Amatrice e il Lago di Scandarello

Panoramica Monti della Laga

Panoramica Monti della Laga

Dopo Borbona e il Fagiolo Borbontino non poteva mancare il secondo mini tour ad Amatrice.

Non solo patria dei famosissimi spaghetti all’Amatriciana ma luogo di rara bellezza incastonato tra Umbria, Marche e Abruzzo circondata da rilievi che superano i 2400 m. con la il Monte Gorzano (la vetta più alta del Lazio) e il romantico Lago di Scandarello.

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Il Fagiolo Borbontino P.A.T.

Fagioli di borbona sgranati

L’AIFB (Associazione Italiana Food Blogger) ha presentato recentemente il Calendario del Cibo Italiano. Si tratta di un calendario, dove ogni giorno sarà dedicato a un piatto o a un prodotto tipico italiano. Il 16 gennaio sarà la Giornata della Pasta e Fagioli nell’ambito della Settimana del Maiale ed io sarò l’Ambasciatrice, cioè colei che diffonderà l’origine e le varianti esistenti in Italia. In questo contesto ho voluto far conoscere e descrivere i Fagioli che ho usato per il mio piatto. Borbona (RI) è il regno incontrastato di questa varietà e l’intervista che leggerete sarà il coronamento al mio post sul sito dell’AIFB, dedicato a questo piatto povero ma eccezionale!

fagiolo borbontino

Sono molto legata al Fagiolo Borbontino P.A.T. (Prodotti Agroalimentari Tradizionali), l’ho sempre avuto in casa. Fintanto che i miei nonni erano ancora in vita, non abbiamo mai acquistato né fagioli, né patate, avevamo la nostra scorta proveniente dai fertili terreni che nonno coltivava e che la natura del luogo impreziosiva con caratteristiche uniche.

Quello che un tempo era scontato per tutti noi, assume ora un’importanza senza pari. La nostra coscienza è cambiata, il modo di vivere, l’alimentazione, le informazioni che abbiamo dai giornali, dalla tv e da internet ci hanno reso responsabili ma sopratutto attenti alla qualità e alla provenienza dei prodotti che albergano nelle nostre case. C’è per fortuna un ritorno alle origini, un ricercare l’ingrediente perduto e la voglia di poter ritrovare i sapori di una volta.

Una sagra per esempio, può essere una valida opportunità per una gita fuori porta e per un bottino prezioso.

Manifesto della Sagra del Fagiolo a Borbona (RI) Opera dell’artista Silvano Mantovani

Questo vi vogliamo raccontare: con un itinerario gastronomico in Sabina, nell’Alta Valle del fiume Velino, in un’estensione con il Fiume Ratto che arriva fino alla pianura di Borbona. Vi innamorerete di questo posto, un territorio ancora integro con un aspetto molto gradevole e tutto intorno boschi di castagni e faggi. Circondata dalle catene del Terminillo, dai Monti della Laga e dal Gran Sasso, mitigata da colline morbide e verdissime, Borbona è una località molto apprezzata sia d’inverno, per la vicinanza con le stazioni sciistiche, che d’estate per le temperature gradevolissime e la vasta possibilità di avventurarsi in facili percorsi montani. La sua altitudine è ideale: 760 mt di altezza e un’estensione edilizia molto ampia all’interno di una conca.

Borbona

Tutto questo per descrivervi la patria di questo mitico Fagiolo. Mai definizione fu più azzeccata: Patria! Perchè le caratteristiche uniche di questo legume sono fortemente legate alle proprietà del terreno esclusivo di Borbona. Hanno sperimentato delle coltivazioni nei paesi limitrofi per poter estendere la diffusione di questa particolare specie, ma purtroppo senza successo: i fagioli nascono e anche di buona qualità, ma senza l’elemento che contraddistingue la particolarità e la  rara caratteristica di questo legume e cioè la buccia praticamente inesistente! Questo conferisce un’ottima digeribilità e delicatezza del gusto che hanno portato il Fagiolo Borbontino P.A.T. ad essere inserito nell’elenco nazionale dei prodotti agroalimentari tradizionali e tra i prodotti tradizionali del Lazio (Delib.G.R. 23-5-2006 n. 312 “Piano di promozione e valorizzazione dei prodotti agroalimentari ed enogastronomici tipici del Lazio 2006-2007 obiettivi ed indirizzi” Pubblicata nel B.U. Lazio 29 luglio 2006, n. 21, suppl. ord. n. 3.).

