Pizza Romana Day e il Manifesto della Nuova Pizza Romana

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Pizza sottile e croccante: Pizza Romana

IL 13 SETTEMBRE 2018 data del PIZZA ROMANA DAY:

LA FESTA DELLA PIZZA ROMANA

Roma ha celebrato la rinascita della sua pizza con un evento che ha coinvolto 20 pizzerie della capitale raggiungendo il culmine con la firma di un Manifesto, quello della Nuova Pizza Romana.

La Pizza Romana è sempre stata considerata inferiore alla pizza napoletana, consumata distrattamente e non sempre realizzata con gusto e qualità. Finalmente a Roma stiamo assistendo ad una piccola rivoluzione e nelle pizzerie si inizia a fare ricerca su impasti e condimenti. Il Pizza Romana Day è nata per celebrare la Pizza Romana e restituire dignità ad uno stile finora considerato marginale.

Organizzato e ideato da Agrodolce in collaborazione con GreenStyle e Repubblica Sapori, il Pizza Romana Day è stato l’evento che ha inaugurato la prima giornata nazionale dedicata alla Pizza Romana.

Negli ultimi 10 anni abbiamo visto nascere molte pizzerie di grande qualità e ricerca nella Capitale, ma quasi tutte hanno preferito interpretare questa ricetta in modo molto simile alla napoletana piuttosto che ispirarsi alla tradizione locale: quella romana della pizza tonda senza cornicione, gustosa, leggera, sottile e croccante.

Esiste, ha molti estimatori, è amata dagli abitanti della città eterna e non solo, e per questo merita il nostro rispetto e tutta la nostra attenzione. La nuova pizza romana è già qui, è comparsa sulla scena in punta di piedi. Pizzerie dedicate a questo stile rinnovato stanno nascendo velocemente e non sono più luogo di passaggio, veloce e distratto. Sono templi di qualità e ricerca, di grande maestria e passione.

Con il Pizza Romana Day inizia il lavoro dei firmatari di questo Manifesto: restituire dignità ad uno stile troppo spesso considerato marginale, inferiore, a volte addirittura inesistente. Una pizza che, invece, se realizzata con dedizione, può donare incredibili gioie al palato.

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Il Manifesto della Nuova Pizza Romana

L’evento è iniziato nella mattinata del 13 settembre, all’Osteria Di Birra Del Borgo con un dibattito moderato dalla giornalista Eleonora Cozzella di Repubblica Sapori: sul palco tre sostenitori degli stili più amati (napoletana, Enzo Coccia, romana, Lorenza Fumelli e Giancarlo Casa e degustazione, Davide Fiorentini) si sono così contesi lo scettro della pizza migliore.moderatori-nuova-pizza-romana

Un’epilogo non c’è stato, diciamo che, come sostiene saggiamente Giancarlo Casa, ognuna ha la sua pizza o la sua versione di pizza. L’importante sono le profonde conoscenze sulla maturazione dell’impasto, le materie prime di prima qualità e la cottura.

Personalmente amo la pizza romana, in quanto ha segnato le nostre uscite familiari quando ero bambina. A casa non si poteva spendere e le rare volte che si andava a mangiar fuori era per una pizza, un supplì e una gassosa. La pizza era molto democratica, si spendeva poco e i gusti erano: marinara, napoletana, margherita, funghi e capricciosa.

Questa era la nostra pizzeria a Garbatella “Er Panonto”. Qui andavamo con mamma e papà proprio a mangiare Pizza Romana.

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Pizzeria Er Panonto, foto presa da internet

Ora si va con le pizze gourmet i prezzi sono lievitati e non è più cosi economico come una volta, ma ben vengano le evoluzioni.

L’elenco delle pizzerie, non è ancora completo, ma sarà aggiornato costantemente sul sito di Agrodolce e sui social. A seguire le pizzerie che hanno aderito fino ad ora:

  1. 180g Pizzeria Romana | via Tor de’ Schiavi, 53
  2. 91 bis | via della Farnesina, 91
  3. Al Grottino | via Orvieto 6
  4. Exquisitaly | piazza di S. Bernardo 99
  5. Frontoni | via Assisi 117
  6. La Gatta Mangiona | via Ozanam 30,32
  7. Gazometro 38 | via del Gazometro 38
  8. Giulietta | pizza dell’Emporio, 28
  9. Magnifica | via Ugo De Caroli 72 d
  10. Moma | via Calpurnio Fiamma 40-44
  11. Osteria di Birra del Borgo | via Silla 26a
  12. Pro loco Pinciano | via Bergamo 18
  13. Sant’Alberto| via del Pigneto 45
  14. Sbanco| via Siria 1
  15. Seu Pizza Illuminati | via Angelo Bargoni 10-18
  16. Spiazzo | via Antonio Pacinotti 83
  17. Pizzeria di Quartiere | Pietralata
  18. Lievito | Via Andrea Doria, 16
  19. Passetto | Piazza di S. Apollinare, 4
  20. Casette di Campagna | Via di Affogalasino, 40

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A tenere alta la bandiera del binomio perfetto, quello tra pizza e birra, ci sarà Lisa, la nuova lager di Birra del Borgo, sponsor dell’evento. Anche le Farine dei Molini Pivetti hanno deciso di sostenere l’evento a marchio Agrodoce, organizzato in collaborazione con Repubblica Sapori e Greenstyle.it

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Alteterre, Il Tour: 5 delle 21 realtà produttive nel centro esatto dell’Italia

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Autrici: Candida De Amicis e Sabrina Tocchio

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Grafica: Elena Castiglione

Alteterre, Il Tour. Dopo la presentazione alla stampa del Progetto Alteterre del Consorzio Salariae, ci siamo messe a tavolino per organizzare un tour che ci consentisse di visitare più Aziende possibili delle 21 aderenti al Progetto. Volevamo portare una parola, una piccola voce che attraverso la risonanza del web potesse far conoscere alcune realtà produttive locali del post terremoto.
Le tappe del nostro percorso sono state: Caseificio Storico AmatriceAgriturismo Piccolo LagoCasale Nibbi Azienda Agricola Bio – AmatriceBirra Alta Quota e MelaMille di Andrea Feliciangeli.

Caseificio Petrucci, Amatrice
Cominciamo dalla prima azienda, del Progetto Alteterre, visitata nel nostro giro: il Caseificio Storico Amatrice dei fratelli Petrucci, che da oltre 50 anni opera nel settore. Alla presentazione del progetto Alteterre abbiamo conosciuto Giovanni Petrucci, padre di Simone e Alessandro che hanno preso le redini del caseificio di famiglia; i loro prodotti, invece, li conosciamo da tempo.

