasformazione e vendita.

prodotti-casale-nibbi-amatrice

Quello che rimane saldo e invincibile è la qualità dei prodotti di Casale Nibbi Azienda Agricola Bio – Amatrice.
Il loro cavallo di battaglia è lo STRACCHINO STAGIONATO, forme fatte a mano, una delizia!
I loro YOGURT con una confettura alla base sono vellutati e delicati particolarmente adatti per i bambini.
La RICOTTA
Le MOZZARELLINE
La PASTA DI GRANO DURO, coltivato da loro in collaborazione con un pastificio artigianale. Solo due formati: spaghetti e mezze maniche.
Vi consiglio una passeggiata di salute per andarli a trovare e per i pigri  suggerisco @Eataly Roma oppure i vari mercati in giro per Roma trovate tutto sulla loro pagina Facebook.

Il Tour di Laziogourmand continua e arriva al Birrificio Alta Quota nella nostra quarta tappa. Qui ci troviamo tra le montagne reatine, un posto bello e selvaggio, con acqua pura e limpida.

Birrificio Alta Quota Cittareale

Emanuela è una padrona di casa ospitale e raggiante, ti accoglie con la sua bellezza e un sorriso che incanta.
Racconta la sua avventura tra luppolo, malti, cereali e aromi che hanno consentito al birrificio di arrivare ad “alta quota” nei vertici delle birre artigianali.

Claudio, più riservato, con orgoglio e mente aperta, ci racconta perchè ha deciso di aderire al Progetto Alte Terre.

Visitiamo il birrificio con la guida di Emanuela che ci spiega le varie fasi di lavorazione della birra: dalla cotta, al passaggio nel fermentatore, all’imbottigliamento e lo stazionamento in camera calda, a temperatura controllata, per la rifermentazione in bottiglia, naturalmente senza aggiunta di conservanti e additivi. La gasatura è quindi naturale, non c’è aggiunta di anidride carbonica, questo rende la birra più digeribile.

birrificio-alta-quota-cittareale
Farro luppolo fresco, grano “Senatore Cappelli”, peperoncino, sono alcuni ingredienti locali, utilizzati nella produzione, che testimoniano il forte legame con il territorio.
Nel birrificio c’è anche un’osteria, arredata con materiale di riciclo, per la vendita, ma ci si può fermare anche per uno spuntino degustando prodotti genuini del territorio accompagnati dalle birre oppure solo per ristorarsi con una buona birra. 

Da provare anche il FARRO SALATO uno snack sfizioso che mentre sorseggi la birra fredda non puoi far a meno di sgranocchiare. 

Farro salato Birrificio Alta Quota Cittareale

Qui anche la vendita di alcuni prodotti di zona come le confetture di Mela Mille di Andrea Feliciangeli e Scialanga Antonio.

Emanuela ci ha poi raccontato cosa offre il loro CESTINO DA PIC-NIC per il Picnicdiffuso, perché con il Progetto Alteterre, i produttori con punto vendita, hanno la possibilità di consigliare o un pasto o una merenda da gustare sui prati di zona.

Cestino da picnic Birrificio Alta Quota merenda Cittareale
Non vi resta che andare, bere, mangiare e mi raccomando guardate il panorama!

Pic-Nic diffuso

Il Progetto AlteterreLa Natura su Misura, propone il Pic-Nic Diffuso, una piccola cosa di non grande valore, ma un modo per concedere al cittadino, stressato, qualche ora lontano dal caos.

Una box molto simpatica, un cestino di cartone con dentro il necessario per uno spuntino.
A seconda dell’azienda che visiterete, aderente al Progetto, potrete scegliere il contenuto che con pochi euro vi darà la possibilità di assaggiare grandi prodotti.

 

 

pic-nic-diffuso-alteterre

Vi rilasserete in queste zone, a pochi kilometri da Roma, tra vette, gole profonde, borghi suggestivi, fiumi, laghi e cascate, un’esperienza gastronomica da condividere su un prato e da riportare a casa.

