Un giro nella Tuscia gastronomica alla scoperta di eccellenze

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Agriristoro Radichino

L’invito è arrivato inaspettato: una telefonata di Cristiana, l’idea di Vittoria e il patrocinio dell’AIFB per un giro nella Tuscia gastronomica alla scoperta di eccellenze, non  potevo che accettare! Sempre pronta a girare nella nostra splendida regione.

La curiosità ci ha spinto a Grotte di Castro presso la Società Agricola Villa Caviciana, dove si trova l’unico allevamento di maiali Mangalitza e poco distante all’Azienda Agricola Tenuta Il Radichino a Ischia di Castro, Viterbo qui i fratelli Pira allevano capre, pecore e maiali per formaggi e salumi degni di nota.

Una giornata indimenticabile con un bel gruppo di buongustai riuniti dalla stessa passione. Sveglia all’alba e appuntamento a Tarquinia dove abbiamo seguito la nostra amica Vittoria verso la prima tappa di Villa Caviciana.

La Tuscia è una zona dell’Alto Lazio che coincide in gran parte con la provincia di Viterbo, antiche terre ricche di storia che furono abitate dagli etruschi. Una zona con grandi distese verdi e colline boscose, fitte di querce e castagni, con vicino il vulcanico Lago di Bolsena. Meravigliosi e rilassanti panorami fanno da cornice durante tutto il percorso.

Arrivati a Villa Caviciana  a Grotte di Castro in provincia di Viterbo, ci accoglie Fabrizio Nocci, Il norcino, lui si occupa della trasformazione delle carni. Iniziamo con una breve descrizione della tenuta, fondata da una coppia di tedeschi, innamorati di questa porzione del nord del Lazio. In azienda si producono olio, vino, miele ma soprattutto salumi artigianali del loro allevamento di suini pregiati e molto particolari:  i Mangalitza, una razza autoctona Ungherese  per un totale di circa 700 capi.

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I Mangalitza (o Mangalica) vengono definiti maiali-pecora per la loro curiosa pelliccia a riccioli, sono parenti dei cinghiali, tanto che si ipotizza possano essere un incrocio. Fabrizio ci spiega che non è un animale adatto all’allevamento intensivo, cresce molto lentamente e deve sviluppare il suo prezioso grasso per dare sapore alla carne. La presenza del grasso è fondamentale, più l’animale cresce e più  diventa spesso e oleoso pieno di grassi polinsaturi con il 72% di omega 3. I prosciutti che se ne ricavano dalla lavorazione delle carni sono pregiatissimi, il loro grasso è molto morbido e si scioglie ad una temperatura di 37°C, praticamente si scioglie in bocca. Questa peculiarità, che per noi è un valore aggiunto, ha fatto quasi estinguere la razza, in quanto le persone non vogliono vedere il grasso sul prosciutto, anche se ha delle proprietà nutrizionali salutari.

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Fabrizio ci ha condotto poi verso gli uliveti e noccioleti dove i maiali vivono allo stato semibrado, hanno pozze di fango e acqua dove rotolarsi, ombra di enormi salici dove ripararsi, grandi spazi e una ferrea gerarchia che delimita zone e regola equilibri da parte dei capi più anziani. Si nutrono di ciò che trovano in natura e vengono integrati con i cereali dell’azienda.

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Dai polverosi luoghi dove il Mangalitza gode di ottima salute, ci siamo spostati presso la cantina, poco distante, di Villa Caviciana molto vicina al Lago di Bolsena. Un panorama mozzafiato come un quadro, davanti ai divanetti sistemati in giardino offrono in degustazione, per i turisti, i vini prodotti in azienda.

Villa Caviciana cantina Lago di Bolsena

Da Villa Caviciana, ormai vicini all’ora di pranzo, ci dirigiamo all’Agriristoro dei Fratelli Pira della Azienda Agricola Tenuta Il Radichino presso Ischia di Castro sempre in provincia di Viterbo.

All’Azienda Radichino i formaggi viterbesi prodotti, hanno un cuore sardo. Infatti la loro famiglia si è trasferita qui negli anni ’50 dalla Sardegna alla Tuscia: 250 ettari di coltivazione biologica, pecore, capre, latte a fiumi, più di 20 tipologie diverse di formaggi a latte crudo e una Medaglia d’Oro per la loro Toma Reale.

Prima di andare a visitare l’azienda e la filiera casearia ci siamo accomodati, finalmente, per il pranzo. L’Agriristoro è il ristorante dell’azienda dove fino a pochi anni fa era adibito solo per le degustazioni. Al posto di comando in cucina c’è la mamma e la sorella Francesca di Tonino e Gianni e altre signore che aiutano. Un team perfetto, cibo genuino, ottima qualità, piatti sardi e piatti della tradizione locale Viterbese. Gli antipasti si possono scegliere a buffet al centro della sala, dove rudimentali tavoli, elaborati con materiale di riciclo accolgono ogni ben di dio tra verdure, sottòli, coratella, coppa, i salumi dell’azienda e un’infinità di formaggi.

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Il menù è a prezzo fisso a 25 euro escluse le bevande, hanno ottimi vini da abbinare a piatti cucinati veramente bene con pasta fresca per i primi, il famoso purceddu su corteccia di sughero, immancabili arrosticini, bujone di cinghiale e, per dolce, la mitica seadas con il loro meraviglioso e abbondante miele.

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Finito il pranzo, Tonino ci accompagna a fare un giro alla sua azienda. Ovunque si evince la passione di Tonino per il suo lavoro, ci descrive con occhi scintillanti il suo regno tra orti, pollai, porcilaie dove i maiali stazionano e gironzolano liberi in mezzo a un boschetto con mangiatoie e abbeveratoi. Nelle stalle vivono 1200 pecore e 700 capre, gelosamente accudite e coccolate, godono di ottima salute rendendo in cambio il latte per la produzione dei famosi formaggi dell’Azienda.

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Entrare nei locali dove si produce il formaggio è come entrare in un caveau di un gioielliere. Ovunque ci sono degli scaffali dove ad ogni piano troviamo diverse tipologie di formaggi. Un tesoro inestimabile che sornione staziona più o meno giorni in attesa di arrivare al top per essere poi commercializzato.

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L’affinamento dei formaggi è frutto delle stagioni, infatti Tonino passeggiando tra i suoi alberi trova le foglie adatte che possano regalare al suo formaggio un aroma in più. E cosi ecco pronti i formaggi con foglie di castagno, amarena, noce, pepe rosa, mirto e le vinacce.

Inebriati dal pasto e dai profumi dei formaggi facciamo rientro a casa con una consapevolezza in più: la nostra regione è tutta da scoprire partendo proprio dalle tradizioni, dal cibo, dai prodotti e dalla passione delle persone.

Alla prossima bel gruppone:

Per AIFB (Associazione Italiana Food blogger):

Per Laziogourmand:

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A Frascati alla scoperta del Cris Fish Bistrot

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Alle porte di Roma un confortevole locale immerso in un'atmosfera tra il country e il vintage

di Sabrina Turco

Se siete alla ricerca di un angolo romantico, chic e ricercato, beh allora dovete andare al Cris Fish Bistrot di Frascati in via Conti di Tuscolo 1. Una vera esperienza per gli occhi e per il palato… atmosfera Shabby, pochi coperti.

Il nuovo menù: una declinazione di sapori che si sposano tra loro attraverso consistenze diverse, esplorando colori e materia prima. Il tutto annaffiato da vini che hanno una vita e un percorso naturale… nettari che intendono difendere l’integrità del proprio territorio, rispettandone la storia, la cultura e l’arte che sono state loro tramandate nel tempo, traendo ispirazione da una profonda etica ambientale.