Famiglia Petrucci Caseificio Amatrice
Grazie a Ueda Dura, responsabile qualità e produzione, abbiamo assistito alle fasi di lavorazione de “Il Giuncato”, Pecorino dalla breve stagionatura, realizzato con una fuscella particolare, che richiama gli antichi canestri, utilizzati sin dai tempi antichi, dai pastori.
Il nostro percorso all’interno del caseificio è partito dalla raccolta del latte, per poi passare al filtraggio e quindi alla sua lavorazione. Dopo la rottura della cagliata abbiamo assistito al suo inserimento nelle fuscelle e alla successiva stufatura; a questa fase segue la salamoia e poi la stagionatura. La lavorazione dei pecorini è manuale, fatta secondo il metodo artigianale: dal Caseificio storico di Amatrice, vengono successivamente trasportati nella sede di Rieti per la stagionatura; le forme vengono messe su tavole di legno e girate all’incirca ogni 15 giorni, dipende dal tipo di prodotto, dove rimangono a stagionare da un minimo di 6 mesi a un massimo di 15 mesi.
Con il  siero ottenuto dalla rottura della cagliata viene prodotta la Ricotta Romana DOP che viene messa nelle tipiche fuscelle forate e in seguito, etichettata e distribuita.
Prima dei saluti, una foto di rito e un saluto a Giovanni Petrucci!

Ueda Dura, responsabile marketing Caseificio Petrucci di Amatrice

Tutto perfetto e i lavori di consolidamento e messa in sicurezza eseguiti  subito dopo il terremoto,  qualcosa  è ancora in corso, hanno permesso al caseificio di portare avanti l’attività e di garantire agli allevatori e ai pastori della zona colpita dal sisma, la continuità nella vendita del latte!

Seconda tappa del Tour di Laziogourmand all’Agriturismo Piccolo Lago.
Siamo arrivate in questo posto meraviglioso immerso nella natura e quasi in riva al lago di Scandarello. Il lago è un incantevole bacino artificiale circondato dalle montagne, a Est la Laga, a Nord il Vettore, l’Utero e il Pozzoni. L’Agriturismo, gravemente ferito dal terremoto, ha riaperto da una settimana o poco più, attivando un servizio di ristorazione grazie ad una struttura temporanea che permette di accogliere gli ospiti e ad un “food truck” per cucinare. 

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Non abbiamo foto della struttura in muratura, ancora non agibile e transennata, non ce la siamo sentita proprio di farle.

Anche loro hanno aderito al picnicdiffuso  un modo per gustare i prodotti locali in riva al lago. Sul loro sito troverete i vari cestini con gli ingredienti e i prezzi. Chiamate però un giorno prima.

VUOI METTERE UN’AMATRICIANA IN RIVA AL LAGO?!!!

Casale Nibbi Azienda Agricola Bio c’è  la terza tappa.

Anche qui purtroppo il terremoto ha lasciato i suoi effetti. La struttura in pietra non è agibile e il punto vendita in un container.
Ma la signora che abbiamo trovato, mamma di Amelia Nibi, ha grinta da vendere! Forte, gentile e sincera, come la gente di queste parti, ci racconta le innumerevoli difficoltà di questo lavoro. Nonostante lo sconvolgimento provocato dal sisma la voglia di ricostruire, di andare avanti, non è crollata, come dimostra Amelia, la figlia che con grande tenacia e dedizione porta avanti l’azienda di famiglia.

Casale Nibbi Amatrice

L’azienda parte dalla coltivazione dei cereali per alimentare gli animali da cui si ricava il latte, un latte eccellente, non scremato, con cui si producono mozzarelle, ricotta, uno stupendo stracchino stagionato e lavorato a mano, yogurt arricchito con la frutta biologica coltivata nell’azienda. Frutteti , coltivazioni di cereali. E una piccola superficie di terreno dedicata alla coltivazione di grano duro, concimati con il compostaggio del letame prodotto dagli animali allevati.
Un’azienda virtuosa, a conduzione familiare, in cui Il processo di produzione è imperniato sulla filiera, che fa dell’azienda agricola un luogo di produzione, trasformazione e vendita.

prodotti-casale-nibbi-amatrice

Quello che rimane saldo e invincibile è la qualità dei prodotti di Casale Nibbi Azienda Agricola Bio – Amatrice.
Il loro cavallo di battaglia è lo STRACCHINO STAGIONATO, forme fatte a mano, una delizia!
I loro YOGURT con una confettura alla base sono vellutati e delicati particolarmente adatti per i bambini.
La RICOTTA
Le MOZZARELLINE
La PASTA DI GRANO DURO, coltivato da loro in collaborazione con un pastificio artigianale. Solo due formati: spaghetti e mezze maniche.
Vi consiglio una passeggiata di salute per andarli a trovare e per i pigri  suggerisco @Eataly Roma oppure i vari mercati in giro per Roma trovate tutto sulla loro pagina Facebook.

Il Tour di Laziogourmand continua e arriva al Birrificio Alta Quota nella nostra quarta tappa. Qui ci troviamo tra le montagne reatine, un posto bello e selvaggio, con acqua pura e limpida.

Birrificio Alta Quota Cittareale

Emanuela è una padrona di casa ospitale e raggiante, ti accoglie con la sua bellezza e un sorriso che incanta.
Racconta la sua avventura tra luppolo, malti, cereali e aromi che hanno consentito al birrificio di arrivare ad “alta quota” nei vertici delle birre artigianali.

Claudio, più riservato, con orgoglio e mente aperta, ci racconta perchè ha deciso di aderire al Progetto Alte Terre.

Visitiamo il birrificio con la guida di Emanuela che ci spiega le varie fasi di lavorazione della birra: dalla cotta, al passaggio nel fermentatore, all’imbottigliamento e lo stazionamento in camera calda, a temperatura controllata, per la rifermentazione in bottiglia, naturalmente senza aggiunta di conservanti e additivi. La gasatura è quindi naturale, non c’è aggiunta di anidride carbonica, questo rende la birra più digeribile.

birrificio-alta-quota-cittareale
Farro luppolo fresco, grano “Senatore Cappelli”, peperoncino, sono alcuni ingredienti locali, utilizzati nella produzione, che testimoniano il forte legame con il territorio.
Nel birrificio c’è anche un’osteria, arredata con materiale di riciclo, per la vendita, ma ci si può fermare anche per uno spuntino degustando prodotti genuini del territorio accompagnati dalle birre oppure solo per ristorarsi con una buona birra. 