Trovate le informazioni sulle aziende aderenti, al sito Alteterre.

SCARICATE IL DÉPLIANT, vi troverete, con un simbolo, le aziende che vi potranno fornire le box.

Alteterre, Il Tour di Laziogourmand fa una sosta: e che fai? Stai li e non fai il picnic? Non potevamo non aderire!

 

pic-nic-diffuso-con-laziogourmand
Anche noi prese dall’atmosfera bucolica non abbiamo resistito alla “stesa” della tovaglietta!

E ci siamo divertite molto!

Il Tour di Laziogourmand è alla sua ultima tappa da Melamille di Andrea Feliciangeli.

“Last but not least”, perché ora facciamo un importante salto nel tempo, pochi decenni è vero, nel tempo in cui la biodiversità era la norma, per parlare di mele e di Melamille.

Le mele sono i frutti più importanti che l’autunno ci regala in grande varietà, dalle tante sfumature di sapori, consistenze, colori, profumi. Melamille è un’ azienda agricola biologica gestita da Andrea Feliciangeli. Andrea ci accoglie con un timido sorriso e qualche frase di benvenuto, è un giovane discreto che all’età di 18 anni, nel 2011, ha deciso di occuparsi del recupero delle antiche varietà di mele della Valle Falacrina, con cui oggi produce confetture, è un custode della biodiversità, ammirevole. Meli speciali, dicevamo, perché Andrea è iscritto NELLA RETE DI CONSERVAZIONE E SICUREZZA DELLE RISORSE VEGETALI DELLA REGIONE LAZIO. Produzioni perse e recuperate con estrema saggezza e capacità, le mele antiche, le mele la cui coltivazione era persa, che con il marchio ‘Melamille‘ di Cittareale vivono di nuova luce. Man mano che ci guida alla scoperta del suo frutteto emerge l’amore e la voglia di raccontare il suo lavoro, emerge la competenza e la consapevolezza delle difficoltà che si incontrano: le basse produzioni, i frutti che hanno un mercato difficile perché non sono perfette nella forma come quelle della grande distribuzione anche se i sapori sono unici; per questo la scelta di farne confetture.

melamille-cittareale

Le principali varietà oggetto di recupero sono:

Renetta del Canada
Renetta grigia
Renetta all’Olio
Ranettoni
Ruzza
Rosa
S. Giovanni
Cerina
Verdone Romano
Oanaja
Piana
Francesca
Paoluccia
Pontella
Capo d’Asino
Appia
Deliziosa
Calvilla rossa e bianca
Limoncella
Cipolla
Agostinella
Vespa
Gelata
Muso di bue
Rosso dentro incarnato
Abbondanza rossa

Andrea non è solo mele ma ha anche inoltrato un progetto di recupero di varietà di Pere, come la Spadona, Passacrassana, Bergamotta, Cannella, Spina Carpi, Campana, Butirra, Volpina e Bugiarda e coltiva lamponi, more, ribes e uva spina!

Ha anche prugne, ciliege, visciole.

Oltre a vendere il frutto, Andrea ha una collaborazione con un’azienda di Antrodoco con cui concorda le ricette delle sue confetture.

Mele limoncella e cannella
Mele Calvilla
Pere Passacrassane e noci
Mele Cipolla, noci e vaniglia
Mele rosa
More
Lamponi
Ribes
Prugne selvatiche

Le confetture si possono trovare in vendita nell’osteria del Birrificio Alta Quota di Cittareale e, presto, anche a Roma.

melamille-confetture-cittareale

Grazie Andrea della tua disponibilità!

Conclusioni: 

Ci sono volute circa 12 ore per fare questo giro, comprese di viaggio, soste, pranzo, chiacchiere, risate e visite alla produzione del Caseificio Storico Amatrice, del birrificio Birra Alta Quota, acquisti a Casale Nibbi Azienda Agricola Bio – Amatrice, una visita all’Agriturismo Piccolo Lago e una passeggiata istruttiva tra i Meli di Andrea.