Fagioli_sgranati2

Quest’anno, nel mese di Ottobre, la Proloco ha indetto un’assemblea pubblica per la costituzione del Consorzio di Tutela del Fagiolo Borbontino P.A.T. Ma durante l’assemblea, dove partecipavano anche agricoltori dei paesi limitrofi e un agronomo, è stato dichiarato, da chi ha tentato la coltivazione fuori territorio, che la semina, in un terreno appena fuori dal paese di Borbona, non garantisce, nella maniera più assoluta, la qualità e le caratteristiche del Fagiolo Borbontino P.A.T.! Per cui, al momento, non è stata possibilile la costituzione del consorzio.

Purtroppo sono pochi gli agricoltori del posto che hanno una produzione tale da potersi permettere la vendita al di fuori del fabbisogno familiare. Quest’anno, per la prima volta, si sono cimentati in questa avventura anche dei giovani (e meno male, aggiungo!), che hanno incrementato la produzione anche grazie ad una stagione particolarmente fortunata, tanto da permettere la ricostituzione della Sagra ormai abbandonata da qualche anno per le condizioni climatiche avverse, con conseguente raccolto scarso e di bassa qualità.

Proprio di uno di loro vi voglio parlare: Roberto Caioli. Roberto ha radici a Borbona, qui vivono i suoi genitori, ma lui vive a Roma dove lavora. Ho molto apprezzato il suo contributo all’incremento produttivo locale e, incuriosita da questa svolta di vita, complice il prezioso legume, ho approfittato per saperne di più scoprendo notizie e aneddoti molto curiosi.

Roberto_Caioli_1

LG: Perchè tu romano e giovane hai deciso di piantare Fagioli a Borbona? (Roberto, pensieroso e sorridente aspetta un po’ a rispondermi poi non esita e si abbandona…).

L’ho fatto per una soddisfazione personale. Sono arrivato ad un punto della mia vita dove ho sentito la necessità di ritornare alle radici. Diciamo che non le ho mai abbandonate ma la giovane età, la famiglia, il lavoro e gli impegni ti impediscono di riflettere e di fermarti, quindi ora arrivato a 50 anni ho sentito la necessità di ripercorrere strade che in famiglia conoscevo bene… anzi… diciamola tutta: volevo capire se si può vivere in un altro modo!

LG: Molto interessante ciò che hai detto! In un momento di crisi economica, questa frase suona come una musica di rinnovamento! Quindi cosa hai dedotto?

Purtroppo abbiamo tardato la semina di una decina di giorni e non abbiamo potuto raccogliere ciò che avevamo preventivato, ma è andata bene ugualmente!

LG: Raccontaci: quando avviene la semina e la raccolta dei Fagioli?

Si semina la terza decade di maggio, dal 20 al 30 circa, e si raccoglie i primi di ottobre. Si lasciano seccare i baccelli sulla pianta poi si raccolgono e si radunano su teli ad essiccare al sole per un’ultima asciugatura. Poi si effettua la “stecatura” (teca=baccello) che avviene tutta a mano.

LG: Quante piante avete ottenuto dalla semina dei fagioli?

Abbiamo piantato 3000 frasche su due pezzamenti di terreno: uno è il mio e uno lo abbiamo affittato pagandolo in fagioli.

LG: Frasche? Spiegaci meglio.

Prima di piantare i fagioli bisogna lavorare il terreno, poi si va in montagna alla ricerca di bastoni di nocciolo o castagno o faggio che piantati nel terreno sorreggono la pianta e si chiamano frasche. La semina avviene intorno alla terza decade di maggio, come già detto. Secondo la mia esperienza si piantano nel terreno prima le frasche, poi alla loro base si interrano dai 6 agli 8 fagioli. Di solito però si fa il contrario cioè si piantano prima i semi e alla comparsa e crescita della piantina si interrano le frasche ma, secondo me, così c’è il rischio di rovinare le radici.