Da provare anche il FARRO SALATO uno snack sfizioso che mentre sorseggi la birra fredda non puoi far a meno di sgranocchiare. 

Farro salato Birrificio Alta Quota Cittareale

Qui anche la vendita di alcuni prodotti di zona come le confetture di Mela Mille di Andrea Feliciangeli e Scialanga Antonio.

Emanuela ci ha poi raccontato cosa offre il loro CESTINO DA PIC-NIC per il Picnicdiffuso, perché con il Progetto Alteterre, i produttori con punto vendita, hanno la possibilità di consigliare o un pasto o una merenda da gustare sui prati di zona.

Cestino da picnic Birrificio Alta Quota merenda Cittareale
Non vi resta che andare, bere, mangiare e mi raccomando guardate il panorama!

Pic-Nic diffuso

Il Progetto AlteterreLa Natura su Misura, propone il Pic-Nic Diffuso, una piccola cosa di non grande valore, ma un modo per concedere al cittadino, stressato, qualche ora lontano dal caos.

Una box molto simpatica, un cestino di cartone con dentro il necessario per uno spuntino.
A seconda dell’azienda che visiterete, aderente al Progetto, potrete scegliere il contenuto che con pochi euro vi darà la possibilità di assaggiare grandi prodotti.

 

 

pic-nic-diffuso-alteterre

Vi rilasserete in queste zone, a pochi kilometri da Roma, tra vette, gole profonde, borghi suggestivi, fiumi, laghi e cascate, un’esperienza gastronomica da condividere su un prato e da riportare a casa.

Trovate le informazioni sulle aziende aderenti, al sito Alteterre.

SCARICATE IL DÉPLIANT, vi troverete, con un simbolo, le aziende che vi potranno fornire le box.

Alteterre, Il Tour di Laziogourmand fa una sosta: e che fai? Stai li e non fai il picnic? Non potevamo non aderire!

 

pic-nic-diffuso-con-laziogourmand
Anche noi prese dall’atmosfera bucolica non abbiamo resistito alla “stesa” della tovaglietta!

E ci siamo divertite molto!

Il Tour di Laziogourmand è alla sua ultima tappa da Melamille di Andrea Feliciangeli.

“Last but not least”, perché ora facciamo un importante salto nel tempo, pochi decenni è vero, nel tempo in cui la biodiversità era la norma, per parlare di mele e di Melamille.

Le mele sono i frutti più importanti che l’autunno ci regala in grande varietà, dalle tante sfumature di sapori, consistenze, colori, profumi. Melamille è un’ azienda agricola biologica gestita da Andrea Feliciangeli. Andrea ci accoglie con un timido sorriso e qualche frase di benvenuto, è un giovane discreto che all’età di 18 anni, nel 2011, ha deciso di occuparsi del recupero delle antiche varietà di mele della Valle Falacrina, con cui oggi produce confetture, è un custode della biodiversità, ammirevole. Meli speciali, dicevamo, perché Andrea è iscritto NELLA RETE DI CONSERVAZIONE E SICUREZZA DELLE RISORSE VEGETALI DELLA REGIONE LAZIO. Produzioni perse e recuperate con estrema saggezza e capacità, le mele antiche, le mele la cui coltivazione era persa, che con il marchio ‘Melamille‘ di Cittareale vivono di nuova luce. Man mano che ci guida alla scoperta del suo frutteto emerge l’amore e la voglia di raccontare il suo lavoro, emerge la competenza e la consapevolezza delle difficoltà che si incontrano: le basse produzioni, i frutti che hanno un mercato difficile perché non sono perfette nella forma come quelle della grande distribuzione anche se i sapori sono unici; per questo la scelta di farne confetture.

melamille-cittareale

Le principali varietà oggetto di recupero sono:

Renetta del Canada
Renetta grigia
Renetta all’Olio
Ranettoni
Ruzza
Rosa
S. Giovanni
Cerina
Verdone Romano
Oanaja
Piana
Francesca
Paoluccia
Pontella
Capo d’Asino
Appia
Deliziosa
Calvilla rossa e bianca
Limoncella
Cipolla
Agostinella
Vespa
Gelata
Muso di bue
Rosso dentro incarnato
Abbondanza rossa

Andrea non è solo mele ma ha anche inoltrato un progetto di recupero di varietà di Pere, come la Spadona, Passacrassana, Bergamotta, Cannella, Spina Carpi, Campana, Butirra, Volpina e Bugiarda e coltiva lamponi, more, ribes e uva spina!

Ha anche prugne, ciliege, visciole.

Oltre a vendere il frutto, Andrea ha una collaborazione con un’azienda di Antrodoco con cui concorda le ricette delle sue confetture.

Mele limoncella e cannella
Mele Calvilla
Pere Passacrassane e noci
Mele Cipolla, noci e vaniglia
Mele rosa
More
Lamponi
Ribes
Prugne selvatiche

Le confetture si possono trovare in vendita nell’osteria del Birrificio Alta Quota di Cittareale e, presto, anche a Roma.

melamille-confetture-cittareale

Grazie Andrea della tua disponibilità!

Conclusioni: 

Ci sono volute circa 12 ore per fare questo giro, comprese di viaggio, soste, pranzo, chiacchiere, risate e visite alla produzione del Caseificio Storico Amatrice, del birrificio Birra Alta Quota, acquisti a Casale Nibbi Azienda Agricola Bio – Amatrice, una visita all’Agriturismo Piccolo Lago e una passeggiata istruttiva tra i Meli di Andrea.

Non è impossibile!
Vi invitiamo a visitare queste terre di bellezza indiscussa, ospitalità e prodotti eccellenti.
Create il vostro personale percorso tra le 21 aziende aderenti al Progetto del Consorzio Salariae su Alteterre.

E ora sbirciate il nostro divertente video, ci siamo proprio godute la giornata e si vede!

Grafica e locandine del Tour, Elena Castiglione

 

 

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Alte Terre, La Natura su Misura con il Pic-nic Diffuso

Alte Terre Logo

Borbona

Con lo slogan di Alte Terre, La Natura su Misura e il Pic-Nic Diffuso, è arrivato il momento, vista la stagione, per apprezzare una gita fuori porta e la semplicità di uno spuntino all’aperto. E’ stata così colta questa nuova tendenza, direi azzeccata, dal Consorzio Salariaè, con il progetto Alte Terre, che ha voluto promuovere i territori feriti dal terremoto del 2016.

