Amatrice un anno dopo

Polo gastronomico Amatrice

Hotel Roma nuovo

Amatrice. E’ trascorso un anno dal terribile terremoto del 24 agosto 2016.

Là dove si doveva celebrare la 50.ma Sagra degli Spaghetti all’Amatriciana, proprio in un momento di festa e di presenza massiccia di amatori, turisti e locali ci fu la distruzione: 231 vittime solo ad Amatrice e 11 ad Accumuli e altre vittime ancora nei paesi e frazioni limitrofe 299 in totale e poi i dispersi. Distruzione ovunque e come se non bastasse un inverno freddissimo e carico di neve. Emergenze su emergenze.

La popolazione trasferita altrove, sulla costa e altri assistiti sul posto, gente che non ha voluto lasciare la loro terra. Molti hanno perso i loro cari oltre la casa, altri hanno avuto la possibilità di procurarsi personalmente dei mezzi di fortuna come roulotte o camper o casette prefabbricate. Ma la maggior parte ha dovuto attendere gli aiuti da parte del governo.

Quello che spaventa e annichilisce di più, o meglio devasta maggiormente oltre alla disperazione per la perdita della casa, è la consapevolezza di non avere le spalle coperte, né da parte di chi governa e gestisce aiuti e fondi, né da parte della burocrazia. Credo che questo senso di vuoto e smarrimento e consapevolezza di perdita definitiva è più scioccante dell’evento in sé.

Ringraziando Dio, o come lo volete chiamare voi,  una forza interiore e inaspettata scaturisce nelle persone nel momento degli accadimenti per far sì che ci si adatti a tutto. Col tempo te ne fai una ragione, ti plasmi sulle disgrazie e vai avanti. E’ la sopravvivenza che prevale, per fortuna! Ma non ti abitui, non te ne fai una ragione, invece, dell’inadeguatezza che questo paese trasmette ai suoi cittadini. Su questo no! Non ce la fai.

Sentire le intercettazioni di gente che ride e schernisce la disgrazia come fosse una manna dal cielo, le casette che diventano pura utopia, numeri di assegnazioni, di arrivi promessi e mal mantenuti.

Come si fa? Come si fa a speculare su tutto? Io penso che ad un certo momento ci si debba fermare e riflettere sull’ingordigia e sul potere. Mi rendo conto di dire cose senza senso, per chi specula sulle disgrazie altrui, ma a me fa piacere pensare che possa esistere ancora qualcuno sano di principi.

Avrei voluto tacere ma non posso. Non dopo essere passata per Amatrice prima di ferragosto.

Ve lo dico cosi come se lo raccontassi ad un’amica, non come lo vediamo in tv: ogni anno visitavamo Amatrice e andavamo spesso durante la nostra permanenza a Borbona. Amatrice era il punto focale di zona, per la spesa “grossa”, per acquisti di abbigliamento e calzature per avere il piacere di passeggiare in uno dei più bei borghi italiani.

Dal sisma non ci siamo più tornati, fino ad ora.

La Salaria, per entrare ad Amatrice, non è più percorribile come un tempo: è stata interdetta in parte per cui con una certa difficoltà, durante il percorso, abbiamo trovato un piccolo cartello con scritto Amatrice Romanella. La strada è piena di curve anche a gomito e sembra non si arrivi mai a destinazione. Ad un certo punto del lungo percorso, si iniziano a vedere i primi caseggiati e ahimè i primi crolli. Da lontano si vede la distruzione, non la stessa che vedi in tv, ma quella vera, quella che percepisci tu in quel momento.

Continui e ti trovi davanti un edificio che sembra bombardato, le crepe sui muri sono cosi tante e cosi profonde che sembrano provocate da una mitragliatrice. Tutto questo cozza terribilmente con la natura del luogo, il verde dei prati e delle colline, i fiori, il canto degli uccelli. La devastazione è tale che ti vergogni quasi di passare lì, ti sembra come  calpestare un cimitero.

Poi d’improvviso, all’ennesima curva, trovi un palazzetto. Avete presente le case delle bambole? Quelle aperte sul davanti senza la facciata e le stanze divise da tramezzi, dove puoi scambiare tra loro le camere, col salone spostando i mobiletti in dotazione? Un’impressione nel vedere la facciata crollata e le stanze, divise con i mobili a vista, alcuni piegati, così alla vista di tutti i passanti. E’ come violare la privacy del proprietario, sbirciare dentro. La casa dovrebbe essere un nido, un luogo che ti arredi e lo rendi tuo, personale.