Non è impossibile!
Vi invitiamo a visitare queste terre di bellezza indiscussa, ospitalità e prodotti eccellenti.
Create il vostro personale percorso tra le 21 aziende aderenti al Progetto del Consorzio Salariae su Alteterre.

E ora sbirciate il nostro divertente video, ci siamo proprio godute la giornata e si vede!

Grafica e locandine del Tour, Elena Castiglione

 

 

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Alte Terre, La Natura su Misura con il Pic-nic Diffuso

Alte Terre Logo

Borbona

Con lo slogan di Alte Terre, La Natura su Misura e il Pic-Nic Diffuso, è arrivato il momento, vista la stagione, per apprezzare una gita fuori porta e la semplicità di uno spuntino all’aperto. E’ stata così colta questa nuova tendenza, direi azzeccata, dal Consorzio Salariaè, con il progetto Alte Terre, che ha voluto promuovere i territori feriti dal terremoto del 2016.

21 aziende di filiera dell’Alta Valle del Velino e delle Terre di Amatrice, hanno aderito a questo progetto con lo scopo principale di riavviare l’economia di questi luoghi. Aziende che si occupano di accoglienza (agriturismo e ristoranti) e di produzione (birra, formaggi, carni e salumi, confetture, fragole) con in comune la volontà di rimboccarsi le maniche e rimettersi in piedi sfruttando quello che il territorio offre.

Il territorio è stato diviso in quattro sezioni (Amatrice-Accumuli, Cittareale, Posta e Antrodoco-Cittaducale-Castel Sant’Angelo), facilmente raggiungibili da Roma ma anche dall’Umbria, dalla Toscana, dalle Marche e dall’Abruzzo.

Qui potrete vedere un video suggestivo che vi illustrerà una panoramica di zona.

Il Progetto è stato presentato alla stampa il 12 luglio, 2018 presso Palazzo Pallavicini Rospigliosi a Roma. Una serata stellata che ha visto due rappresentanti eccellenti come i fratelli Serva, Maurizio e Sandro del Ristorante due stelle Michelin “La Trota” di Rivodutri (RI) preparare la cena evento, un tripudio di bontà e bellezza.

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I fratelli Serva sono stati sempre sensibili verso il territorio, sopratutto nel momento in cui ha subito gravi danni causati dal sisma. Nel loro Ristorante vengono scelti e lavorati i prodotti locali delle zone danneggiate dal sisma. Questi alcuni dei piatti presentati durante la serata:

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Noi di Laziogourmand, in tempi non sospetti, vi avevamo già consigliato dei piccoli itinerari in queste zone, proprio per apprezzarne le bellezze poco conosciute.

Vogliamo, in questa occasione, riproporre i nostri mini tour per voi e per il Consorzio Salariaè:

Posta (Rieti)

Amatrice e il Lago di Scandarello

Antrodoco e Borgo Velino

Borbona e il suo Fagiolo protetto

Posti ideali per il progetto Alte Terre e il Pic-Nic Diffuso, come commenta il Presidente del Consorzio Salariaè, Emidio Gentili: “Un format perfetto per un territorio che vanta oltre 600 km quadrati di incontaminata bellezza, tra alte vette, straordinarie vallate, borghi suggestivi, fiumi, cascate e laghi che non mancano mai di lasciare i visitatori a bocca aperta. A questo aggiungiamo una cucina che, dall’Amatriciana alla Gricia, passando per formaggi, salumi e le altre eccellenze di questa area, fa del nostro territorio un unicum conosciuto ed apprezzato nel mondo“. “L’idea, sottolinea il Presidente, è quella di offrire a ognuno una gita fuori porta personalizzata. Che si sia alla ricerca di un’esperienza gastronomica o di un’escursione, di un pomeriggio di relax in riva a un lago o di un giro in moto, di una pedalata tra vette silenziose o di una mattinata tra gli animali, Alte Terre è in grado di soddisfare appieno qualsiasi esigenza. E nei mesi a seguire abbiamo in programma una serie di iniziative divertenti e originali che vedranno protagonisti, oltre ai 21 imprenditori del Consorzio, anche i 10 Comuni coinvolti nel progetto con le loro piccole frazioni, vale a dire Amatrice, Cittareale, Accumuli, Castel Sant’Angelo, Posta, Cittaducale, Antrodoco, Borbona, Borgo Velino e Micigliano“.