LG: Per raccogliere 1 Kg di fagioli quante piante occorrono?

Consideriamo una stagione buona: ogni frasca può avere 3-5 piante attaccate e da ogni frasca si possono ottenere 1 etto 1 etto e mezzo ma anche 2 etti di fagioli. La nostra produzione su 300 frasche è stata circa 300 Kg. Per farti un esempio, ma considera che abbiamo tardato una decina di giorni per la semina e alcuni baccelli sono rimasti attaccati alla pianta senza maturare.

LG: Tu parli di stagione buona… mi sembrano pochi 2 etti!

Si, infatti, rispetto ad altre aree agricole più basse come altitudine, sicuramente anche con un clima più mite altre tipologie di fagioli, hanno senza dubbio un raccolto maggiore.

LG: Ecco il motivo della loro eccellenza, pochi, ma ottimi! Quindi la stagionalità è fondamentale e ovviamente anche il prezzo incide.

Si, incide e di molto. Una stagione come questa, che è stata eccellente, il prezzo del Fagiolo è lievitato perchè la qualità è superiore, ma quando la stagione è avversa la qualità ne risente notevolmente e di conseguenza anche il prezzo. Bisogna anche considerare che il Fagiolo si vende solo essiccato, quindi ha una resa maggiore in cottura.

LG: Hai ricordi legati ai Fagioli di Borbona? Per esempio io ricordo, dai racconti di mio padre, che nonna, per sfamare la numerosa famiglia, preparava in inverno la polenta che arrivata a cottura veniva condita con la sugna e i fagioli bolliti. Un pasto unico e povero per sfamare tutti.

No, non ho ricordi legati ad un piatto con i fagioli. Quello che invece ricordo è quando andavo con mia nonna all’orto per aiutarla a piantare i fagioli. Nonna metteva una cinquantina di piante e mi sembravano tantissime, non si finiva mai!

LG: Quindi possiamo dire che il prossimo anno ci riproverai?

Assolutamente si e per il prossimo anno, con l’esperienza appena passata, voglio cambiare metodo: ho intenzione di “modernizzare” concetti che dalla notte dei tempi hanno caratterizzato questo tipo di coltivazione. A proposito di vecchi metodi, c’è un detto qui a Borbona, “i fagioli devono sentire i rintocchi delle campane”. Questo significa che il fagiolo deve essere interrato a poca profondità e con luna mancante!

LG: Grazie Roberto per la pazienza e la collaborazione e complimenti! Sei un esempio da seguire!

Borbona

Borbona, particolare autunnale della strada che costeggia il fiume Ratto

Link utili:

http://www.comune.borbona.rieti.it/

http://www.comune.borbona.rieti.it/paese/fagiolo/fagiolo.htm

http://www.comune.borbona.rieti.it/tradizioni/sagre/sagre.htm

http://www.comune.borbona.rieti.it/turismo/come%20arrivare/come%20arrivare.htm

http://www.arsial.regione.lazio.it/portalearsial/Documenti/ElencoProdottiTipici.PDF

 

 

 

 

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Cerveteri

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Cerveteri

La storia di Cerveteri 

C’era una volta un’antica città, di nome Caere. E c’è ancora oggi. Sorge tra il lago di Bracciano e il Tirreno in corrispondenza di Ladispoli, sormontata dai monti della Tolfa, praticamente scolpita nel tufo di cui è ricca la zona. Siamo a Cerveteri, poco più di 40 chilometri da Roma.

La sua storia ha radici molto antiche, probabilmente risalenti alla metà del IX secolo avanti Cristo, il secolo in cui la civiltà italica più fiorente ed evoluta fu quella degli Etruschi. E che ebbe una profonda influenza sulla civiltà romana, fino a arrivare a fondersi con essa al termine del I secolo a. C.