Il vino naturale deriva da metodi di lavoro che prevedono il minor numero possibile di interventi in vigna e in cantina, l’assenza di additivi chimici e di manipolazioni da parte dell’uomo. Un percorso complesso ma dal risultato decisamente contagioso! Un vino naturale regala emozioni per il suo modo d’essere, di essere prodotto, di essere assaporato in tutte le sue note… è un percorso di sensazioni, un pentagramma di sfumature che arrivano all’anima, una guida per raggiungere i canali emotivi dell’essere.  Riuscire a comprendere l’anima e il corpo di un vino e di come questo possa arrivare al cuore di chi lo assapora significa condividere un’esperienza unica. Il risultato di questo processo è quello che viene portato in tavola al Cris Fish Bistrot per accompagnare le portate… con una carta dei vini aggiornata e accuratamente scelta per ogni portata…

I piatti: colorati, intensi, sofisticati, un azzardo, quasi, per il palato…

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La polenta come non l’avete mai vista, come non ve l’aspettate, una cialda croccante che abbraccia un cremoso baccalà, soffice come una nuvola, accompagnato da un orlo di cipolline borretane… tre diverse consistenze, tre profumi, tre eccellenze in un piatto solo!

 

Per non parlare della seppia che si specchia in un piccolo bouquet di crema di Topinanbur e insieme affrontano un carciofo dal gusto deciso che riesci ad immaginarlo appena immerso nell’olio.

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E questo è solo l’inizio di un viaggio tra i sapori del nostro territorio offerto dal Bistrot dove in cucina entra soltanto la “Meglio Gioventù” guidata dallo Chef di origini pugliesi, Francesco Pavone che porta con sé la passione per la sua terra, la Puglia. I suoi piatti sono la sua impronta, la sua anima, il suo pensiero, la sua filosofia che lo spinge a sfiorare il tetto del gusto sfidando la tradizione ma senza mai tradirla. Gli ingredienti che sceglie sono dei “privilegiati” da portare in tavola, soltanto i migliori potranno aspirare al traguardo, potranno presentarsi “a corte” in un giro di valzer rappresentato da colori, profumi e sapori cotti e crudi che si fondono, traducendosi in armoniche combinazioni di materie di prima scelta.

 

Risotto aglio olio peperoncino e tartare di tonno e lime

Risotto Gazzani aglio, olio, peperoncino e tartare di tonno e lime

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Linguine molino Ferrara con crema di cavolfiore, alici, confettura d’alici e tarallo sbriciolato

Segnaliamo, tra le new entry al Cris fish Bistrot il “business lunch” a soli 20 euro…

A destra lo chef pavone, a sinistra il suo souchef

A destra lo chef pavone, a sinistra il suo sous chef Giuseppe

INTERVISTA ALLO CHEF FRANCESCO PAVONE
Inizia da Noicattaro, in provincia di Bari, la storia di Francesco Pavone, una cittadina la sua, famosa per essere la capitale dell’uva, soprattutto dell’uva da tavola… la passione per la cucina lo porta a Londra dopo aver frequentato l’Alma, scuola parmense, di formazione d’eccellenza professionale per chi decide di intraprendere questo percorso. nella capitale del regno unito Francesco fa l’incontro della sua vita con lo chef stellato, Andrea Mantovani. “È la persona a cui devo tutto quello che oggi so fare” racconta Francesco. A soli 24 anni e dopo una lunga gavetta, impara i segreti del mestiere ma, soprattutto, impara a lavorare la carne, e lo chef londinese lo mette alla guida del suo secondo ristorante. Francesco Pavone porta con sé nella capitale del Regno Unito i profumi e i colori della sua terra della quale sente talmente forte il richiamo che dopo aver lavorato ad un ritmo di cento ore la settimana, decide di lasciarsela alle spalle con il suo connubio di culture diverse per tornare nella sua Puglia. Fa tappa nel resort Borgo Egnazia, a Savelletri di Fasano, in provincia di Brindisi…dove regna la filosofia di una cucina “povera”, umile, ma ricca di materie prime autentiche. Ed è soltanto dopo aver fatto tesoro anche di quest’ultima esperienza, che si crea l’occasione per un altro incontro. Mette radici ai castelli romani, e più precisamente a Frascati, dove inizia a lavorare al Cris Fish Bistrot. Per Francesco essere uno chef è uno stile di vita che gli dà l’occasione di far scoprire e sorprendere, portandoli in tavola, i frutti, i profumi e i colori della sua terra. Nei suoi piatti di pesce mette tutto se stesso, la sua passione e i ricordi di una cucina semplice, quella di suo padre. Una piccola brigata la sua, ma della “migliore gioventù” fatta di passione e impegno. Da sempre al suo fianco Giuseppe… sous chef e pasticcere, anche lui pugliese. Il pasticcere è fondamentale – ci racconta ancora Francesco – perché è colui che con i suoi piatti chiude le portate. L’ultima creazione è un pandispagna all’arancia, con frolla al cacao, bagna all’arancia, namelaka al cioccolato fondente e spicchio d’arancio candito glassato. un dolce dal gusto delicato che lascia senza parole chi ha il piacere e la fortuna di assaggiarlo. A frascati Francesco riconquista il suo tempo, tempo che trasforma in idee, in proposte, in storie che prendono vita nei suoi piatti accompagnati da semplici salse ma dal gusto ricercato come quello che puoi trovare nei ristoranti gourmet francesi, ma ciò a cui non rinuncerà mai sono tre elementi che rappresentano le fondamenta del suo “credo”: acidità, croccantezza e morbidezza!

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SAPORE DI PONZA – Alla scoperta di EEA, esclusiva, elegante, autentica

EEA Ponza

Ponza e vigneto di Biancolella

SAPORE DI PONZA – Alla scoperta di EEA, esclusiva, elegante, autentica – Torna dal 13 al 15 settembre a Ponza la II Edizione della manifestazione diffusa, nata per la valorizzazione delle risorse autoctone e delle eccellenze agroalimentari tradizionali dell’isola. Saranno tre le giornate alla scoperta dell’isola tra piatti tipici come la parmigiana di cactus e prodotti come la bottarga di pesce spada e il tonno alalunga sott’olio. Non solo cibo ma anche trekking, storia, archeologia e la vendemma del Biancolella, insomma una ventina di proposte per svelare ai turisti una Ponza a 360°.

L’evento è curato dalla giornalista Tiziana Briguglio per la Proloco e l’Istituto Comprensivo Carlo Pisacane di Ponza e pensato per rendere l’isola attrattiva tutto l’anno con la promozione di nuove forme di turismo incentrate su ricchezze storiche, paesaggistiche ed enogastronomiche.

L’isola offre, oltre al pesce, anche molti legumi come lenticchie e cicerchie di ottima qualità e tra i vigneti oltre al Biancolella abbiamo Pedirosso e Aglianico.

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La manifestazione farà scoprire ai turisti  una terra inedita, esclusiva, elegante e autentica.

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Qui il programma

 

Contributo della Camera di Commercio di Latina, dell’Arsial, la collaborazione dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Lazio e Toscana, dell’Arga Lazio e il patrocinio anche della Camera Italo Estera CC-ICRD “Italia Caraibi e America latina”, del Comune di Ponza, di Confcommercio Lazio Sud, della Fondazione Bio Campus e della Chaîne des Rôtisseurs Association Mondiale de la Gastronomie Bailliage nazionale d’Italia, Bailliage di Frosinone e Bailliage Toscana Francigena.

Ponza Biancolella

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LAKE FISHING TASTE EXPERIENCE PRIMA EDIZIONE LAGO DEL TURANO

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Autrici: Candida De Amicis e Sabrina Tocchio

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Si è svolta il 24 settembre la prima edizione di LAKE FISHING TASTE EXPERIENCE, prima Edizione Lago del Turano – Una giornata dedicata al pesce d’acqua dolce e a tutta la filiera, dal pescato al cucinato – in collaborazione con il TURANO RESORT, sul Lago del Turano.