emidio gentili

E come ad ogni pic-nic che si rispetti il Consorzio ha pensato anche ai cestini: piccole scatole di cartone per uso alimentare che i turisti potranno decidere di utilizzare in loco, per la loro gita, oppure riportare a casa per poter riassaggiare con calma le delizie del territorio (al prezzo medio dai 5 ai 15 euro).

prodotti tipici alte terre

Senza dimenticare, conclude il Presidente Emidio Gentili, che se poi anzichè per un pic-nic ci si vuole fermare per una notte, un weekend o più giorni, le aziende saranno felici di cucire su misura la vacanza ideale per tutti“.

Volevo aggiungere che le gite fuori porta, in queste zone di bellezza unica, si possono prolungare fino all’autunno e perchè no anche durante l’inverno o magari nella prossima primavera! Avrete capito che qui, ad ogni stagione, troverete cartoline differenti ma tutte magiche. L’autunno vi regalerà colori e sapori, come i funghi, le castagne, i fagioli, le patate per piatti elaborati e casarecci; l’inverno vi aprirà le porte a scenari imbiancati e magici con una cucina più ricca e calda, fatta di minestre e stufati; la primavera colorerà ogni prato di papaveri e piccoli fiori con una cucina sempre lieta e sincera solo con prodotti di stagione.

Quindi non vi resta che provare, dirigervi da queste parti, dopo aver consultato il sito www.alteterre.it, dove troverete tutte le aziende aderenti al progetto e le indicazioni divise per zone.

Vi consiglio di stamparvi questo depliant dove troverete due simboli accanto ad ogni Azienda aderente al Progetto (vedete la legenda): uno indica la possibilità di acquistare la scatola per il pic-nic e l’altro vi indica la possibilità di acquistare i prodotti assaggiati.

 

Consorzio Salariaè

Via Gentili, 3

02010 Cittareale (RI)

e-mail: info@alteterre.it

www.alteterre.it

Instagram: @alteterre

Facebook: @alteterre

Youtube: ALTE TERRE

 

Comunicazione e Ufficio Stampa: MG Logos, comunicazione@mglogos.it, www.mglogos.roma.it, press.mglogos.it

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Posta e il Ristorante il Bagatto

Posta (Rieti)
 
Oggi vogliamo suggerirvi una passeggiata a Posta in provincia di Rieti. Un paesino a 4 km da Borbona. Il Comune di Posta è nel reatino, lungo il corso del fiume Velino e della via Salaria tra Antrodoco e Amatrice.
 