Brutto, brutto…

Si prosegue e si arriva ad un bivio dove di fronte ti trovi il famoso Bar Rinascimento, credo sia stato il primo a riaprire dopo la scossa. Se vai a destra si va verso Villa San Cipriano, la zona ricostruita, se vai a sinistra trovi lo sbarramento della Zona Rossa, con tanto di presidio militare e un gran cartello con scritto NO SELFIE e sotto, “Luogo di Rispetto”. Beh, quella frase ti arriva dentro come una freccia perché ti fa capire che da lì in poi c’è un cimitero, dove la città giace insieme ad alcuni dei suoi abitanti.

Ricordo che proprio li, all’inizio dello sbarramento, c’era una casa, cosi bella grande con balconi pieni di fiori colorati e il tetto di legno, sembrava la tipica casa del Trentino. L’ho trovata piegata in avanti chinata verso terra.

Non ho fatto foto, non ho potuto, non ho voluto, mi sentivo così fuori luogo, truccata con la bigiotteria estiva, non so come dire, mi sono sentita stonata. Ma la vita continua e cosi abbiamo girato verso Villa San Cipriano e la zona nuova. Abbiamo fatto la spesa nel nuovo Supermercato, per lasciare il nostro piccolo contributo al luogo. Girare per gli scaffali però non è stato cosi piacevole, la gente si incontrava e piangeva. Mentre sceglievo la marca preferita di caffè, ho involontariamente ascoltato due signore, una delle due piangeva, aveva perso la figlia, il genero e i nipoti. Mi sono allontanata…sono scappata via nella corsia opposta. Un groppo alla gola, come si fa a pensare al futuro? Forse è troppo presto.

Alle casse ho trovato un volantino del Supermercato con un foglio allegato con su scritto “Oggi si riparte. Sabato 5 Agosto riapre il supermercato Simply Market di Amatrice, duramente colpito dalle scosse di terremoto…e conclude “… Il desiderio è che questo evento possa rappresentare per tutta la collettività un messaggio di speranza e doni un piccolo sorriso per ricominciare”.

Simply Market di Amatrice

Simply Market di Amatrice

A ridosso del parcheggio del Supermercato c’è il nuovo villaggio delle famose casette. Non voglio essere polemica ma ho avuto l’impressione che fossero container rivestiti e non casette di legno. Tutte in fila come uno stabilimento, con al centro un parco giochi per i bimbi. Ho visto delle persone sedute fuori accanto alle porte, al sole con lo sguardo basso a terra, così perso nel vuoto e senza sorriso.

Piu avanti sorge il nuovo Polo Gastronomico progettato dall’architetto Stefano Boeri in collaborazione con la Regione Friuli Venezia Giulia, realizzato grazie ai fondi pro terremotati raccolti da Corriere della Sera e Tg La7 attraverso la campagna “Un aiuto subito. Terremoto Centro Italia 6.0”. Il Polo non è visibile dalla strada e nemmeno indicato adeguatamente, abbiamo dovuto chiedere dopo averlo abbondantemente passato di diversi kilometri.

Se vi devo raccontare le mie impressioni vi posso dire che l’impatto visivo può essere suggestivo, ma per chi come me conosceva Amatrice e sapeva come era strutturata e dove erano collocati i ristoranti è tutta altra cosa, è come se ci si trovasse in altra città, non li.

Al momento ci sono solo tre ristoranti, tre colonne portanti della ristorazione di zona: Hotel Roma, da Giovannino e il ristorante da Patrizia. Attraverso le grandi vetrate si notano i tavoli ben apparecchiati, il personale che lavora e i titolari seduti fuori a parlare con la gente incuriosita. Li vedi lì, seduti un po’ smarriti. La perdita del loro locale è durissima, ma i giovani figli non vogliono sentir parlare di questo, non vogliono lamentele, vogliono solo ricominciare e lavorare.

Forse hanno ragione, basta pensare al passato, anche se è difficile con tutte quelle macerie intorno. Devi dirigere lo sguardo solo verso i Monti della Laga, guardare verso l’infinita bellezza del luogo e non voltarti.