21 aziende di filiera dell’Alta Valle del Velino e delle Terre di Amatrice, hanno aderito a questo progetto con lo scopo principale di riavviare l’economia di questi luoghi. Aziende che si occupano di accoglienza (agriturismo e ristoranti) e di produzione (birra, formaggi, carni e salumi, confetture, fragole) con in comune la volontà di rimboccarsi le maniche e rimettersi in piedi sfruttando quello che il territorio offre.

Il territorio è stato diviso in quattro sezioni (Amatrice-Accumuli, Cittareale, Posta e Antrodoco-Cittaducale-Castel Sant’Angelo), facilmente raggiungibili da Roma ma anche dall’Umbria, dalla Toscana, dalle Marche e dall’Abruzzo.

Qui potrete vedere un video suggestivo che vi illustrerà una panoramica di zona.

Il Progetto è stato presentato alla stampa il 12 luglio, 2018 presso Palazzo Pallavicini Rospigliosi a Roma. Una serata stellata che ha visto due rappresentanti eccellenti come i fratelli Serva, Maurizio e Sandro del Ristorante due stelle Michelin “La Trota” di Rivodutri (RI) preparare la cena evento, un tripudio di bontà e bellezza.

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I fratelli Serva sono stati sempre sensibili verso il territorio, sopratutto nel momento in cui ha subito gravi danni causati dal sisma. Nel loro Ristorante vengono scelti e lavorati i prodotti locali delle zone danneggiate dal sisma. Questi alcuni dei piatti presentati durante la serata:

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Noi di Laziogourmand, in tempi non sospetti, vi avevamo già consigliato dei piccoli itinerari in queste zone, proprio per apprezzarne le bellezze poco conosciute.

Vogliamo, in questa occasione, riproporre i nostri mini tour per voi e per il Consorzio Salariaè:

Posta (Rieti)

Amatrice e il Lago di Scandarello

Antrodoco e Borgo Velino

Borbona e il suo Fagiolo protetto

Posti ideali per il progetto Alte Terre e il Pic-Nic Diffuso, come commenta il Presidente del Consorzio Salariaè, Emidio Gentili: “Un format perfetto per un territorio che vanta oltre 600 km quadrati di incontaminata bellezza, tra alte vette, straordinarie vallate, borghi suggestivi, fiumi, cascate e laghi che non mancano mai di lasciare i visitatori a bocca aperta. A questo aggiungiamo una cucina che, dall’Amatriciana alla Gricia, passando per formaggi, salumi e le altre eccellenze di questa area, fa del nostro territorio un unicum conosciuto ed apprezzato nel mondo“. “L’idea, sottolinea il Presidente, è quella di offrire a ognuno una gita fuori porta personalizzata. Che si sia alla ricerca di un’esperienza gastronomica o di un’escursione, di un pomeriggio di relax in riva a un lago o di un giro in moto, di una pedalata tra vette silenziose o di una mattinata tra gli animali, Alte Terre è in grado di soddisfare appieno qualsiasi esigenza. E nei mesi a seguire abbiamo in programma una serie di iniziative divertenti e originali che vedranno protagonisti, oltre ai 21 imprenditori del Consorzio, anche i 10 Comuni coinvolti nel progetto con le loro piccole frazioni, vale a dire Amatrice, Cittareale, Accumuli, Castel Sant’Angelo, Posta, Cittaducale, Antrodoco, Borbona, Borgo Velino e Micigliano“.

emidio gentili

E come ad ogni pic-nic che si rispetti il Consorzio ha pensato anche ai cestini: piccole scatole di cartone per uso alimentare che i turisti potranno decidere di utilizzare in loco, per la loro gita, oppure riportare a casa per poter riassaggiare con calma le delizie del territorio (al prezzo medio dai 5 ai 15 euro).

prodotti tipici alte terre

Senza dimenticare, conclude il Presidente Emidio Gentili, che se poi anzichè per un pic-nic ci si vuole fermare per una notte, un weekend o più giorni, le aziende saranno felici di cucire su misura la vacanza ideale per tutti“.

Volevo aggiungere che le gite fuori porta, in queste zone di bellezza unica, si possono prolungare fino all’autunno e perchè no anche durante l’inverno o magari nella prossima primavera! Avrete capito che qui, ad ogni stagione, troverete cartoline differenti ma tutte magiche. L’autunno vi regalerà colori e sapori, come i funghi, le castagne, i fagioli, le patate per piatti elaborati e casarecci; l’inverno vi aprirà le porte a scenari imbiancati e magici con una cucina più ricca e calda, fatta di minestre e stufati; la primavera colorerà ogni prato di papaveri e piccoli fiori con una cucina sempre lieta e sincera solo con prodotti di stagione.

Quindi non vi resta che provare, dirigervi da queste parti, dopo aver consultato il sito www.alteterre.it, dove troverete tutte le aziende aderenti al progetto e le indicazioni divise per zone.

Vi consiglio di stamparvi questo depliant dove troverete due simboli accanto ad ogni Azienda aderente al Progetto (vedete la legenda): uno indica la possibilità di acquistare la scatola per il pic-nic e l’altro vi indica la possibilità di acquistare i prodotti assaggiati.

 

Consorzio Salariaè

Via Gentili, 3

02010 Cittareale (RI)

e-mail: info@alteterre.it

www.alteterre.it

Instagram: @alteterre

Facebook: @alteterre

Youtube: ALTE TERRE

 

Comunicazione e Ufficio Stampa: MG Logos, comunicazione@mglogos.it, www.mglogos.roma.it, press.mglogos.it

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Laboratorio della Rinascita: il Centro Italia, dopo il sisma, alza la testa con le sue eccellenze enogastronomiche

Aula Magna Università La Sapienza

La Forza di Rinascere Convegno

 

Si è svolto l’11 aprile, presso l’Aula Magna dell’Università La Sapienza di Roma, il primo Convegno finalizzato alla promozione dei prodotti enogastronomici e i prodotti tipici dei territori colpiti dal sisma: “La Forza di Rinascere” riunisce gli “stati generali” del terremoto con il Laboratorio della Rinascita.

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Insieme Armonico per IDIC 2018. Tanti auguri Maestro da Lazio Gourmand!

Insieme Armonico

insiemearmonico

Umilmente abbiamo voluto aderire, umilmente abbiamo letto e eseguito alla lettera il piatto del Maestro Gualtiero Marchesi: “Insieme Armonico” per IDIC 2018, l’undicesima edizione della Giornata Internazionale della Cucina Italiana.

Perché il 19 marzo? Le precedenti edizioni si sono svolte il 17 gennaio ma quest’anno il Maestro ci ha lasciato e la Fondazione Marchesi e l’IDIC hanno deciso di aspettare il giorno del suo 88mo compleanno per celebrare e omaggiare il suo ricordo.