L’evento è stato organizzato dalla neo-nata Delegazione Rieti dell’APCI Lazio, guidata dal Presidente Nicola Gallo e dalla Chef Designer Fabrizia Ventura, ed ha come obiettivo far conoscere e valorizzare le professionalità presenti sul territorio.

Chef Fabrizia Ventura e Chef Nicola Gallo, Presidente APCI Lazio delegazione Rieti

Una giornata insolita alla scoperta del pesce di lago, alle sue carni delicate e ai piatti sapientemente cucinati tutti da scoprire.
L’arrivo al bellissimo Turano Resort, ci ha lasciato senza fiato con la sua hall con affaccio sul lago. Un caffè con vista lago dove si rispecchia nelle verdi acque, Castel di Tora. 

Il giro del lago sulla barca a vela è stato inaspettato ma auspicato vista la giornata, infatti presso il molo, ad attenderci c’era la barca a vela Mirtilla. La navigazione dolce e silenziosa ci ha condotto al centro del lago dove, gettata l’ancora abbiamo assistito al recupero delle reti con il pescato del giorno: lucci, brema, aspio, gamberi e persici reali.

pesca-lago-turanoAl ritorno presso il Resort, il pesce è stato pulito e sfilettato abilmente da Tonino Pandolfi, pescatore e proprietario della Trattoria del Pescatore a Colle di Tora e cucinato dallo chef Mohabbat Bapare.

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Prosciutto di trota salmonata, Crudo di persico reale;
– Ravioli di pesce di lago su crema di fagioli pisello, Taglierini con trota salmonata e lime;
– Coregone all’amatriciana su purè di patate sono stati i piatti degustati guardando il lago.

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La giornata è continuata in cucina con gli Chef APCI Lazio, per creare un nuovo menu con pesce di lago. La Chef Designer Fabrizia Ventura ci ha mostrato una presentazione artistica del crudo di lago.

Al termine della giornata la cena con il crudo di lago e i piatti preparati dallo Chef Nicola Gallo e dalla brigata in combinata APCI LAZIO e TURANO Resort.

Il presidente APCI Lazio, Delegazione Rieti, Nicola Gallo ha preparato:

Maccheroni rigati su crema di Peperone di Pontecorvo D.O.P. con dadolata di luccio, aglio, olio, peperoncino e timo limonato

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Fabrizia Ventura, Chef Designer CooK Design ITALY, ha stupito i presenti con una delle sue coloratissime creazioni a base di crudi:

  • Tris di crudo di lago e giardino di verdure croccanti
  • Carpaccio di luccio marinato all’aceto di mele, olio EVO, semi di papavero, erba cipollina (evocazione del Tirolo)
  • Tartare di persico in cetriolo con mandarino, limone di Amalfi e zenzero (Evocazione di Costiera Amalfitana)
  • Tartare di coregone all’olio Evo e sale al tartufo bianco (Evocazione d’autunno)
    Salse allo yogurt portulaca e mentuccia all’olio Evo (Evocazione Mediterranea)

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Fabio Piscicchia, F&B manager Turano Resort, ha preparato:

  • Filetti di persico fritto con farina di mais al mandarino.

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Il pesce di lago  possiede molti elementi nutrizionali ed è digeribile. Ha un sapore delicato e poco sapido per via dell’habitat costituito da acqua dolce. I pesci d’acqua dolce hanno un costo decisamente più contenuto rispetto a quelli di mare; sono ricchi di Omega 3, vitamine, sali minerali.
Il pesce di lago deve avere un’etichetta obbligatoria che riporti la denominazione della specie, il luogo di pesca o di allevamento e il lotto. Sull’etichetta deve essere indicato anche se il pesce è pescato o allevato.

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Per l’acquisto del Pesce di Lago contattare:

Tonino PandolfiVia della Gioventù – Colle di Tora, Rieti

Per un meraviglioso soggiorno sul Lago del Turano nel Turano Resort contattare:

Fabio Piscicchia, Via Parodi 93 -02020 Colle di Tora – Tel. +39 0765 1893586 

Email: prenotazioni@turanoresort.it

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Un ringraziamento, da parte di Laziogourmand, a tutti i partecipanti alla prima edizione del Lake Fishing Taste Experience e in particolare alla Delegazione Rieti APCI Lazio, al suo Presidente lo Chef Nicola Gallo e alla Chef Designer Fabrizia Ventura per la bellissima esperienza e la piacevole scoperta del pesce di lago in cucina!

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Alteterre, Il Tour: 5 delle 21 realtà produttive nel centro esatto dell’Italia

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Autrici: Candida De Amicis e Sabrina Tocchio

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Grafica: Elena Castiglione

Alteterre, Il Tour. Dopo la presentazione alla stampa del Progetto Alteterre del Consorzio Salariae, ci siamo messe a tavolino per organizzare un tour che ci consentisse di visitare più Aziende possibili delle 21 aderenti al Progetto. Volevamo portare una parola, una piccola voce che attraverso la risonanza del web potesse far conoscere alcune realtà produttive locali del post terremoto.
Le tappe del nostro percorso sono state: Caseificio Storico AmatriceAgriturismo Piccolo LagoCasale Nibbi Azienda Agricola Bio – AmatriceBirra Alta Quota e MelaMille di Andrea Feliciangeli.

Caseificio Petrucci, Amatrice
Cominciamo dalla prima azienda, del Progetto Alteterre, visitata nel nostro giro: il Caseificio Storico Amatrice dei fratelli Petrucci, che da oltre 50 anni opera nel settore. Alla presentazione del progetto Alteterre abbiamo conosciuto Giovanni Petrucci, padre di Simone e Alessandro che hanno preso le redini del caseificio di famiglia; i loro prodotti, invece, li conosciamo da tempo.

Famiglia Petrucci Caseificio Amatrice
Grazie a Ueda Dura, responsabile qualità e produzione, abbiamo assistito alle fasi di lavorazione de “Il Giuncato”, Pecorino dalla breve stagionatura, realizzato con una fuscella particolare, che richiama gli antichi canestri, utilizzati sin dai tempi antichi, dai pastori.
Il nostro percorso all’interno del caseificio è partito dalla raccolta del latte, per poi passare al filtraggio e quindi alla sua lavorazione. Dopo la rottura della cagliata abbiamo assistito al suo inserimento nelle fuscelle e alla successiva stufatura; a questa fase segue la salamoia e poi la stagionatura. La lavorazione dei pecorini è manuale, fatta secondo il metodo artigianale: dal Caseificio storico di Amatrice, vengono successivamente trasportati nella sede di Rieti per la stagionatura; le forme vengono messe su tavole di legno e girate all’incirca ogni 15 giorni, dipende dal tipo di prodotto, dove rimangono a stagionare da un minimo di 6 mesi a un massimo di 15 mesi.
Con il  siero ottenuto dalla rottura della cagliata viene prodotta la Ricotta Romana DOP che viene messa nelle tipiche fuscelle forate e in seguito, etichettata e distribuita.
Prima dei saluti, una foto di rito e un saluto a Giovanni Petrucci!

Ueda Dura, responsabile marketing Caseificio Petrucci di Amatrice

Tutto perfetto e i lavori di consolidamento e messa in sicurezza eseguiti  subito dopo il terremoto,  qualcosa  è ancora in corso, hanno permesso al caseificio di portare avanti l’attività e di garantire agli allevatori e ai pastori della zona colpita dal sisma, la continuità nella vendita del latte!