Questo piccolo comune montano ricco di patrimonio paesaggistico e storico nell’Alto Lazio è capitanato dal Sindaco Serenella Clarice, che cerca con tutte le risorse umane e materiali disponibili di mantenere la storia e le tradizioni secolari. I suoi abitanti avevano diverse attività artigianali e con molta fatica quaklcuno ha cercato di rimanere per continuare la tradizione e il lavoro. Non è impresa facile visto che quasi tutte le attività commerciali sono state danneggiate dal terremoto.
Come tutti i paesi e frazioni di quella zona maledetta, il Comune di Posta ha pagato un prezzo altissimo dopo il terremoto: attività chiuse e esodo di alcuni residenti in altri luoghi.
Posta (Rieti) giardino comunale
Pochi sono rimasti con coraggio e uno di questi è Giancarlo Paoni che con la sua grande famiglia, genitori, sorella, nipoti,  moglie e figli piccoli ha deciso di rimanere e lottare per un futuro migliore.
Gentile,  delicato e generoso Giancarlo, con i suoi piatti della tradizione locale, ha dato conforto per mesi a Vigili del Fuoco e Protezione Civile di tutta Italia, instaurando con loro un forte legame che ancora continua.
Nel 2016 Giancarlo ha partecipato a “Le Stelle Tornano a Scuola” la manifestazione che si è tenuta a Rieti, tutti insieme hanno cucinato una cena gourmet per finanziare la ricostruzione dell’alberghiero di Amatrice.
le stelle tornano a scuolaGiancarlo Paoni e Bottura Giancarlo Paoni e Gennaro Esposito Giancarlo Paoni e Cracco
La sua attività è un delizioso ristorante  caldo e accogliente dove piatti come Amatriciana, Carbonara, Gricia, Fettuccine ai Funghi Porcini, carni locali e tagli classici con ampia scelta di verdure e dolci intrattiene la clientela.
 Ristorante il Bagatto, Posta Rieti
Vi lascio l’indirizzo:
Ristorante il Bagatto 
Via Roma, 50
Posta, Rieti
Tel. 0746 951111
Pagina Facebook: Bagatto
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La cucina sabina

 

Territorio della Sabina

Territorio della Sabina (immagine internet)

di Candida De Amicis e Sabrina Tocchio

“…La Sabina posta in mezzo a’ Latini ed agli Umbri, si estende verso i Monti Sannitici; ma più si accosta a quella parte degli Appennini, che sono presso i Vestini, i Peligni e i Marsi. …

Così, nel l secolo a.C. , Strabone descrive il territorio della Sabina.
In epoca romana corrispondeva al territorio abitato dagli antichi Sabini, si estendeva sulla sinistra del Tevere, fino a comprendere parte della provincia di Roma ed alcuni comuni di Terni e dell’Aquila.
Attualmente si riferisce ad un’area più piccola, identificabile con la provincia di Rieti.

“…Tutto poi il paese dei Sabini è abbondevolissimo di ulivi e viti, e produce anche molte ghiande; ed è vantato come a motivo di alcuni altri suoi animali, così principalmente per la razza di muli di Reate che sono in gran fama…in tutta quanta l’Italia crescono ottimamente i bestiami, benché alcune specie poi si trovino in qualche sua parte meglio che in un’ altra…”, continua Strabone.

cavallo borbona

asino borbona

Colline coperte di ulivi, boschi di querce e pascoli contraddistinguono ancora oggi questo territorio e ne caratterizzano la gastronomia. Un territorioulivo costellato di castelli, monasteri e piccoli borghi medievali costruiti su alture facilmente difendibili, molti sono i paesi in cui compare la parola ”monte” o “poggio”.
La cucina sabina è ricca di cibo genuino e ricette valorizzate dai prodotti tipici e tradizionali più pregiati, offerti da una terra generosa e fertile.

Molti i prodotti di eccellenza a cui è stata attribuita la DOP come l’olio extra vergine d’oliva,” l’oro della Sabina”, insostituibile nella tradizione culinaria. Il medico d’origine greca Galeno lo considerava il migliore del mondo allora conosciuto e lo consigliava per le qualità terapeutiche. Dal colore giallo oro e dal sapore fruttato e aromatico, viene spremuto a freddo subito dopo la raccolta delle olive appena mature e ha un’acidità tendente allo zero. La testimonianza della vocazione millenaria nella produzione dell’olio è data dall’albero bimillenario di Canneto Sabino che si ipotizza, senza riscontri certi, che risalga all’epoca di Numa Pompilio.