Oggi è un triste giorno, l’anniversario di una notte infernale, invece c’è il sole e il cielo è limpido.

Ascoltiamo questa gente perchè ascoltare è il primo passo per aiutare!

Polo gastronomico AmatriceRistorante da Patrizia Amatrice

 

Statua ristorante Matru AmatriceRistorante da Giovannino Amatrice

 

Aiuola Cuore AmatriceRistorante da Patrizia Amatrice

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Amatrice e il Lago di Scandarello

Panoramica Monti della Laga

Panoramica Monti della Laga

Dopo Borbona e il Fagiolo Borbontino non poteva mancare il secondo mini tour ad Amatrice.

Non solo patria dei famosissimi spaghetti all’Amatriciana ma luogo di rara bellezza incastonato tra Umbria, Marche e Abruzzo circondata da rilievi che superano i 2400 m. con la il Monte Gorzano (la vetta più alta del Lazio) e il romantico Lago di Scandarello.

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Pizzicotti alla reatina con TipicamenteRieti

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Il 7 Novembre abbiamo partecipato ad una iniziativa molto simpatica indirizzata alla promozione del territorio reatino, e noi si sa, siamo sempre pronte ad aiutare la nostra regione ponendo in evidenza un prodotto, un’azienda o come in questo caso, un piatto tradizionale come i Pizzicotti alla Reatina con Tipicamente Rieti.

Tipicamente Rieti è un progetto cofinanziato da Unioncamere Lazio il quale, insieme alla Camera di Commercio di Rieti ha dato vita ad una iniziativa originale per promuovere il territorio reatino, un calendario di 4 show cooking virtuali dove giornalisti e blogger, collegati in rete,  si cimentano in cucina per realizzare piatti tipici locali con i prodotti a km 0 forniti proprio dalla Camera di Commercio di Rieti e consegnati in simpatiche shopper bag in carta riciclata.

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5 anni e Lazio Gourmand-Magazine n 1

Lazio Gourmand-Magazine n 1

10 luglio 2020: 5 anni di Lazio Gourmand e Lazio Gourmand-Magazine n 1. Per raccontare ancora, ma in modo diverso, di questa nostra splendida Regione.

Tante caratteristiche ricette laziali e non solo: minitour, aneddoti e presentazione, nel rigoroso rispetto della stagionalità, dei prodotti tipici del territorio.
In Lazio Gourmand-Magazine n 1
  non potevano mancare le tipiche ricette estive. Dal pollo alla romana al pollo coi peperoni, ai pomodori col riso, le splendide ricette del “nostro” mare e ancora tante altre con i prodotti estivi del nostro territorio .  

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# OPENDAYS ALTE TERRE: DAL 10 FEBBRAIO DOMENICHE ALLA SCOPERTA DI SAPORI TIPICI E ANTICHE TRADIZIONI

OpenDays Alte Terre

OpenDay Alte Terre

# OpenDays Alte Terre. Dal canto a braccio dei pastori ai segreti della lavorazione a mano degli gnocchi di patate, saranno quattro domeniche a diretto contatto con le aziende del territorio per conoscere la cultura contadina, tra menu tematici, laboratori e visite guidate.

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Alteterre, Il Tour: 5 delle 21 realtà produttive nel centro esatto dell’Italia

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Autrici: Candida De Amicis e Sabrina Tocchio

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Grafica: Elena Castiglione

Alteterre, Il Tour. Dopo la presentazione alla stampa del Progetto Alteterre del Consorzio Salariae, ci siamo messe a tavolino per organizzare un tour che ci consentisse di visitare più Aziende possibili delle 21 aderenti al Progetto. Volevamo portare una parola, una piccola voce che attraverso la risonanza del web potesse far conoscere alcune realtà produttive locali del post terremoto.
Le tappe del nostro percorso sono state: Caseificio Storico AmatriceAgriturismo Piccolo LagoCasale Nibbi Azienda Agricola Bio – AmatriceBirra Alta Quota e MelaMille di Andrea Feliciangeli.

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Alte Terre, La Natura su Misura con il Pic-nic Diffuso

Alte Terre Logo

Borbona

Con lo slogan di Alte Terre, La Natura su Misura e il Pic-Nic Diffuso, è arrivato il momento, vista la stagione, per apprezzare una gita fuori porta e la semplicità di uno spuntino all’aperto. E’ stata così colta questa nuova tendenza, direi azzeccata, dal Consorzio Salariaè, con il progetto Alte Terre, che ha voluto promuovere i territori feriti dal terremoto del 2016.