Seconda tappa del Tour di Laziogourmand all’Agriturismo Piccolo Lago.
Siamo arrivate in questo posto meraviglioso immerso nella natura e quasi in riva al lago di Scandarello. Il lago è un incantevole bacino artificiale circondato dalle montagne, a Est la Laga, a Nord il Vettore, l’Utero e il Pozzoni. L’Agriturismo, gravemente ferito dal terremoto, ha riaperto da una settimana o poco più, attivando un servizio di ristorazione grazie ad una struttura temporanea che permette di accogliere gli ospiti e ad un “food truck” per cucinare. 

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Non abbiamo foto della struttura in muratura, ancora non agibile e transennata, non ce la siamo sentita proprio di farle.

Anche loro hanno aderito al picnicdiffuso  un modo per gustare i prodotti locali in riva al lago. Sul loro sito troverete i vari cestini con gli ingredienti e i prezzi. Chiamate però un giorno prima.

VUOI METTERE UN’AMATRICIANA IN RIVA AL LAGO?!!!

Casale Nibbi Azienda Agricola Bio c’è  la terza tappa.

Anche qui purtroppo il terremoto ha lasciato i suoi effetti. La struttura in pietra non è agibile e il punto vendita in un container.
Ma la signora che abbiamo trovato, mamma di Amelia Nibi, ha grinta da vendere! Forte, gentile e sincera, come la gente di queste parti, ci racconta le innumerevoli difficoltà di questo lavoro. Nonostante lo sconvolgimento provocato dal sisma la voglia di ricostruire, di andare avanti, non è crollata, come dimostra Amelia, la figlia che con grande tenacia e dedizione porta avanti l’azienda di famiglia.

Casale Nibbi Amatrice

L’azienda parte dalla coltivazione dei cereali per alimentare gli animali da cui si ricava il latte, un latte eccellente, non scremato, con cui si producono mozzarelle, ricotta, uno stupendo stracchino stagionato e lavorato a mano, yogurt arricchito con la frutta biologica coltivata nell’azienda. Frutteti , coltivazioni di cereali. E una piccola superficie di terreno dedicata alla coltivazione di grano duro, concimati con il compostaggio del letame prodotto dagli animali allevati.
Un’azienda virtuosa, a conduzione familiare, in cui Il processo di produzione è imperniato sulla filiera, che fa dell’azienda agricola un luogo di produzione, trasformazione e vendita.

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Quello che rimane saldo e invincibile è la qualità dei prodotti di Casale Nibbi Azienda Agricola Bio – Amatrice.
Il loro cavallo di battaglia è lo STRACCHINO STAGIONATO, forme fatte a mano, una delizia!
I loro YOGURT con una confettura alla base sono vellutati e delicati particolarmente adatti per i bambini.
La RICOTTA
Le MOZZARELLINE
La PASTA DI GRANO DURO, coltivato da loro in collaborazione con un pastificio artigianale. Solo due formati: spaghetti e mezze maniche.
Vi consiglio una passeggiata di salute per andarli a trovare e per i pigri  suggerisco @Eataly Roma oppure i vari mercati in giro per Roma trovate tutto sulla loro pagina Facebook.

Il Tour di Laziogourmand continua e arriva al Birrificio Alta Quota nella nostra quarta tappa. Qui ci troviamo tra le montagne reatine, un posto bello e selvaggio, con acqua pura e limpida.

Birrificio Alta Quota Cittareale

Emanuela è una padrona di casa ospitale e raggiante, ti accoglie con la sua bellezza e un sorriso che incanta.
Racconta la sua avventura tra luppolo, malti, cereali e aromi che hanno consentito al birrificio di arrivare ad “alta quota” nei vertici delle birre artigianali.

Claudio, più riservato, con orgoglio e mente aperta, ci racconta perchè ha deciso di aderire al Progetto Alte Terre.

Visitiamo il birrificio con la guida di Emanuela che ci spiega le varie fasi di lavorazione della birra: dalla cotta, al passaggio nel fermentatore, all’imbottigliamento e lo stazionamento in camera calda, a temperatura controllata, per la rifermentazione in bottiglia, naturalmente senza aggiunta di conservanti e additivi. La gasatura è quindi naturale, non c’è aggiunta di anidride carbonica, questo rende la birra più digeribile.

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Farro luppolo fresco, grano “Senatore Cappelli”, peperoncino, sono alcuni ingredienti locali, utilizzati nella produzione, che testimoniano il forte legame con il territorio.
Nel birrificio c’è anche un’osteria, arredata con materiale di riciclo, per la vendita, ma ci si può fermare anche per uno spuntino degustando prodotti genuini del territorio accompagnati dalle birre oppure solo per ristorarsi con una buona birra. 

Da provare anche il FARRO SALATO uno snack sfizioso che mentre sorseggi la birra fredda non puoi far a meno di sgranocchiare. 

Farro salato Birrificio Alta Quota Cittareale

Qui anche la vendita di alcuni prodotti di zona come le confetture di Mela Mille di Andrea Feliciangeli e Scialanga Antonio.

Emanuela ci ha poi raccontato cosa offre il loro CESTINO DA PIC-NIC per il Picnicdiffuso, perché con il Progetto Alteterre, i produttori con punto vendita, hanno la possibilità di consigliare o un pasto o una merenda da gustare sui prati di zona.

Cestino da picnic Birrificio Alta Quota merenda Cittareale
Non vi resta che andare, bere, mangiare e mi raccomando guardate il panorama!

Pic-Nic diffuso

Il Progetto AlteterreLa Natura su Misura, propone il Pic-Nic Diffuso, una piccola cosa di non grande valore, ma un modo per concedere al cittadino, stressato, qualche ora lontano dal caos.

Una box molto simpatica, un cestino di cartone con dentro il necessario per uno spuntino.
A seconda dell’azienda che visiterete, aderente al Progetto, potrete scegliere il contenuto che con pochi euro vi darà la possibilità di assaggiare grandi prodotti.

 

 

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Vi rilasserete in queste zone, a pochi kilometri da Roma, tra vette, gole profonde, borghi suggestivi, fiumi, laghi e cascate, un’esperienza gastronomica da condividere su un prato e da riportare a casa.

Trovate le informazioni sulle aziende aderenti, al sito Alteterre.

SCARICATE IL DÉPLIANT, vi troverete, con un simbolo, le aziende che vi potranno fornire le box.

Alteterre, Il Tour di Laziogourmand fa una sosta: e che fai? Stai li e non fai il picnic? Non potevamo non aderire!

 

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Anche noi prese dall’atmosfera bucolica non abbiamo resistito alla “stesa” della tovaglietta!

E ci siamo divertite molto!

Il Tour di Laziogourmand è alla sua ultima tappa da Melamille di Andrea Feliciangeli.

“Last but not least”, perché ora facciamo un importante salto nel tempo, pochi decenni è vero, nel tempo in cui la biodiversità era la norma, per parlare di mele e di Melamille.

Le mele sono i frutti più importanti che l’autunno ci regala in grande varietà, dalle tante sfumature di sapori, consistenze, colori, profumi. Melamille è un’ azienda agricola biologica gestita da Andrea Feliciangeli. Andrea ci accoglie con un timido sorriso e qualche frase di benvenuto, è un giovane discreto che all’età di 18 anni, nel 2011, ha deciso di occuparsi del recupero delle antiche varietà di mele della Valle Falacrina, con cui oggi produce confetture, è un custode della biodiversità, ammirevole. Meli speciali, dicevamo, perché Andrea è iscritto NELLA RETE DI CONSERVAZIONE E SICUREZZA DELLE RISORSE VEGETALI DELLA REGIONE LAZIO. Produzioni perse e recuperate con estrema saggezza e capacità, le mele antiche, le mele la cui coltivazione era persa, che con il marchio ‘Melamille‘ di Cittareale vivono di nuova luce. Man mano che ci guida alla scoperta del suo frutteto emerge l’amore e la voglia di raccontare il suo lavoro, emerge la competenza e la consapevolezza delle difficoltà che si incontrano: le basse produzioni, i frutti che hanno un mercato difficile perché non sono perfette nella forma come quelle della grande distribuzione anche se i sapori sono unici; per questo la scelta di farne confetture.

melamille-cittareale

Le principali varietà oggetto di recupero sono:

Renetta del Canada
Renetta grigia
Renetta all’Olio
Ranettoni
Ruzza
Rosa
S. Giovanni
Cerina
Verdone Romano
Oanaja
Piana
Francesca
Paoluccia
Pontella
Capo d’Asino
Appia
Deliziosa
Calvilla rossa e bianca
Limoncella
Cipolla
Agostinella
Vespa
Gelata
Muso di bue
Rosso dentro incarnato
Abbondanza rossa

Andrea non è solo mele ma ha anche inoltrato un progetto di recupero di varietà di Pere, come la Spadona, Passacrassana, Bergamotta, Cannella, Spina Carpi, Campana, Butirra, Volpina e Bugiarda e coltiva lamponi, more, ribes e uva spina!