bistecche e salsicceLa DOC è stata attribuita al vino Colli della Sabina, il nome riprende un bianco leggero e fresco molto apprezzato nella Roma antica, il Sabino. Ha la Doc nelle versioni bianco, rosso e rosato, fermo o mosso.
L’allevamento contribuisce ad arricchire l’offerta gastronomica locale con carni fresche, salumi e formaggi.
La certificazione IGP è attribuita al prosciutto Amatriciano, conosciuto fin dal 1300, un’eccellenza della salumeria italiana prodotta in ventidue comuni. Stagionato per un minimo di 12 mesi, si presenta con la fetta rosso roseo inframmezzata dal bianco del grasso di marezzatura, dal profumo dolce e intenso e dal gusto sapido ma non salato. Presidio Slow Food è la Mortadella di Campotosto, un salume di forma ovoidale, a grana fine, con al centro una lardello che corre per tutta la lunghezza. Una delle specialità più apprezzate è la famosa la porchetta di Poggio Bustone la cui aromatizzazione la rende unica e riconoscibile.

guanciale amatricianoCICCIOLIDa non dimenticare il Guanciale Amatriciano, PAT (Prodotto Agroalimentare Tradizionale), condimento della famosa pasta all’amatriciana.

formaggi amatrice

I formaggi genuini, come la terra da dove provengono, sono prodotti con latte di
bestiame allevato in montagna:  freschi o stagionati, i più pregiati della produzione locale sono il pecorino, le caciotte e le ricotte.

 

galletti o finferli

La zona montuosa e collinare, con altezze e pendii, boschi con zone d’ombra e umide e prati soleggiati, è terrefinferli appena raccoltino ricco di funghiporcinifinferli, chiamati in zona galletti, prataroli, russule e pregiati tartufi.

I meravigliosi boschi di castagni  ci riservano anche una produzione castamarrone antrodocanonicola, non indifferente per qualità, nelle zone montane di Antrodoco, Borgovelino e Micigliano. Troviamo anche una varietà di marrone di tutto rispetto, una castagna rossa di ottimo livello a Cicolano.


La terra, l’altitudine, le condizioni pedoclimatiche delle zone di coltivazione, ci garantiscono una qualità apprezzata e riconosciuta di cereali,  legumi e patate, prodotti che trovano una spazio fondamentale nella cultura culinaria sabina.

Abbiamo qui in Sabina anche un gradito ritorno grazie al Molino del Cantaro: dopo 80 anni torna un grano denominato “Rimolino del cantaroeti 1″, uno dei grani simbolo del territorio reatino, nato agli inizi del 1900 grazie al lavoro di Nazzareno Strampelli, agronomo fondatore della moderna granicoltura. Il Rieti 1 è un grano antico ma ancora attuale per le sue caratteristiche, ricco di vitamine, resistente alla ruggine e povero di glutine.

Presidio SlowFood è la lenticchia di Rascino, dal seme piccolo e marrone, si coltiva senza l’uso di diserbanti, fertilizzanti chimici di sintesi e trattamenti antiparassitari.

Il prezioso Fagiolo Borbontino essiccato

Il prezioso Fagiolo Borbontino essiccato

ciliegie di Ravenna

Ciliegia Ravenna di Montelibretti

Tra i PAT troviamo il fagiolo Borbontino, gustoso, delicato e facilmente digeribile grazie alla buccia molto sottile, viene coltivato a mano in piccoli appezzamenti nel comune montano di Borbona; la patata di Leonessa, saporita e con la caratteristica di assorbire poca acqua in cottura; la ciliegia Ravenna della Sabina, dalla polpa rosa e dal gusto dolce, viene coltivata tra Palombara e Montelibretti.

 

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Per la ricchezza di acqua lacustre e fluviale anche la cucina del pesce ha un ruolo importante, i gamberi di fiume, sempre più rari, fanno parte di della cucina sabina insieme alla trota reatina PAT, al persico reale e al coregone.