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Posta e il Ristorante il Bagatto

Posta (Rieti)
 
Oggi vogliamo suggerirvi una passeggiata a Posta in provincia di Rieti. Un paesino a 4 km da Borbona. Il Comune di Posta è nel reatino, lungo il corso del fiume Velino e della via Salaria tra Antrodoco e Amatrice.
 
Questo piccolo comune montano ricco di patrimonio paesaggistico e storico nell’Alto Lazio è capitanato dal Sindaco Serenella Clarice, che cerca con tutte le risorse umane e materiali disponibili di mantenere la storia e le tradizioni secolari. I suoi abitanti avevano diverse attività artigianali e con molta fatica quaklcuno ha cercato di rimanere per continuare la tradizione e il lavoro. Non è impresa facile visto che quasi tutte le attività commerciali sono state danneggiate dal terremoto.
Come tutti i paesi e frazioni di quella zona maledetta, il Comune di Posta ha pagato un prezzo altissimo dopo il terremoto: attività chiuse e esodo di alcuni residenti in altri luoghi.
Posta (Rieti) giardino comunale
Pochi sono rimasti con coraggio e uno di questi è Giancarlo Paoni che con la sua grande famiglia, genitori, sorella, nipoti,  moglie e figli piccoli ha deciso di rimanere e lottare per un futuro migliore.
Gentile,  delicato e generoso Giancarlo, con i suoi piatti della tradizione locale, ha dato conforto per mesi a Vigili del Fuoco e Protezione Civile di tutta Italia, instaurando con loro un forte legame che ancora continua.
Nel 2016 Giancarlo ha partecipato a “Le Stelle Tornano a Scuola” la manifestazione che si è tenuta a Rieti, tutti insieme hanno cucinato una cena gourmet per finanziare la ricostruzione dell’alberghiero di Amatrice.
le stelle tornano a scuolaGiancarlo Paoni e Bottura Giancarlo Paoni e Gennaro Esposito Giancarlo Paoni e Cracco
La sua attività è un delizioso ristorante  caldo e accogliente dove piatti come Amatriciana, Carbonara, Gricia, Fettuccine ai Funghi Porcini, carni locali e tagli classici con ampia scelta di verdure e dolci intrattiene la clientela.
 Ristorante il Bagatto, Posta Rieti
Vi lascio l’indirizzo:
Ristorante il Bagatto 
Via Roma, 50
Posta, Rieti
Tel. 0746 951111
Pagina Facebook: Bagatto
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La cucina sabina

 

Territorio della Sabina

Territorio della Sabina (immagine internet)

di Candida De Amicis e Sabrina Tocchio

“…La Sabina posta in mezzo a’ Latini ed agli Umbri, si estende verso i Monti Sannitici; ma più si accosta a quella parte degli Appennini, che sono presso i Vestini, i Peligni e i Marsi. …

Così, nel l secolo a.C. , Strabone descrive il territorio della Sabina.
In epoca romana corrispondeva al territorio abitato dagli antichi Sabini, si estendeva sulla sinistra del Tevere, fino a comprendere parte della provincia di Roma ed alcuni comuni di Terni e dell’Aquila.
Attualmente si riferisce ad un’area più piccola, identificabile con la provincia di Rieti.

“…Tutto poi il paese dei Sabini è abbondevolissimo di ulivi e viti, e produce anche molte ghiande; ed è vantato come a motivo di alcuni altri suoi animali, così principalmente per la razza di muli di Reate che sono in gran fama…in tutta quanta l’Italia crescono ottimamente i bestiami, benché alcune specie poi si trovino in qualche sua parte meglio che in un’ altra…”, continua Strabone.

cavallo borbona

asino borbona

Colline coperte di ulivi, boschi di querce e pascoli contraddistinguono ancora oggi questo territorio e ne caratterizzano la gastronomia. Un territorioulivo costellato di castelli, monasteri e piccoli borghi medievali costruiti su alture facilmente difendibili, molti sono i paesi in cui compare la parola ”monte” o “poggio”.
La cucina sabina è ricca di cibo genuino e ricette valorizzate dai prodotti tipici e tradizionali più pregiati, offerti da una terra generosa e fertile.