Ha anche prugne, ciliege, visciole.

Oltre a vendere il frutto, Andrea ha una collaborazione con un’azienda di Antrodoco con cui concorda le ricette delle sue confetture.

Mele limoncella e cannella
Mele Calvilla
Pere Passacrassane e noci
Mele Cipolla, noci e vaniglia
Mele rosa
More
Lamponi
Ribes
Prugne selvatiche

Le confetture si possono trovare in vendita nell’osteria del Birrificio Alta Quota di Cittareale e, presto, anche a Roma.

melamille-confetture-cittareale

Grazie Andrea della tua disponibilità!

Conclusioni: 

Ci sono volute circa 12 ore per fare questo giro, comprese di viaggio, soste, pranzo, chiacchiere, risate e visite alla produzione del Caseificio Storico Amatrice, del birrificio Birra Alta Quota, acquisti a Casale Nibbi Azienda Agricola Bio – Amatrice, una visita all’Agriturismo Piccolo Lago e una passeggiata istruttiva tra i Meli di Andrea.

Non è impossibile!
Vi invitiamo a visitare queste terre di bellezza indiscussa, ospitalità e prodotti eccellenti.
Create il vostro personale percorso tra le 21 aziende aderenti al Progetto del Consorzio Salariae su Alteterre.

E ora sbirciate il nostro divertente video, ci siamo proprio godute la giornata e si vede!

Grafica e locandine del Tour, Elena Castiglione

 

 

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Alte Terre, La Natura su Misura con il Pic-nic Diffuso

Alte Terre Logo

Borbona

Con lo slogan di Alte Terre, La Natura su Misura e il Pic-Nic Diffuso, è arrivato il momento, vista la stagione, per apprezzare una gita fuori porta e la semplicità di uno spuntino all’aperto. E’ stata così colta questa nuova tendenza, direi azzeccata, dal Consorzio Salariaè, con il progetto Alte Terre, che ha voluto promuovere i territori feriti dal terremoto del 2016.

21 aziende di filiera dell’Alta Valle del Velino e delle Terre di Amatrice, hanno aderito a questo progetto con lo scopo principale di riavviare l’economia di questi luoghi. Aziende che si occupano di accoglienza (agriturismo e ristoranti) e di produzione (birra, formaggi, carni e salumi, confetture, fragole) con in comune la volontà di rimboccarsi le maniche e rimettersi in piedi sfruttando quello che il territorio offre.

Il territorio è stato diviso in quattro sezioni (Amatrice-Accumuli, Cittareale, Posta e Antrodoco-Cittaducale-Castel Sant’Angelo), facilmente raggiungibili da Roma ma anche dall’Umbria, dalla Toscana, dalle Marche e dall’Abruzzo.

Qui potrete vedere un video suggestivo che vi illustrerà una panoramica di zona.

Il Progetto è stato presentato alla stampa il 12 luglio, 2018 presso Palazzo Pallavicini Rospigliosi a Roma. Una serata stellata che ha visto due rappresentanti eccellenti come i fratelli Serva, Maurizio e Sandro del Ristorante due stelle Michelin “La Trota” di Rivodutri (RI) preparare la cena evento, un tripudio di bontà e bellezza.

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I fratelli Serva sono stati sempre sensibili verso il territorio, sopratutto nel momento in cui ha subito gravi danni causati dal sisma. Nel loro Ristorante vengono scelti e lavorati i prodotti locali delle zone danneggiate dal sisma. Questi alcuni dei piatti presentati durante la serata:

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Noi di Laziogourmand, in tempi non sospetti, vi avevamo già consigliato dei piccoli itinerari in queste zone, proprio per apprezzarne le bellezze poco conosciute.

Vogliamo, in questa occasione, riproporre i nostri mini tour per voi e per il Consorzio Salariaè:

Posta (Rieti)

Amatrice e il Lago di Scandarello

Antrodoco e Borgo Velino

Borbona e il suo Fagiolo protetto

Posti ideali per il progetto Alte Terre e il Pic-Nic Diffuso, come commenta il Presidente del Consorzio Salariaè, Emidio Gentili: “Un format perfetto per un territorio che vanta oltre 600 km quadrati di incontaminata bellezza, tra alte vette, straordinarie vallate, borghi suggestivi, fiumi, cascate e laghi che non mancano mai di lasciare i visitatori a bocca aperta. A questo aggiungiamo una cucina che, dall’Amatriciana alla Gricia, passando per formaggi, salumi e le altre eccellenze di questa area, fa del nostro territorio un unicum conosciuto ed apprezzato nel mondo“. “L’idea, sottolinea il Presidente, è quella di offrire a ognuno una gita fuori porta personalizzata. Che si sia alla ricerca di un’esperienza gastronomica o di un’escursione, di un pomeriggio di relax in riva a un lago o di un giro in moto, di una pedalata tra vette silenziose o di una mattinata tra gli animali, Alte Terre è in grado di soddisfare appieno qualsiasi esigenza. E nei mesi a seguire abbiamo in programma una serie di iniziative divertenti e originali che vedranno protagonisti, oltre ai 21 imprenditori del Consorzio, anche i 10 Comuni coinvolti nel progetto con le loro piccole frazioni, vale a dire Amatrice, Cittareale, Accumuli, Castel Sant’Angelo, Posta, Cittaducale, Antrodoco, Borbona, Borgo Velino e Micigliano“.

emidio gentili

E come ad ogni pic-nic che si rispetti il Consorzio ha pensato anche ai cestini: piccole scatole di cartone per uso alimentare che i turisti potranno decidere di utilizzare in loco, per la loro gita, oppure riportare a casa per poter riassaggiare con calma le delizie del territorio (al prezzo medio dai 5 ai 15 euro).

prodotti tipici alte terre

Senza dimenticare, conclude il Presidente Emidio Gentili, che se poi anzichè per un pic-nic ci si vuole fermare per una notte, un weekend o più giorni, le aziende saranno felici di cucire su misura la vacanza ideale per tutti“.

Volevo aggiungere che le gite fuori porta, in queste zone di bellezza unica, si possono prolungare fino all’autunno e perchè no anche durante l’inverno o magari nella prossima primavera! Avrete capito che qui, ad ogni stagione, troverete cartoline differenti ma tutte magiche. L’autunno vi regalerà colori e sapori, come i funghi, le castagne, i fagioli, le patate per piatti elaborati e casarecci; l’inverno vi aprirà le porte a scenari imbiancati e magici con una cucina più ricca e calda, fatta di minestre e stufati; la primavera colorerà ogni prato di papaveri e piccoli fiori con una cucina sempre lieta e sincera solo con prodotti di stagione.

Quindi non vi resta che provare, dirigervi da queste parti, dopo aver consultato il sito www.alteterre.it, dove troverete tutte le aziende aderenti al progetto e le indicazioni divise per zone.