E proprio qui nella sabina abbiamo un’eccellenza che vanta due stelle Michelin il Ristorante “la Trota” di Rivodutri di Rieti come citano loro “in perfetta simbiosi il ristorante, il giardino il paesaggio fluviale“. Un posto incantevole dove la cucina utilizza i prodotti locali in una zona e una terra lontana dalla vita mondana e cittadina ma che segue le tradizioni e le origini con grande coraggio e professionalità.

amatriciana

Bucatini all’amatriciana, il piatto più classico e conosciuto in Italia

Tra i piatti da ricordare i ciufulitti sabini, i manfricoli di Cantalupo, i fusellati difettuccine all'uovo Leonessa, i pizzicotti di Contigliano, gli gnocchi di castagne dell’antrodocano, gli gnocchetti di polenta e gli gnocchi ricci di Amatrice considerati il piatto più antico della tradizione amatriciana ma non il più conosciuto, titolo che spetta ai famosi bucatini all’amatriciana.

Preparazione della polenta

Preparazione della polenta

Poi abbiamo il fallone di Stimigliano, un rustico preparato secondo un’antica ricetta: a forma di calzone, fatto con pasta di pane, ripibiscotti con farroeno di erbe aromatiche condite con olio della Sabina e cotto nel forno a legna; farro al tartufo di Leonessa; fregnacce alla Sabinese, pasta fatta in casa, tagliata a rombi condita con spezie, olive nere, funghi, carciofini, aglio e pomodoro; sagne Scandrigliesi, strengozzi alla Reatina e molti altri.

Ricca  la tradizione dolciaria e molti i prodotti della panetteria.

Qui potremmo scrivere un trattato tanto è varia questa tradizione che copre l’ intero anno con le feste tradizionali stagionali, le sagre e la vita di tutti giorni: pizza ricresciuta di Pasquacastagnaccio, amaretti, ciambelline al vino, dolce di patate, fave dei morti, ferratelle, pani casarecci, panpepati, pangialli, pizze di ogni tipo, mitica è la pizza con gli sfrizzoli di maiale e così si potrebbe andare avanti ancora per molto…

preparazione pizza con la sugna

preparazione pizza con la sugna

pizza con sugna e ciccioli

pizza con sugna e ciccioli

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

…Se il terremoto non avesse cancellato parte del territorio appena descritto.

Questa è la Sabina e oggi dobbiamo dire purtroppo, per le zone colpite, questa era la Sabina.

La scossa del 24 agosto ha raso al suolo posti di rara bellezza come Amatrice, senza dimenticare i tanti piccoli borghi e frazioni che circondano la zona e dove la scossa più forte del 30 ottobre, è stata il colpo di grazia.

Zone duramente compromesse con popolazioni detentrici di tradizioni profonde e tecniche di produzione di prodotti locali che si perdono nella notte dei tempi. Nel Centro Italia è racchiusa una importante fetta di prodotti agroalimentari nazionali di prima qualità, prodotti inimitabili e ricette della tradizione contadina e montanara, ancora realizzate con cotture di un tempo.

Tutto questo allo stato attuale è compromesso ed è a forte rischio di abbandono, la popolazione se ne va, sia per la perdita di ogni bene, ma anche per lo stress emotivo causato dalle continue scosse. Non si deve perdere tutto questo, non bisogna spegnere l’entusiasmo di chi ama questi territori, ha investito tutto e ha radici profonde che non vuol lasciare. Diamo voce e speranza a quei luoghi che hanno dato e insegnato tanto, nella certezza che tutto ciò continuerà a rappresentarci più di prima.

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La cucina del Lazio

la cucina del Lazio

di Elena Castiglione

La cucina del Lazio ha subito, come in tutta Italia, una forte contaminazione della cucina tradizionale.
Assistiamo oggi a grandi cambiamenti rispetto a ciò che era la cultura gastronomica propria della nostra bella penisola. Tale fenomeno si riscontra maggiormente nei grandi centri urbani. 
La posizione centrale del Lazio ha molto probabilmente favorito  questa cosiddetta “contaminazione” dalle regioni circostanti, che a dire il vero spesso ha anche ingentilito quegli aspetti più ruvidi di alcuni piatti preparati a Roma e nel resto della nostra regione. Ma non solo questo. Anche l’aumentato tenore di vita ha portato all’uso di prodotti che in altri tempi era pressoché impensabile potessero raggiungere le nostre tavole,  e non ultima la presenza di una  popolazione sempre più multietnica ha fatto conoscere una cultura gastronomica internazionale apprezzata e sperimentata nelle nostre cucine.