L’insediamento umano fu favorito da una situazione ambientale particolarmente accattivante, vista la presenza di un terreno pianeggiante e collinare consono per l’agricoltura, la ricchezza di corsi d’acqua e sorgenti utili per l’approvvigionamento idrico e non ultima la vicinanza alla costa tirrenica che permetteva gli attracchi per le imbarcazioni.

E così nell’VIII secolo a.C. vide la luce Caere, chiamata così dai Romani, la Kyrsry per gli etruschi o Agylla per i greci. E dal piccolo agglomerato di capanne dell’età del ferro diventerà capitale etrusca e metropoli dell’Occidente mediterraneo. Durante i due successivi secoli Caere sarà uno dei centri più popolosi di tutto il mondo allora civilizzato, fiorente di attività artistiche e culturali, di grandi traffici commerciali svolti attraverso i porti di Pyrgy (l’attuale Santa Severa), di Punicum (Santa Marinella) e Alsium (Ladispoli).

Fare la storia di Cerveteri in poche righe, è impresa ardua…

Si alleò con i cartaginesi contro i greci per la supremazia del Tirreno, e nonostante la sconfitta degli elleni, riuscì a mantenere ottimi rapporti con loro. Nel corso del V secolo a.C. attraversò una grave crisi economica e politica e fu poi attaccata da Dionisio di Siracusa che distrusse il porto di Pirgy.

Anche con Roma ebbe sempre una politica neutrale e di buon vicinato, ma nei secoli la potenza crescente di Roma la costrinse a un atto di sottomissione. Fu il preludio della sua definitiva annessione allo stato romano. La diffusione della malaria e le continue incursione saracene fecero il resto: la città iniziò a spopolarsi e la sua decadenza oramai era alle porte. Gli abitanti si trasferirono più in alto, in una località più facilmente difendibile, dove fondarono Caere Nova, l’attuale Ceri. La Caere Vetus era oramai la città vecchia.

Ed è proprio da Caere Vetus che Cerveteri deve il suo attuale nome.

La Rocca duecentesca, sede dell'attuale Museo Nazionale Cerite a Cerveteri

La Rocca duecentesca, sede dell’attuale Museo Nazionale Cerite

fortificazione - Cerveteri

La Rocca duecentesca è stata donata dalla Famiglia Ruspoli nel 1967. Ospita il Museo Nazionale cerite, all’interno del quale sono custoditi i reperti che documentano le diverse fasi culturali dell’antica Caere: corredi funerari, vasi decorati, ceramiche di importazione greca e locale, sarcofagi a testimonianza delle varie epoche.

Il cuore della città medievale è il Castello Ruspoli, che si trova in questa splendida Piazza Santa Maria. E’ dominato dalla Rocca duecentesca. Baluardi e torri gli fanno da cornice. Le fortificazioni intorno incorporano tratti di antiche mura etrusche che risalgono al IV secolo a. C.

palazzo Ruspoli a Cerveteri

Rimaniamo ancora qui, in Piazza Santa Maria. Uno splendido palazzo del Cinquecento, fatto costruire dagli Orsini. E’ il palazzo Ruspoli. Nacque come palazzo baronale, ha conosciuto svariate modifiche nel succedersi degli anni. Finì poi ad essere strutturalmente collegato alla Chiesa di Santa Maria Maggiore, come si vede a lato dell’immagine.

 

Chiesa di Santa Maria Maggiore a Cerveteri

Chiesa di Santa Maria Maggiore

Assolutamente da non perdere nella nostra gita a Cerveteri

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Il Museo Nazionale Cerite in Piazza Santa Maria è assolutamente una tappa da non perdere. Soprattutto in questo periodo perché fino al 31 ottobre 2015 ospita i CAPOLAVORI DI EUFRONIO. Durante gli scavi clandestini ripresi agli inizi degli anni Settanta nella necropoli di Greppe S. Angelo fu ritrovato un cratere attico firmato dal grande maestro Euphronios. In pochi giorni fu trasferito in Svizzera e poi venduto per un milione di dollari al Metropolitan Museum di New York. Un cratere di una bellezza rara, da ammirare e … magari potesse restare per sempre qui, dove per secoli è stata la sua casa!