Vi consiglio di stamparvi questo depliant dove troverete due simboli accanto ad ogni Azienda aderente al Progetto (vedete la legenda): uno indica la possibilità di acquistare la scatola per il pic-nic e l’altro vi indica la possibilità di acquistare i prodotti assaggiati.

 

Consorzio Salariaè

Via Gentili, 3

02010 Cittareale (RI)

e-mail: info@alteterre.it

www.alteterre.it

Instagram: @alteterre

Facebook: @alteterre

Youtube: ALTE TERRE

 

Comunicazione e Ufficio Stampa: MG Logos, comunicazione@mglogos.it, www.mglogos.roma.it, press.mglogos.it

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Posta e il Ristorante il Bagatto

Posta (Rieti)
 
Oggi vogliamo suggerirvi una passeggiata a Posta in provincia di Rieti. Un paesino a 4 km da Borbona. Il Comune di Posta è nel reatino, lungo il corso del fiume Velino e della via Salaria tra Antrodoco e Amatrice.
 
Questo piccolo comune montano ricco di patrimonio paesaggistico e storico nell’Alto Lazio è capitanato dal Sindaco Serenella Clarice, che cerca con tutte le risorse umane e materiali disponibili di mantenere la storia e le tradizioni secolari. I suoi abitanti avevano diverse attività artigianali e con molta fatica quaklcuno ha cercato di rimanere per continuare la tradizione e il lavoro. Non è impresa facile visto che quasi tutte le attività commerciali sono state danneggiate dal terremoto.
Come tutti i paesi e frazioni di quella zona maledetta, il Comune di Posta ha pagato un prezzo altissimo dopo il terremoto: attività chiuse e esodo di alcuni residenti in altri luoghi.
Posta (Rieti) giardino comunale
Pochi sono rimasti con coraggio e uno di questi è Giancarlo Paoni che con la sua grande famiglia, genitori, sorella, nipoti,  moglie e figli piccoli ha deciso di rimanere e lottare per un futuro migliore.
Gentile,  delicato e generoso Giancarlo, con i suoi piatti della tradizione locale, ha dato conforto per mesi a Vigili del Fuoco e Protezione Civile di tutta Italia, instaurando con loro un forte legame che ancora continua.
Nel 2016 Giancarlo ha partecipato a “Le Stelle Tornano a Scuola” la manifestazione che si è tenuta a Rieti, tutti insieme hanno cucinato una cena gourmet per finanziare la ricostruzione dell’alberghiero di Amatrice.
le stelle tornano a scuolaGiancarlo Paoni e Bottura Giancarlo Paoni e Gennaro Esposito Giancarlo Paoni e Cracco
La sua attività è un delizioso ristorante  caldo e accogliente dove piatti come Amatriciana, Carbonara, Gricia, Fettuccine ai Funghi Porcini, carni locali e tagli classici con ampia scelta di verdure e dolci intrattiene la clientela.
 Ristorante il Bagatto, Posta Rieti
Vi lascio l’indirizzo:
Ristorante il Bagatto 
Via Roma, 50
Posta, Rieti
Tel. 0746 951111
Pagina Facebook: Bagatto
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Amatrice un anno dopo

Polo gastronomico Amatrice

Hotel Roma nuovo

Amatrice. E’ trascorso un anno dal terribile terremoto del 24 agosto 2016.

Là dove si doveva celebrare la 50.ma Sagra degli Spaghetti all’Amatriciana, proprio in un momento di festa e di presenza massiccia di amatori, turisti e locali ci fu la distruzione: 231 vittime solo ad Amatrice e 11 ad Accumuli e altre vittime ancora nei paesi e frazioni limitrofe 299 in totale e poi i dispersi. Distruzione ovunque e come se non bastasse un inverno freddissimo e carico di neve. Emergenze su emergenze.

La popolazione trasferita altrove, sulla costa e altri assistiti sul posto, gente che non ha voluto lasciare la loro terra. Molti hanno perso i loro cari oltre la casa, altri hanno avuto la possibilità di procurarsi personalmente dei mezzi di fortuna come roulotte o camper o casette prefabbricate. Ma la maggior parte ha dovuto attendere gli aiuti da parte del governo.

Quello che spaventa e annichilisce di più, o meglio devasta maggiormente oltre alla disperazione per la perdita della casa, è la consapevolezza di non avere le spalle coperte, né da parte di chi governa e gestisce aiuti e fondi, né da parte della burocrazia. Credo che questo senso di vuoto e smarrimento e consapevolezza di perdita definitiva è più scioccante dell’evento in sé.

Ringraziando Dio, o come lo volete chiamare voi,  una forza interiore e inaspettata scaturisce nelle persone nel momento degli accadimenti per far sì che ci si adatti a tutto. Col tempo te ne fai una ragione, ti plasmi sulle disgrazie e vai avanti. E’ la sopravvivenza che prevale, per fortuna! Ma non ti abitui, non te ne fai una ragione, invece, dell’inadeguatezza che questo paese trasmette ai suoi cittadini. Su questo no! Non ce la fai.

Sentire le intercettazioni di gente che ride e schernisce la disgrazia come fosse una manna dal cielo, le casette che diventano pura utopia, numeri di assegnazioni, di arrivi promessi e mal mantenuti.

Come si fa? Come si fa a speculare su tutto? Io penso che ad un certo momento ci si debba fermare e riflettere sull’ingordigia e sul potere. Mi rendo conto di dire cose senza senso, per chi specula sulle disgrazie altrui, ma a me fa piacere pensare che possa esistere ancora qualcuno sano di principi.

Avrei voluto tacere ma non posso. Non dopo essere passata per Amatrice prima di ferragosto.

Ve lo dico cosi come se lo raccontassi ad un’amica, non come lo vediamo in tv: ogni anno visitavamo Amatrice e andavamo spesso durante la nostra permanenza a Borbona. Amatrice era il punto focale di zona, per la spesa “grossa”, per acquisti di abbigliamento e calzature per avere il piacere di passeggiare in uno dei più bei borghi italiani.

Dal sisma non ci siamo più tornati, fino ad ora.

La Salaria, per entrare ad Amatrice, non è più percorribile come un tempo: è stata interdetta in parte per cui con una certa difficoltà, durante il percorso, abbiamo trovato un piccolo cartello con scritto Amatrice Romanella. La strada è piena di curve anche a gomito e sembra non si arrivi mai a destinazione. Ad un certo punto del lungo percorso, si iniziano a vedere i primi caseggiati e ahimè i primi crolli. Da lontano si vede la distruzione, non la stessa che vedi in tv, ma quella vera, quella che percepisci tu in quel momento.

Continui e ti trovi davanti un edificio che sembra bombardato, le crepe sui muri sono cosi tante e cosi profonde che sembrano provocate da una mitragliatrice. Tutto questo cozza terribilmente con la natura del luogo, il verde dei prati e delle colline, i fiori, il canto degli uccelli. La devastazione è tale che ti vergogni quasi di passare lì, ti sembra come  calpestare un cimitero.

Poi d’improvviso, all’ennesima curva, trovi un palazzetto. Avete presente le case delle bambole? Quelle aperte sul davanti senza la facciata e le stanze divise da tramezzi, dove puoi scambiare tra loro le camere, col salone spostando i mobiletti in dotazione? Un’impressione nel vedere la facciata crollata e le stanze, divise con i mobili a vista, alcuni piegati, così alla vista di tutti i passanti. E’ come violare la privacy del proprietario, sbirciare dentro. La casa dovrebbe essere un nido, un luogo che ti arredi e lo rendi tuo, personale.