Molti i prodotti di eccellenza a cui è stata attribuita la DOP come l’olio extra vergine d’oliva,” l’oro della Sabina”, insostituibile nella tradizione culinaria. Il medico d’origine greca Galeno lo considerava il migliore del mondo allora conosciuto e lo consigliava per le qualità terapeutiche. Dal colore giallo oro e dal sapore fruttato e aromatico, viene spremuto a freddo subito dopo la raccolta delle olive appena mature e ha un’acidità tendente allo zero. La testimonianza della vocazione millenaria nella produzione dell’olio è data dall’albero bimillenario di Canneto Sabino che si ipotizza, senza riscontri certi, che risalga all’epoca di Numa Pompilio.

bistecche e salsicceLa DOC è stata attribuita al vino Colli della Sabina, il nome riprende un bianco leggero e fresco molto apprezzato nella Roma antica, il Sabino. Ha la Doc nelle versioni bianco, rosso e rosato, fermo o mosso.
L’allevamento contribuisce ad arricchire l’offerta gastronomica locale con carni fresche, salumi e formaggi.
La certificazione IGP è attribuita al prosciutto Amatriciano, conosciuto fin dal 1300, un’eccellenza della salumeria italiana prodotta in ventidue comuni. Stagionato per un minimo di 12 mesi, si presenta con la fetta rosso roseo inframmezzata dal bianco del grasso di marezzatura, dal profumo dolce e intenso e dal gusto sapido ma non salato. Presidio Slow Food è la Mortadella di Campotosto, un salume di forma ovoidale, a grana fine, con al centro una lardello che corre per tutta la lunghezza. Una delle specialità più apprezzate è la famosa la porchetta di Poggio Bustone la cui aromatizzazione la rende unica e riconoscibile.

guanciale amatricianoCICCIOLIDa non dimenticare il Guanciale Amatriciano, PAT (Prodotto Agroalimentare Tradizionale), condimento della famosa pasta all’amatriciana.

formaggi amatrice

I formaggi genuini, come la terra da dove provengono, sono prodotti con latte di
bestiame allevato in montagna:  freschi o stagionati, i più pregiati della produzione locale sono il pecorino, le caciotte e le ricotte.

 

galletti o finferli

La zona montuosa e collinare, con altezze e pendii, boschi con zone d’ombra e umide e prati soleggiati, è terrefinferli appena raccoltino ricco di funghiporcinifinferli, chiamati in zona galletti, prataroli, russule e pregiati tartufi.

I meravigliosi boschi di castagni  ci riservano anche una produzione castamarrone antrodocanonicola, non indifferente per qualità, nelle zone montane di Antrodoco, Borgovelino e Micigliano. Troviamo anche una varietà di marrone di tutto rispetto, una castagna rossa di ottimo livello a Cicolano.


La terra, l’altitudine, le condizioni pedoclimatiche delle zone di coltivazione, ci garantiscono una qualità apprezzata e riconosciuta di cereali,  legumi e patate, prodotti che trovano una spazio fondamentale nella cultura culinaria sabina.

Abbiamo qui in Sabina anche un gradito ritorno grazie al Molino del Cantaro: dopo 80 anni torna un grano denominato “Rimolino del cantaroeti 1″, uno dei grani simbolo del territorio reatino, nato agli inizi del 1900 grazie al lavoro di Nazzareno Strampelli, agronomo fondatore della moderna granicoltura. Il Rieti 1 è un grano antico ma ancora attuale per le sue caratteristiche, ricco di vitamine, resistente alla ruggine e povero di glutine.

Presidio SlowFood è la lenticchia di Rascino, dal seme piccolo e marrone, si coltiva senza l’uso di diserbanti, fertilizzanti chimici di sintesi e trattamenti antiparassitari.

Il prezioso Fagiolo Borbontino essiccato

Il prezioso Fagiolo Borbontino essiccato

ciliegie di Ravenna

Ciliegia Ravenna di Montelibretti

Tra i PAT troviamo il fagiolo Borbontino, gustoso, delicato e facilmente digeribile grazie alla buccia molto sottile, viene coltivato a mano in piccoli appezzamenti nel comune montano di Borbona; la patata di Leonessa, saporita e con la caratteristica di assorbire poca acqua in cottura; la ciliegia Ravenna della Sabina, dalla polpa rosa e dal gusto dolce, viene coltivata tra Palombara e Montelibretti.