La mitica “Sora Gina” nello storico mercato di Campo de’ Fiori a Roma

Ma in Lazio Gourmand si parla sì di cucina del Lazio, ma di cucina tradizionale del Lazio: ricette tramandate di famiglia in famiglia; rivalutazione di quei prodotti tipici del nostro territorio che non vogliamo siano dimenticati; la stagionalità degli ortaggi e della frutta, per assaporarne tutto il sapore intenso, spiccato, che rievoca i sapori genuini dell’infanzia. Perché il Lazio ha tanto da raccontare, da riscoprire, da tramandare. E noi ci  proveremo con tutta la passione che ci contraddistingue.

La tradizione della gastronomia del Lazio spesso è identificata in quella romana, anche se bisogna ammettere che i piatti tipici della cucina romana spesso sono contaminati o “rubacchiati” sapientemente, dalle regioni vicine. Qualche esempio? I tanto amati spaghetti all’amatriciana traggono la loro origine dal vicino Abruzzo, in quanto Amatrice apparteneva a quella regione, e solo più tardi passò sotto la provincia di Rieti. Per non parlare delle antichissime preparazioni portate dalla cucina ebraica, tant’è che uno dei piatti più amati a Roma sono i rinomati carciofi alla “giudia”. Questi tanto per citarne alcuni. Ma un merito il Lazio lo avrà pure, o no? Pensiamo che il merito sia dovuto alla divulgazione che la cucina laziale ha avuto in tutto il mondo, alla capacità  di far sue alcune ricette, migliorandole e soprattutto la grande inventiva nel creare piatti con quello che veniva considerato “scarto” dalle cucine dei nobili. “Più se spenne e peggio se magna” si usava dire… Certo oggi quei piatti poveri se li fanno anche pagar cari!!!

E allora parliamo un po’ di questa cucina nostrana.

Quello che sappiamo per certo è che il nostro popolo non si è lasciato mai tanto influenzare dagli intingoli di importazione. Tanto per capirci: sulle tavole dei ricchi spiccavano salse, spezie varie di importazione. La cucina laziale era invece quella che si inventava giorno dopo giorno, quella che la gente con pochi mezzi a disposizione riusciva a creare e portare in tavola. Soprattutto ortaggi e quelle parti di animali che si compravano a due soldi ai macelli … il famoso quinto quarto! E piatti straordinari sono passati alla storia: la coda alla vaccinara, i rigatoni con la pajata, la coratella d’abbacchio con i carciofi…

Ci sono ricette che da secoli mantengono tutta la loro integrità, passate di generazione in generazione e noi ne scoveremo alcune che stanno scomparendo e che invece cercheremo di riproporle e di  rivalutarle.

La cucina popolare non è altro che lo specchio del suo passato, delle sue tradizioni, del suo retaggio culturale e bisogna conservarlo con cura e continuare a tramandarlo ai nostri figli.

Il nostro è un territorio fortunato in termini di produttività: campagne rigogliose e colline ci regalano ottimi prodotti ortofrutticoli, olio e vino che vantano anche prodotti dop, doc e igp: la pastorizia con i suoi formaggi, ricotta e pecorino eccellenti, vigneti rigogliosi che donano vini famosi in tutto il mondo. Allevamenti bovini e ovini che ci donano un’ottima carne. La presenza di laghi, fiumi e mari ci offrono abbondanza di prodotti ittici. Non ci manca niente! Pensiamo che le bellezze architettoniche e i  prodotti tipici del nostro territorio, se curati, valorizzati, amati come meritano, potrebbero fare del Lazio una perla della nostra Italia.

Vediamo  più nel dettaglio le nostre cucine.

La cucina romana

La cucina ciociara

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