Locandina LG per Insieme Armonico

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Posta e il Ristorante il Bagatto

Posta (Rieti)
 
Oggi vogliamo suggerirvi una passeggiata a Posta in provincia di Rieti. Un paesino a 4 km da Borbona. Il Comune di Posta è nel reatino, lungo il corso del fiume Velino e della via Salaria tra Antrodoco e Amatrice.
 
Questo piccolo comune montano ricco di patrimonio paesaggistico e storico nell’Alto Lazio è capitanato dal Sindaco Serenella Clarice, che cerca con tutte le risorse umane e materiali disponibili di mantenere la storia e le tradizioni secolari. I suoi abitanti avevano diverse attività artigianali e con molta fatica quaklcuno ha cercato di rimanere per continuare la tradizione e il lavoro. Non è impresa facile visto che quasi tutte le attività commerciali sono state danneggiate dal terremoto.
Come tutti i paesi e frazioni di quella zona maledetta, il Comune di Posta ha pagato un prezzo altissimo dopo il terremoto: attività chiuse e esodo di alcuni residenti in altri luoghi.
Posta (Rieti) giardino comunale
Pochi sono rimasti con coraggio e uno di questi è Giancarlo Paoni che con la sua grande famiglia, genitori, sorella, nipoti,  moglie e figli piccoli ha deciso di rimanere e lottare per un futuro migliore.
Gentile,  delicato e generoso Giancarlo, con i suoi piatti della tradizione locale, ha dato conforto per mesi a Vigili del Fuoco e Protezione Civile di tutta Italia, instaurando con loro un forte legame che ancora continua.
Nel 2016 Giancarlo ha partecipato a “Le Stelle Tornano a Scuola” la manifestazione che si è tenuta a Rieti, tutti insieme hanno cucinato una cena gourmet per finanziare la ricostruzione dell’alberghiero di Amatrice.
le stelle tornano a scuolaGiancarlo Paoni e Bottura Giancarlo Paoni e Gennaro Esposito Giancarlo Paoni e Cracco
La sua attività è un delizioso ristorante  caldo e accogliente dove piatti come Amatriciana, Carbonara, Gricia, Fettuccine ai Funghi Porcini, carni locali e tagli classici con ampia scelta di verdure e dolci intrattiene la clientela.
 Ristorante il Bagatto, Posta Rieti
Vi lascio l’indirizzo:
Ristorante il Bagatto 
Via Roma, 50
Posta, Rieti
Tel. 0746 951111
Pagina Facebook: Bagatto
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Carne di coniglio e uova: una campagna per rilanciarne il consumo

super uovo super coniglio

“A TAVOLA NASCONO NUOVI EROI” – UNA CAMPAGNA DI COMUNICAZIONE PER RILANCIARE IL CONSUMO DI UOVA E CARNE DI CONIGLIO

Filmato Chef Ines Bertini

Sostenere il comparto avicunicolo e promuovere il consumo di uova e carne di coniglio, alimenti importanti dal punto di vista nutrizionale per una dieta sana ed equilibrata.

Sono questi gli obiettivi di “A tavola nascono nuovi eroi”, campagna di comunicazione promossa dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali e realizzata in collaborazione con l’Ismea, che ha presentato ufficialmente lunedì 20 novembre presso l’Hosteria La Luce, a Trastevere.

Rilanciare il consumo di uova e carne di coniglio, prodotti importanti per un’alimentazione sana ed equilibrata. Negli ultimi anni, infatti, a causa di un’informazione non sempre corretta, del cambiamento delle abitudini alimentari indotte spesso da pregiudizi e luoghi comuni, oltre che da allarmi incontrollati, gli operatori del settore si sono trovati ad affrontare momenti di crisi. Questo nonostante gli avicoltori e cunicoltori italiani rispettino dei disciplinari di qualità molto scrupolosi a garanzia della salute dei consumatori.

In effetti il consumo italiano pro-capite di uova è pari a 12,6 Kg, contro gli oltre 14 Kg nella UE. I numeri del settore parlano, per le uova, di una produzione  agricola italiana che ammonta a 850.000 tonnellate, pari ad un valore di 1,2 miliardi di Euro. Il fatturato dalle vendite del prodotto finito (confezionato o sgusciato) è pari a 1,5 miliardi di Euro. La produzione è assicurata da oltre 42 milioni di galline, presenti in 3.400 allevamenti, di cui circa 1000 con capacità superiore a 1000 capi. Delle uova vendute il 33% proviene da allevamenti a terra e il trend di crescita di questo  segmento rispetto al 2012 è del 47%.

Per quanto riguarda la carne di coniglio, l’Italia è il secondo produttore e consumatore mondiale (dopo la Cina). Anche qui la necessità di un rilancio dei consumi è testimoniata dal calo costante negli ultimi anni (-12% nei primi 9 mesi del 2017). Attualmente la produzione di carne di coniglio in Italia raggiunge le 55.000 tonnellate, con un consumo che ora sembra essersi stabilizzato intorno a 1 kg pro­ capite. Il settore gode di una sostanziale autosufficienza produttiva, e la coniglicoltura italiana si caratterizza, rispetto a quella europea, anche per l’efficienza produttiva espressa sia in termini di produttività del lavoro che di incidenza del costo dell’alimentazione sul costo totale di produzione.

In ultima analisi, occorre sgombrare il campo sia da un’informazione non corretta, sia da falsi convincimenti: un esempio per tutti è dato dalla cattiva reputazione che si è venuta creando intorno alle uova perché contengono molto colesterolo. Andrebbe detto invece che le uova sono uno degli alimenti più nutrienti sulla terra e che un giusto consumo settimanale di uova non solo non crea rischi per la salute ma può migliorare i livelli di colesterolo, aumentando quello buono e diminuendo  quello cattivo.

PROBLEMATICHE

  • Crisi dei due comparti e calo dei consumi di uova e carne di coniglio
  • Cambiamenti delle abitudini alimentari
  • informazione non sempre corretta sul valore nutritivo e la salubrità dei due prodotti (es. “le uova aumentano il colesterolo”)
  • Crescita della popolazione vegetariana in Italia (7%) e di quella vegana (1%) – (dati Eurispes 2016)
  • Aumento della sensibilità dei consumatori verso l’aspetto “sicurezza” e “trattamento degli animali da allevamento”.