 

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Per la ricchezza di acqua lacustre e fluviale anche la cucina del pesce ha un ruolo importante, i gamberi di fiume, sempre più rari, fanno parte di della cucina sabina insieme alla trota reatina PAT, al persico reale e al coregone.

E proprio qui nella sabina abbiamo un’eccellenza che vanta due stelle Michelin il Ristorante “la Trota” di Rivodutri di Rieti come citano loro “in perfetta simbiosi il ristorante, il giardino il paesaggio fluviale“. Un posto incantevole dove la cucina utilizza i prodotti locali in una zona e una terra lontana dalla vita mondana e cittadina ma che segue le tradizioni e le origini con grande coraggio e professionalità.

amatriciana

Bucatini all’amatriciana, il piatto più classico e conosciuto in Italia

Tra i piatti da ricordare i ciufulitti sabini, i manfricoli di Cantalupo, i fusellati difettuccine all'uovo Leonessa, i pizzicotti di Contigliano, gli gnocchi di castagne dell’antrodocano, gli gnocchetti di polenta e gli gnocchi ricci di Amatrice considerati il piatto più antico della tradizione amatriciana ma non il più conosciuto, titolo che spetta ai famosi bucatini all’amatriciana.

Preparazione della polenta

Preparazione della polenta

Poi abbiamo il fallone di Stimigliano, un rustico preparato secondo un’antica ricetta: a forma di calzone, fatto con pasta di pane, ripibiscotti con farroeno di erbe aromatiche condite con olio della Sabina e cotto nel forno a legna; farro al tartufo di Leonessa; fregnacce alla Sabinese, pasta fatta in casa, tagliata a rombi condita con spezie, olive nere, funghi, carciofini, aglio e pomodoro; sagne Scandrigliesi, strengozzi alla Reatina e molti altri.

Ricca  la tradizione dolciaria e molti i prodotti della panetteria.

Qui potremmo scrivere un trattato tanto è varia questa tradizione che copre l’ intero anno con le feste tradizionali stagionali, le sagre e la vita di tutti giorni: pizza ricresciuta di Pasquacastagnaccio, amaretti, ciambelline al vino, dolce di patate, fave dei morti, ferratelle, pani casarecci, panpepati, pangialli, pizze di ogni tipo, mitica è la pizza con gli sfrizzoli di maiale e così si potrebbe andare avanti ancora per molto…

preparazione pizza con la sugna

preparazione pizza con la sugna

pizza con sugna e ciccioli

pizza con sugna e ciccioli

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

…Se il terremoto non avesse cancellato parte del territorio appena descritto.

Questa è la Sabina e oggi dobbiamo dire purtroppo, per le zone colpite, questa era la Sabina.

La scossa del 24 agosto ha raso al suolo posti di rara bellezza come Amatrice, senza dimenticare i tanti piccoli borghi e frazioni che circondano la zona e dove la scossa più forte del 30 ottobre, è stata il colpo di grazia.

Zone duramente compromesse con popolazioni detentrici di tradizioni profonde e tecniche di produzione di prodotti locali che si perdono nella notte dei tempi. Nel Centro Italia è racchiusa una importante fetta di prodotti agroalimentari nazionali di prima qualità, prodotti inimitabili e ricette della tradizione contadina e montanara, ancora realizzate con cotture di un tempo.

Tutto questo allo stato attuale è compromesso ed è a forte rischio di abbandono, la popolazione se ne va, sia per la perdita di ogni bene, ma anche per lo stress emotivo causato dalle continue scosse. Non si deve perdere tutto questo, non bisogna spegnere l’entusiasmo di chi ama questi territori, ha investito tutto e ha radici profonde che non vuol lasciare. Diamo voce e speranza a quei luoghi che hanno dato e insegnato tanto, nella certezza che tutto ciò continuerà a rappresentarci più di prima.