Brutto, brutto…

Si prosegue e si arriva ad un bivio dove di fronte ti trovi il famoso Bar Rinascimento, credo sia stato il primo a riaprire dopo la scossa. Se vai a destra si va verso Villa San Cipriano, la zona ricostruita, se vai a sinistra trovi lo sbarramento della Zona Rossa, con tanto di presidio militare e un gran cartello con scritto NO SELFIE e sotto, “Luogo di Rispetto”. Beh, quella frase ti arriva dentro come una freccia perché ti fa capire che da lì in poi c’è un cimitero, dove la città giace insieme ad alcuni dei suoi abitanti.

Ricordo che proprio li, all’inizio dello sbarramento, c’era una casa, cosi bella grande con balconi pieni di fiori colorati e il tetto di legno, sembrava la tipica casa del Trentino. L’ho trovata piegata in avanti chinata verso terra.

Non ho fatto foto, non ho potuto, non ho voluto, mi sentivo così fuori luogo, truccata con la bigiotteria estiva, non so come dire, mi sono sentita stonata. Ma la vita continua e cosi abbiamo girato verso Villa San Cipriano e la zona nuova. Abbiamo fatto la spesa nel nuovo Supermercato, per lasciare il nostro piccolo contributo al luogo. Girare per gli scaffali però non è stato cosi piacevole, la gente si incontrava e piangeva. Mentre sceglievo la marca preferita di caffè, ho involontariamente ascoltato due signore, una delle due piangeva, aveva perso la figlia, il genero e i nipoti. Mi sono allontanata…sono scappata via nella corsia opposta. Un groppo alla gola, come si fa a pensare al futuro? Forse è troppo presto.

Alle casse ho trovato un volantino del Supermercato con un foglio allegato con su scritto “Oggi si riparte. Sabato 5 Agosto riapre il supermercato Simply Market di Amatrice, duramente colpito dalle scosse di terremoto…e conclude “… Il desiderio è che questo evento possa rappresentare per tutta la collettività un messaggio di speranza e doni un piccolo sorriso per ricominciare”.

Simply Market di Amatrice

Simply Market di Amatrice

A ridosso del parcheggio del Supermercato c’è il nuovo villaggio delle famose casette. Non voglio essere polemica ma ho avuto l’impressione che fossero container rivestiti e non casette di legno. Tutte in fila come uno stabilimento, con al centro un parco giochi per i bimbi. Ho visto delle persone sedute fuori accanto alle porte, al sole con lo sguardo basso a terra, così perso nel vuoto e senza sorriso.

Piu avanti sorge il nuovo Polo Gastronomico progettato dall’architetto Stefano Boeri in collaborazione con la Regione Friuli Venezia Giulia, realizzato grazie ai fondi pro terremotati raccolti da Corriere della Sera e Tg La7 attraverso la campagna “Un aiuto subito. Terremoto Centro Italia 6.0”. Il Polo non è visibile dalla strada e nemmeno indicato adeguatamente, abbiamo dovuto chiedere dopo averlo abbondantemente passato di diversi kilometri.

Se vi devo raccontare le mie impressioni vi posso dire che l’impatto visivo può essere suggestivo, ma per chi come me conosceva Amatrice e sapeva come era strutturata e dove erano collocati i ristoranti è tutta altra cosa, è come se ci si trovasse in altra città, non li.

Al momento ci sono solo tre ristoranti, tre colonne portanti della ristorazione di zona: Hotel Roma, da Giovannino e il ristorante da Patrizia. Attraverso le grandi vetrate si notano i tavoli ben apparecchiati, il personale che lavora e i titolari seduti fuori a parlare con la gente incuriosita. Li vedi lì, seduti un po’ smarriti. La perdita del loro locale è durissima, ma i giovani figli non vogliono sentir parlare di questo, non vogliono lamentele, vogliono solo ricominciare e lavorare.

Forse hanno ragione, basta pensare al passato, anche se è difficile con tutte quelle macerie intorno. Devi dirigere lo sguardo solo verso i Monti della Laga, guardare verso l’infinita bellezza del luogo e non voltarti.

Oggi è un triste giorno, l’anniversario di una notte infernale, invece c’è il sole e il cielo è limpido.

Ascoltiamo questa gente perchè ascoltare è il primo passo per aiutare!

Polo gastronomico AmatriceRistorante da Patrizia Amatrice

 

Statua ristorante Matru AmatriceRistorante da Giovannino Amatrice

 

Aiuola Cuore AmatriceRistorante da Patrizia Amatrice

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Amatrice e il Lago di Scandarello

Panoramica Monti della Laga

Panoramica Monti della Laga

Dopo Borbona e il Fagiolo Borbontino non poteva mancare il secondo mini tour ad Amatrice.

Non solo patria dei famosissimi spaghetti all’Amatriciana ma luogo di rara bellezza incastonato tra Umbria, Marche e Abruzzo circondata da rilievi che superano i 2400 m. con la il Monte Gorzano (la vetta più alta del Lazio) e il romantico Lago di Scandarello.

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Il Fagiolo Borbontino P.A.T.

Fagioli di borbona sgranati

L’AIFB (Associazione Italiana Food Blogger) ha presentato recentemente il Calendario del Cibo Italiano. Si tratta di un calendario, dove ogni giorno sarà dedicato a un piatto o a un prodotto tipico italiano. Il 16 gennaio sarà la Giornata della Pasta e Fagioli nell’ambito della Settimana del Maiale ed io sarò l’Ambasciatrice, cioè colei che diffonderà l’origine e le varianti esistenti in Italia. In questo contesto ho voluto far conoscere e descrivere i Fagioli che ho usato per il mio piatto. Borbona (RI) è il regno incontrastato di questa varietà e l’intervista che leggerete sarà il coronamento al mio post sul sito dell’AIFB, dedicato a questo piatto povero ma eccezionale!

fagiolo borbontino

Sono molto legata al Fagiolo Borbontino P.A.T. (Prodotti Agroalimentari Tradizionali), l’ho sempre avuto in casa. Fintanto che i miei nonni erano ancora in vita, non abbiamo mai acquistato né fagioli, né patate, avevamo la nostra scorta proveniente dai fertili terreni che nonno coltivava e che la natura del luogo impreziosiva con caratteristiche uniche.

Quello che un tempo era scontato per tutti noi, assume ora un’importanza senza pari. La nostra coscienza è cambiata, il modo di vivere, l’alimentazione, le informazioni che abbiamo dai giornali, dalla tv e da internet ci hanno reso responsabili ma sopratutto attenti alla qualità e alla provenienza dei prodotti che albergano nelle nostre case. C’è per fortuna un ritorno alle origini, un ricercare l’ingrediente perduto e la voglia di poter ritrovare i sapori di una volta.

Una sagra per esempio, può essere una valida opportunità per una gita fuori porta e per un bottino prezioso.

Manifesto della Sagra del Fagiolo a Borbona (RI) Opera dell’artista Silvano Mantovani

Questo vi vogliamo raccontare: con un itinerario gastronomico in Sabina, nell’Alta Valle del fiume Velino, in un’estensione con il Fiume Ratto che arriva fino alla pianura di Borbona. Vi innamorerete di questo posto, un territorio ancora integro con un aspetto molto gradevole e tutto intorno boschi di castagni e faggi. Circondata dalle catene del Terminillo, dai Monti della Laga e dal Gran Sasso, mitigata da colline morbide e verdissime, Borbona è una località molto apprezzata sia d’inverno, per la vicinanza con le stazioni sciistiche, che d’estate per le temperature gradevolissime e la vasta possibilità di avventurarsi in facili percorsi montani. La sua altitudine è ideale: 760 mt di altezza e un’estensione edilizia molto ampia all’interno di una conca.