OBIETTIVI DELLA CAMPAGNA

  • Rilanciare il consumo di uova e carne di coniglio alimenti sani, sicuri e nutrienti;
  • Svecchiare l’immagine dei due prodotti;
  • Estendere la platea dei consumatori soprattutto ai giovani;
  • Favorire l’inserimento di questi alimenti nelle diete associandoli ad un “giusto ” consumo e ad un “corretto” stile di vita;
  • Rassicurare i consumatori rispetto al sistema di tracciabilità e sicurezza dei prodotti in Italia
  • Contrastare i pregiudizi e tabù legati al consumo di questi prodotti.
  • Mostrare come il consumo di uova e carne di coniglio consenta a persone normali di migliorare notevolmente le proprie performance fino a compiere imprese eccezionali.
  • La normale quotidianità si trasforma e le persone diventano eroi pronti ad affrontare, con una marcia in più, le “imprese” di ogni giorno.

La campagna pubblicitaria partirà sia sui canali televisivi che radiofonici. In contemporanea la campagna sarà pubblicato su giornali su giornali e siti come la Cucina Italiana, Cucina Moderna, Giallo Zafferano, Sale&Pepe, Fattoincasadabenedetta. Verranno poi distribuiti depliant informativi e pieghevoli con ricette facili e creative, nei mercati rionali, in 800 punti vendita.

Qui vi alleghiamo il pieghevole con le ricette che ha elaborato la chef Ines Bertini del ristorante Hostaria Luce a Trastevere. Sono piatti deliziosi, facili e creativi che chiunque può replicare per presentare una cucina leggera e salutare per tutti grazie anche all’alta digeribilità.

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INFO NEI PUNTI VENDITA

E’ prevista un’azione di informazione capillare che coinvolge 800 Macellerie di tutta Italia.

Tale iniziativa è stata realizzata con la collaborazione con FIESA Confesercenti e Asso Macellai

Sono state identificate 16 SEDI TERRITORIALI

TORINO -GENOVA-LA SPEZIA-BERGAMO -PADOVA CESENA­PARMA-FERRARA-PESARO-CHIETI FIRENZE-ROMA-NAPOLI – BARI – REGGIO CALABRIA – PALERMO per la distribuzione di RICETTARI E LOCANDINE

Per ciascuna città capoluogo di provincia sono state coinvolte 50 macellerie.

Chef Ines Bertini è la creatrice delle 10 ricette.

Questi alcuni dei piatti, del depliant, presentati dalla chef il giorno della conferenza stampa

 

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La Crostata di Nocciola tonda gentile di Faleria

torta di nocciola gentile

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La Crostata di Nocciola Tonda Gentile è un dolce tipico di Faleria (VT).

FALERIA è un paese a 40 Km da Roma situato nella provincia di Viterbo tra la s.s. Flaminia e la s.s. Cassia. Circondata da un lato dal massiccio monte Soratte, in un territorio abbastanza conosciuto per le testimonianze storiche, Faleria si trova a soli 15 Km dall’antica Falerii Veteres distrutta dai romani nel 241 a.C.

Dal punto di vista economico, Faleria nasce con vocazione prevalentemente agricola. Le campagne circostanti sono coltivate a oliveto e noccioleto. Le tecniche di coltivazione assolutamente BIOLOGICE e la lavorazione artigianale, assicurano la massima genuinità  dell’olio e la massima qualità delle nocciole.

Quasi tutta la produzione della Nocciola, della qualità “tonda gentile” e “nocciola rosa”   è destinata alla vendita per l’industria dolciaria nazionale ed estera. Ha costituito per lungo tempo l’unica risorsa economica per gli agricoltori. Per questo motivo tutte le ricette dei dolci tradizionali del paese, che le nonne ci hanno tramandato, sono rigorosamente a base di nocciole: tozzetti – amaretti – morette – croccanti – tartufi.

nocciola tonda gentile del Viterbese

Abbiamo scelto le nocciole locali dalla produzione di Andrea Baroni. Andrea è un giovane imprenditore agricolo che, tra tradizione e futuro, si è inserito con coraggio, come tanti giovani, nel mondo dell’agricoltura. Fin da piccolo ha respirato il profumo della campagna e ne ha intuito il grande potenziale. Questo settore è in grado di dare prospettive ed opportunità, perché saldamente legato alle qualità che identificano il nostro Paese: la storia, la tradizione, il cibo. Quindi ha deciso di  fare dell’azienda agricola a conduzione familiare, situata a Sant’Angelo in Faleria e coltivata con fatica dal papà, la sua attività prevalente  con passione, innovazione e professionalità.

Andrea Baroni

Andrea conduce l’azienda, i cui i terreni sono coltivati a oliveto e noccioleto, secondo le norme che regolano l’agricoltura biologica, perché il biologico è una sua scelta di vita. Ponendo al centro dei suoi interessi il benessere, la salute dell’uomo, degli animali, della terra ha scelto un percorso biologico abbracciando e favorendo uno stile di vita sostenibile per sé e per gli altri in un’ottica di un futuro migliore per tutti. La raccolta di nocciole si fa indicativamente per tutto il mese di settembre. Alcune colture possono portare a maturazione i propri frutti già dalla seconda metà del mese di agosto. In ogni caso, per avere la certezza della maturazione delle nocciole bisogna solo attendere la caduta dei primi frutti, a questo stadio la maggior parte di essi sarà pronta per la raccolta. Per raccogliere le nocciole, fino a qualche anno fa, si procedeva manualmente. Oggi la raccolta è puramente meccanizzata e prevede l’impiego di apposite macchine raccoglitrici. La praticità di queste macchine sono le due spazzole ruotanti sul davanti, atte a radunare le nocciole cadute a terra e un grande tubo aspiratore che le convoglia ad un accessorio rotante per una prima pulitura, dividendo le nocciole da foglie, terra ed eventuali sassi.

macchina lavorazione nocciole
Dopo la raccolta vengono convogliate in una macchina pulitrice e fatte essiccare al sole per alcuni giorni per toglierne l’umidità. Poi, nelle ore notturne vengono riportate all’interno per poi riesporle la mattina seguente. In questo modo le nocciole possono essere conservate a lungo.

Vengono poi trasportate e consegnate alle cooperative di produttori. Con le organizzazioni associative già esistenti sul territorio, contribuiscono poi alla concertazione dell’offerta, al miglioramento del prodotto  e all’integrazione della filiera, operando ai primi livelli del canale commerciale.

Dal punto di vista della varietà, la nocciola  coltivata da Andrea Baroni,  è quella specifica della zona del Viterbese e quindi la TONDA GENTILE ROMANA che risulta molto apprezzata dalle industrie di trasformazione.

La ricetta proposta è tipica di Faleria e  ci è stata donata dalla mamma di Andrea, Daniela, che ha mantenuto le tradizioni familiari.