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La cucina del Lazio

la cucina del Lazio

di Elena Castiglione

La cucina del Lazio ha subito, come in tutta Italia, una forte contaminazione della cucina tradizionale.
Assistiamo oggi a grandi cambiamenti rispetto a ciò che era la cultura gastronomica propria della nostra bella penisola. Tale fenomeno si riscontra maggiormente nei grandi centri urbani. 
La posizione centrale del Lazio ha molto probabilmente favorito  questa cosiddetta “contaminazione” dalle regioni circostanti, che a dire il vero spesso ha anche ingentilito quegli aspetti più ruvidi di alcuni piatti preparati a Roma e nel resto della nostra regione. Ma non solo questo. Anche l’aumentato tenore di vita ha portato all’uso di prodotti che in altri tempi era pressoché impensabile potessero raggiungere le nostre tavole,  e non ultima la presenza di una  popolazione sempre più multietnica ha fatto conoscere una cultura gastronomica internazionale apprezzata e sperimentata nelle nostre cucine.

La mitica “Sora Gina” nello storico mercato di Campo de’ Fiori a Roma

Ma in Lazio Gourmand si parla sì di cucina del Lazio, ma di cucina tradizionale del Lazio: ricette tramandate di famiglia in famiglia; rivalutazione di quei prodotti tipici del nostro territorio che non vogliamo siano dimenticati; la stagionalità degli ortaggi e della frutta, per assaporarne tutto il sapore intenso, spiccato, che rievoca i sapori genuini dell’infanzia. Perché il Lazio ha tanto da raccontare, da riscoprire, da tramandare. E noi ci  proveremo con tutta la passione che ci contraddistingue.

La tradizione della gastronomia del Lazio spesso è identificata in quella romana, anche se bisogna ammettere che i piatti tipici della cucina romana spesso sono contaminati o “rubacchiati” sapientemente, dalle regioni vicine. Qualche esempio? I tanto amati spaghetti all’amatriciana traggono la loro origine dal vicino Abruzzo, in quanto Amatrice apparteneva a quella regione, e solo più tardi passò sotto la provincia di Rieti. Per non parlare delle antichissime preparazioni portate dalla cucina ebraica, tant’è che uno dei piatti più amati a Roma sono i rinomati carciofi alla “giudia”. Questi tanto per citarne alcuni. Ma un merito il Lazio lo avrà pure, o no? Pensiamo che il merito sia dovuto alla divulgazione che la cucina laziale ha avuto in tutto il mondo, alla capacità  di far sue alcune ricette, migliorandole e soprattutto la grande inventiva nel creare piatti con quello che veniva considerato “scarto” dalle cucine dei nobili. “Più se spenne e peggio se magna” si usava dire… Certo oggi quei piatti poveri se li fanno anche pagar cari!!!

E allora parliamo un po’ di questa cucina nostrana.

Quello che sappiamo per certo è che il nostro popolo non si è lasciato mai tanto influenzare dagli intingoli di importazione. Tanto per capirci: sulle tavole dei ricchi spiccavano salse, spezie varie di importazione. La cucina laziale era invece quella che si inventava giorno dopo giorno, quella che la gente con pochi mezzi a disposizione riusciva a creare e portare in tavola. Soprattutto ortaggi e quelle parti di animali che si compravano a due soldi ai macelli … il famoso quinto quarto! E piatti straordinari sono passati alla storia: la coda alla vaccinara, i rigatoni con la pajata, la coratella d’abbacchio con i carciofi…

Ci sono ricette che da secoli mantengono tutta la loro integrità, passate di generazione in generazione e noi ne scoveremo alcune che stanno scomparendo e che invece cercheremo di riproporle e di  rivalutarle.

La cucina popolare non è altro che lo specchio del suo passato, delle sue tradizioni, del suo retaggio culturale e bisogna conservarlo con cura e continuare a tramandarlo ai nostri figli.

Il nostro è un territorio fortunato in termini di produttività: campagne rigogliose e colline ci regalano ottimi prodotti ortofrutticoli, olio e vino che vantano anche prodotti dop, doc e igp: la pastorizia con i suoi formaggi, ricotta e pecorino eccellenti, vigneti rigogliosi che donano vini famosi in tutto il mondo. Allevamenti bovini e ovini che ci donano un’ottima carne. La presenza di laghi, fiumi e mari ci offrono abbondanza di prodotti ittici. Non ci manca niente! Pensiamo che le bellezze architettoniche e i  prodotti tipici del nostro territorio, se curati, valorizzati, amati come meritano, potrebbero fare del Lazio una perla della nostra Italia.

Vediamo  più nel dettaglio le nostre cucine.

La cucina romana

La cucina ciociara

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