Borbona

Tutto questo per descrivervi la patria di questo mitico Fagiolo. Mai definizione fu più azzeccata: Patria! Perchè le caratteristiche uniche di questo legume sono fortemente legate alle proprietà del terreno esclusivo di Borbona. Hanno sperimentato delle coltivazioni nei paesi limitrofi per poter estendere la diffusione di questa particolare specie, ma purtroppo senza successo: i fagioli nascono e anche di buona qualità, ma senza l’elemento che contraddistingue la particolarità e la  rara caratteristica di questo legume e cioè la buccia praticamente inesistente! Questo conferisce un’ottima digeribilità e delicatezza del gusto che hanno portato il Fagiolo Borbontino P.A.T. ad essere inserito nell’elenco nazionale dei prodotti agroalimentari tradizionali e tra i prodotti tradizionali del Lazio (Delib.G.R. 23-5-2006 n. 312 “Piano di promozione e valorizzazione dei prodotti agroalimentari ed enogastronomici tipici del Lazio 2006-2007 obiettivi ed indirizzi” Pubblicata nel B.U. Lazio 29 luglio 2006, n. 21, suppl. ord. n. 3.).

Fagioli_sgranati2

Quest’anno, nel mese di Ottobre, la Proloco ha indetto un’assemblea pubblica per la costituzione del Consorzio di Tutela del Fagiolo Borbontino P.A.T. Ma durante l’assemblea, dove partecipavano anche agricoltori dei paesi limitrofi e un agronomo, è stato dichiarato, da chi ha tentato la coltivazione fuori territorio, che la semina, in un terreno appena fuori dal paese di Borbona, non garantisce, nella maniera più assoluta, la qualità e le caratteristiche del Fagiolo Borbontino P.A.T.! Per cui, al momento, non è stata possibilile la costituzione del consorzio.

Purtroppo sono pochi gli agricoltori del posto che hanno una produzione tale da potersi permettere la vendita al di fuori del fabbisogno familiare. Quest’anno, per la prima volta, si sono cimentati in questa avventura anche dei giovani (e meno male, aggiungo!), che hanno incrementato la produzione anche grazie ad una stagione particolarmente fortunata, tanto da permettere la ricostituzione della Sagra ormai abbandonata da qualche anno per le condizioni climatiche avverse, con conseguente raccolto scarso e di bassa qualità.

Proprio di uno di loro vi voglio parlare: Roberto Caioli. Roberto ha radici a Borbona, qui vivono i suoi genitori, ma lui vive a Roma dove lavora. Ho molto apprezzato il suo contributo all’incremento produttivo locale e, incuriosita da questa svolta di vita, complice il prezioso legume, ho approfittato per saperne di più scoprendo notizie e aneddoti molto curiosi.

Roberto_Caioli_1

LG: Perchè tu romano e giovane hai deciso di piantare Fagioli a Borbona? (Roberto, pensieroso e sorridente aspetta un po’ a rispondermi poi non esita e si abbandona…).

L’ho fatto per una soddisfazione personale. Sono arrivato ad un punto della mia vita dove ho sentito la necessità di ritornare alle radici. Diciamo che non le ho mai abbandonate ma la giovane età, la famiglia, il lavoro e gli impegni ti impediscono di riflettere e di fermarti, quindi ora arrivato a 50 anni ho sentito la necessità di ripercorrere strade che in famiglia conoscevo bene… anzi… diciamola tutta: volevo capire se si può vivere in un altro modo!

LG: Molto interessante ciò che hai detto! In un momento di crisi economica, questa frase suona come una musica di rinnovamento! Quindi cosa hai dedotto?

Purtroppo abbiamo tardato la semina di una decina di giorni e non abbiamo potuto raccogliere ciò che avevamo preventivato, ma è andata bene ugualmente!

LG: Raccontaci: quando avviene la semina e la raccolta dei Fagioli?

Si semina la terza decade di maggio, dal 20 al 30 circa, e si raccoglie i primi di ottobre. Si lasciano seccare i baccelli sulla pianta poi si raccolgono e si radunano su teli ad essiccare al sole per un’ultima asciugatura. Poi si effettua la “stecatura” (teca=baccello) che avviene tutta a mano.

LG: Quante piante avete ottenuto dalla semina dei fagioli?

Abbiamo piantato 3000 frasche su due pezzamenti di terreno: uno è il mio e uno lo abbiamo affittato pagandolo in fagioli.

LG: Frasche? Spiegaci meglio.

Prima di piantare i fagioli bisogna lavorare il terreno, poi si va in montagna alla ricerca di bastoni di nocciolo o castagno o faggio che piantati nel terreno sorreggono la pianta e si chiamano frasche. La semina avviene intorno alla terza decade di maggio, come già detto. Secondo la mia esperienza si piantano nel terreno prima le frasche, poi alla loro base si interrano dai 6 agli 8 fagioli. Di solito però si fa il contrario cioè si piantano prima i semi e alla comparsa e crescita della piantina si interrano le frasche ma, secondo me, così c’è il rischio di rovinare le radici.

LG: Per raccogliere 1 Kg di fagioli quante piante occorrono?

Consideriamo una stagione buona: ogni frasca può avere 3-5 piante attaccate e da ogni frasca si possono ottenere 1 etto 1 etto e mezzo ma anche 2 etti di fagioli. La nostra produzione su 300 frasche è stata circa 300 Kg. Per farti un esempio, ma considera che abbiamo tardato una decina di giorni per la semina e alcuni baccelli sono rimasti attaccati alla pianta senza maturare.

LG: Tu parli di stagione buona… mi sembrano pochi 2 etti!

Si, infatti, rispetto ad altre aree agricole più basse come altitudine, sicuramente anche con un clima più mite altre tipologie di fagioli, hanno senza dubbio un raccolto maggiore.

LG: Ecco il motivo della loro eccellenza, pochi, ma ottimi! Quindi la stagionalità è fondamentale e ovviamente anche il prezzo incide.

Si, incide e di molto. Una stagione come questa, che è stata eccellente, il prezzo del Fagiolo è lievitato perchè la qualità è superiore, ma quando la stagione è avversa la qualità ne risente notevolmente e di conseguenza anche il prezzo. Bisogna anche considerare che il Fagiolo si vende solo essiccato, quindi ha una resa maggiore in cottura.

LG: Hai ricordi legati ai Fagioli di Borbona? Per esempio io ricordo, dai racconti di mio padre, che nonna, per sfamare la numerosa famiglia, preparava in inverno la polenta che arrivata a cottura veniva condita con la sugna e i fagioli bolliti. Un pasto unico e povero per sfamare tutti.

No, non ho ricordi legati ad un piatto con i fagioli. Quello che invece ricordo è quando andavo con mia nonna all’orto per aiutarla a piantare i fagioli. Nonna metteva una cinquantina di piante e mi sembravano tantissime, non si finiva mai!

LG: Quindi possiamo dire che il prossimo anno ci riproverai?

Assolutamente si e per il prossimo anno, con l’esperienza appena passata, voglio cambiare metodo: ho intenzione di “modernizzare” concetti che dalla notte dei tempi hanno caratterizzato questo tipo di coltivazione. A proposito di vecchi metodi, c’è un detto qui a Borbona, “i fagioli devono sentire i rintocchi delle campane”. Questo significa che il fagiolo deve essere interrato a poca profondità e con luna mancante!

LG: Grazie Roberto per la pazienza e la collaborazione e complimenti! Sei un esempio da seguire!

Borbona

Borbona, particolare autunnale della strada che costeggia il fiume Ratto

Link utili:

http://www.comune.borbona.rieti.it/

http://www.comune.borbona.rieti.it/paese/fagiolo/fagiolo.htm

http://www.comune.borbona.rieti.it/tradizioni/sagre/sagre.htm

http://www.comune.borbona.rieti.it/turismo/come%20arrivare/come%20arrivare.htm

http://www.arsial.regione.lazio.it/portalearsial/Documenti/ElencoProdottiTipici.PDF

 

 

 

 

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