CROSTATA DI NOCCIOLE

  • 1 uovo intero
  • 1 tuorlo
  • 150 g di zucchero
  • 150 gr di burro
  • 300 g di farina
  • 1 cucchiaino di lievito Bertolini
  • limone grattugiato
Ingredienti per la base:
  • 350 g di nocciole tostate e macinate
  • 300 g di zucchero
  • 3 uova
  • 80 g di mandorle amare (o una fialetta di essenza alla mandorla)
  • 1 bicchiere di Amaretto di Saronno
  • limone e arancia
Ingredienti per la copertura

Esecuzione

Per la base si procede come per la pasta frolla classica. Per la copertura: tostate le nocciole in forno a 180° per 15/20 min. Procedete alla macinazione nel frullatore o meglio nella grattugia elettrica in modo che rimangano pezzetti piccoli di nocciole. Montate i tuorli con lo zucchero e, a parte, montate le chiare a neve. Unite al composto le nocciole e amalgamare bene, versate il bicchiere di Amaretto di Saronno, la buccia di limone e arancia grattugiata, le mandorle amare macinate (o la fialetta di mandorla amara) e, per ultime, le chiare montate a neve. Mettete la teglia in forno, già caldo, a 180/200° per 35/40 minuti.

 

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Amatrice un anno dopo

Polo gastronomico Amatrice

Hotel Roma nuovo

Amatrice. E’ trascorso un anno dal terribile terremoto del 24 agosto 2016.

Là dove si doveva celebrare la 50.ma Sagra degli Spaghetti all’Amatriciana, proprio in un momento di festa e di presenza massiccia di amatori, turisti e locali ci fu la distruzione: 231 vittime solo ad Amatrice e 11 ad Accumuli e altre vittime ancora nei paesi e frazioni limitrofe 299 in totale e poi i dispersi. Distruzione ovunque e come se non bastasse un inverno freddissimo e carico di neve. Emergenze su emergenze.

La popolazione trasferita altrove, sulla costa e altri assistiti sul posto, gente che non ha voluto lasciare la loro terra. Molti hanno perso i loro cari oltre la casa, altri hanno avuto la possibilità di procurarsi personalmente dei mezzi di fortuna come roulotte o camper o casette prefabbricate. Ma la maggior parte ha dovuto attendere gli aiuti da parte del governo.

Quello che spaventa e annichilisce di più, o meglio devasta maggiormente oltre alla disperazione per la perdita della casa, è la consapevolezza di non avere le spalle coperte, né da parte di chi governa e gestisce aiuti e fondi, né da parte della burocrazia. Credo che questo senso di vuoto e smarrimento e consapevolezza di perdita definitiva è più scioccante dell’evento in sé.

Ringraziando Dio, o come lo volete chiamare voi,  una forza interiore e inaspettata scaturisce nelle persone nel momento degli accadimenti per far sì che ci si adatti a tutto. Col tempo te ne fai una ragione, ti plasmi sulle disgrazie e vai avanti. E’ la sopravvivenza che prevale, per fortuna! Ma non ti abitui, non te ne fai una ragione, invece, dell’inadeguatezza che questo paese trasmette ai suoi cittadini. Su questo no! Non ce la fai.

Sentire le intercettazioni di gente che ride e schernisce la disgrazia come fosse una manna dal cielo, le casette che diventano pura utopia, numeri di assegnazioni, di arrivi promessi e mal mantenuti.

Come si fa? Come si fa a speculare su tutto? Io penso che ad un certo momento ci si debba fermare e riflettere sull’ingordigia e sul potere. Mi rendo conto di dire cose senza senso, per chi specula sulle disgrazie altrui, ma a me fa piacere pensare che possa esistere ancora qualcuno sano di principi.

Avrei voluto tacere ma non posso. Non dopo essere passata per Amatrice prima di ferragosto.

Ve lo dico cosi come se lo raccontassi ad un’amica, non come lo vediamo in tv: ogni anno visitavamo Amatrice e andavamo spesso durante la nostra permanenza a Borbona. Amatrice era il punto focale di zona, per la spesa “grossa”, per acquisti di abbigliamento e calzature per avere il piacere di passeggiare in uno dei più bei borghi italiani.

Dal sisma non ci siamo più tornati, fino ad ora.

La Salaria, per entrare ad Amatrice, non è più percorribile come un tempo: è stata interdetta in parte per cui con una certa difficoltà, durante il percorso, abbiamo trovato un piccolo cartello con scritto Amatrice Romanella. La strada è piena di curve anche a gomito e sembra non si arrivi mai a destinazione. Ad un certo punto del lungo percorso, si iniziano a vedere i primi caseggiati e ahimè i primi crolli. Da lontano si vede la distruzione, non la stessa che vedi in tv, ma quella vera, quella che percepisci tu in quel momento.

Continui e ti trovi davanti un edificio che sembra bombardato, le crepe sui muri sono cosi tante e cosi profonde che sembrano provocate da una mitragliatrice. Tutto questo cozza terribilmente con la natura del luogo, il verde dei prati e delle colline, i fiori, il canto degli uccelli. La devastazione è tale che ti vergogni quasi di passare lì, ti sembra come  calpestare un cimitero.

Poi d’improvviso, all’ennesima curva, trovi un palazzetto. Avete presente le case delle bambole? Quelle aperte sul davanti senza la facciata e le stanze divise da tramezzi, dove puoi scambiare tra loro le camere, col salone spostando i mobiletti in dotazione? Un’impressione nel vedere la facciata crollata e le stanze, divise con i mobili a vista, alcuni piegati, così alla vista di tutti i passanti. E’ come violare la privacy del proprietario, sbirciare dentro. La casa dovrebbe essere un nido, un luogo che ti arredi e lo rendi tuo, personale.

Brutto, brutto…

Si prosegue e si arriva ad un bivio dove di fronte ti trovi il famoso Bar Rinascimento, credo sia stato il primo a riaprire dopo la scossa. Se vai a destra si va verso Villa San Cipriano, la zona ricostruita, se vai a sinistra trovi lo sbarramento della Zona Rossa, con tanto di presidio militare e un gran cartello con scritto NO SELFIE e sotto, “Luogo di Rispetto”. Beh, quella frase ti arriva dentro come una freccia perché ti fa capire che da lì in poi c’è un cimitero, dove la città giace insieme ad alcuni dei suoi abitanti.

Ricordo che proprio li, all’inizio dello sbarramento, c’era una casa, cosi bella grande con balconi pieni di fiori colorati e il tetto di legno, sembrava la tipica casa del Trentino. L’ho trovata piegata in avanti chinata verso terra.