Il museo ospita tanti reperti dell’epoca etrusca. Ben organizzato con visite interattive, dove ogni singola esposizione è ben spiegata… dalla voce del grande e inimitabile Piero Angela. Resterete incantati da questo viaggio virtuale!

Altra visita da non perdere è la NECROPOLI DELLA BANDITACCIA

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Caratterizzata dalla presenza di numerosi sepolcri a tumulo ancora oggi ben conservati. Sono veri e propri monumenti funebri al cui interno sono ricavate una o più tombe che fanno riferimento all’architettura della casa. L’importanza principale risiede nel fatto che attraverso l’architettura delle tombe abbiamo testimonianza dell’architettura reale scomparsa. La necropoli della Banditaccia ospita oltre mille complessi sepolcrali che rispecchiano buona parte delle evoluzioni dell’architettura etrusca a partire dall’ottavo secolo a. C. fino al secondo secolo a.C.

Se qualcuno è interessato è stato organizzato un trenino turistico, il Caere express, con visite guidate alla necropoli, tutti i sabati e domenica a partire dalle ore 10 e da giugno fino a settembre anche visite guidate in notturna. Un viaggio affascinante…. 

Se poi vi piace la storia etrusca, non esitate a visitare il complesso del Pyrgi, l’attuale Santa Severa. Anche qui ci sono visite organizzate con guide veramente preparate che riescono a trasmettervi con passione la storia e il passaggio degli antichi etruschi in quelle terre.

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Antica imbarcazione al Pyrgi

Mangiare a Cerveteri

Non solo storia e bellezze architettoniche nella nostra Cerveteri. Fermarsi a mangiare nelle numerose trattorie e ristoranti sparsi ovunque, anche nelle campagne limitrofe, offre un momento di relax e gusto che lascia veramente soddisfatti. La cucina tipica di Cerveteri è pressoché quella romana. Schietta e genuina non manca di offrirci pietanze con i numerosi prodotti locali e tradizionali. Non c’è che l’imbarazzo della scelta.

Fra i tanti caratteristici della zona ci sentiamo di suggerirvene uno immerso nel verde che offre davanti a sé il panorama di Ceri. E’ il ristorante La Casetta che offre, in un ambiente a conduzione familiare, quei piatti ricchi di tradizione e genuinità. 

Cerveteri è anche terra di vini pregiati, che merita sicuramente un capitolo a parte per descriverne la quantità, la tradizione e la bontà!

Se poi ci piace andare a caccia di qualcosa di antico, di tradizionale,  a Cerveteri, in pieno centro storico, troviamo L’ANTICO FORNO A LEGNA panificio di antiche tradizioni.

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Da una mappa catastale dello stato pontificio,risulta essere attivo già dal 1700 circa ed appartiene alla famiglia Piergentili dal 1936, quando nonna Caterina con il figlio Pietro lo avviarono a quello che conosciamo oggi per poi lasciarlo gestire ai figli di quest’ultimo, Filippo e Luca.

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Interamente alimentato con la legna della macchia mediterranea circostante e potature delle vigne caeretane,  L’ANTICO FORNO A LEGNA PIERGENTILI si vanta di praticare la filiera corta, utilizzando materie prime locali con le quali riesce a sfornare i prodotti fragranti che molti conoscono.

Hanno cercato così di coniare antiche tradizioni con tecniche moderne.

Speciali sono i pani a lievitazione naturale, multicereali, grano duro senza accantonare il classico pane casereccio dal gusto antico e fragrante, la pizza bianca alla pala impastata solo con olio extravergine d’oliva che quando la “scrocchi” fra i denti lascia un gusto unico.

Per ultimi, ma non meno importanti, sono i dolci caserecci di loro produzione: ciambelline al vino caeretano rosso e bianco, tozzetti, biscottini all’uvetta, al latte, le fette biscottate semplici e farcite, le crostate con gli innumerevoli gusti di marmellate, poi i dolci della tradizione dalle pizze pasquali dolci o salate ai classici panettoni.

Andate a visitarlo, anche solo per passeggiare per il centro storico di Cerveteri … il vostro palato vi ringrazierà.

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