Non ho fatto foto, non ho potuto, non ho voluto, mi sentivo così fuori luogo, truccata con la bigiotteria estiva, non so come dire, mi sono sentita stonata. Ma la vita continua e cosi abbiamo girato verso Villa San Cipriano e la zona nuova. Abbiamo fatto la spesa nel nuovo Supermercato, per lasciare il nostro piccolo contributo al luogo. Girare per gli scaffali però non è stato cosi piacevole, la gente si incontrava e piangeva. Mentre sceglievo la marca preferita di caffè, ho involontariamente ascoltato due signore, una delle due piangeva, aveva perso la figlia, il genero e i nipoti. Mi sono allontanata…sono scappata via nella corsia opposta. Un groppo alla gola, come si fa a pensare al futuro? Forse è troppo presto.

Alle casse ho trovato un volantino del Supermercato con un foglio allegato con su scritto “Oggi si riparte. Sabato 5 Agosto riapre il supermercato Simply Market di Amatrice, duramente colpito dalle scosse di terremoto…e conclude “… Il desiderio è che questo evento possa rappresentare per tutta la collettività un messaggio di speranza e doni un piccolo sorriso per ricominciare”.

Simply Market di Amatrice

Simply Market di Amatrice

A ridosso del parcheggio del Supermercato c’è il nuovo villaggio delle famose casette. Non voglio essere polemica ma ho avuto l’impressione che fossero container rivestiti e non casette di legno. Tutte in fila come uno stabilimento, con al centro un parco giochi per i bimbi. Ho visto delle persone sedute fuori accanto alle porte, al sole con lo sguardo basso a terra, così perso nel vuoto e senza sorriso.

Piu avanti sorge il nuovo Polo Gastronomico progettato dall’architetto Stefano Boeri in collaborazione con la Regione Friuli Venezia Giulia, realizzato grazie ai fondi pro terremotati raccolti da Corriere della Sera e Tg La7 attraverso la campagna “Un aiuto subito. Terremoto Centro Italia 6.0”. Il Polo non è visibile dalla strada e nemmeno indicato adeguatamente, abbiamo dovuto chiedere dopo averlo abbondantemente passato di diversi kilometri.

Se vi devo raccontare le mie impressioni vi posso dire che l’impatto visivo può essere suggestivo, ma per chi come me conosceva Amatrice e sapeva come era strutturata e dove erano collocati i ristoranti è tutta altra cosa, è come se ci si trovasse in altra città, non li.

Al momento ci sono solo tre ristoranti, tre colonne portanti della ristorazione di zona: Hotel Roma, da Giovannino e il ristorante da Patrizia. Attraverso le grandi vetrate si notano i tavoli ben apparecchiati, il personale che lavora e i titolari seduti fuori a parlare con la gente incuriosita. Li vedi lì, seduti un po’ smarriti. La perdita del loro locale è durissima, ma i giovani figli non vogliono sentir parlare di questo, non vogliono lamentele, vogliono solo ricominciare e lavorare.

Forse hanno ragione, basta pensare al passato, anche se è difficile con tutte quelle macerie intorno. Devi dirigere lo sguardo solo verso i Monti della Laga, guardare verso l’infinita bellezza del luogo e non voltarti.

Oggi è un triste giorno, l’anniversario di una notte infernale, invece c’è il sole e il cielo è limpido.

Ascoltiamo questa gente perchè ascoltare è il primo passo per aiutare!

Polo gastronomico AmatriceRistorante da Patrizia Amatrice

 

Statua ristorante Matru AmatriceRistorante da Giovannino Amatrice

 

Aiuola Cuore AmatriceRistorante da Patrizia Amatrice

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Trippa alla Romana

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La trippa è l’apparato digerente dei bovini, una frattaglia, compresa fra esofago e stomaco; dopo la macellazione viene sottoposta a pulizia e bollitura. È composta da rumine (la parte a forma di sacco più grande, detta anche trippa, croce, crocetta, pancia, trippa liscia o busecca), omaso (formato da lamelle, detto anche centopelli o foiolo) e reticolo (o cuffia, un piccolo sacco con aspetto spugnoso, detta anche cuffia, nido d’ape, bonetto o beretta). I greci la cucinavano sulla brace, mentre i romani la utilizzavano per preparare salsicce. Le ricette per la preparazione della trippa sono infinite: non vi è angolo d’Italia che non abbia una sua ricetta per la trippa. 

Dal punto di vista nutrizionale è un alimento molto valido perché ha un contenuto molto elevato di proteine e vitamine e basso in grassi. Per 100 g abbiamo: carboidrati: 0; proteine: 12,07; grassi: 3,69; acqua: 84,16; colesterolo: 122; sodio: 97; calorie: 85. Inoltre troviamo una presenza abbondante di sostanze minerali, specialmente calcio e fosforo.

Trippa_scritte

Come appena descritto, la trippa fa parte della cultura culinaria di tutta Italia e direi del Mondo. Cercando in rete ho trovato addirittura un libro “Troppa trippa”, di Indro Neri, Neri Editore, Firenze 1998, 192 pagine, una ricerca di tre anni che descrive le ricette di tutto il mondo ma anche le citazioni letterarie o i dipinti a lei dedicati o le poesie.

Come diceva il Belli la trippa va mangiata di sabato e in buona compagnia. “Giovedì gnocchi e sabato trippa”, uno dei proverbi romaneschi che ben indica questo gustosissimo piatto. È un piatto che, come molti altri a Roma, non ha molti fans a causa delle origini “truculente”, ma basta assaggiarlo una volta e si diventa subito amici. Nelle trattorie di Testaccio, (quartiere cult di Roma), si trova ancora l’antica ricetta.

Nel Settecento, Francesco Leonardi, un cuoco nato a Roma, ma specializzatosi tra i potenti del mondo, dal maresciallo Richelieu alle corti di Polonia, Germania e Inghilterra, con il suo “Apicio moderno”, tra tante squisitezze e raffinatezze riportate spicca, per quanto riguarda la cucina romana, la ricetta della Trippa di manzo alla romana: “Quando la trippa di manzo sarà ben pulita e lavata, fatela cuocere con acqua, sale, una cipolla con tre garofani, un mazzetto di petrosemolo con sellero, carota, due spicchi d’aglio, mezza foglia d’alloro; fatela bollire in una marmitta a picciolo fuoco sei o sette ore, che sia ben schiumata; quando sarà cotta, tagliatela in quadretti, mettetela in una cazzarola con un pezzo di butirro, sale e pepe schiacciato, passate sopra il fuoco, aggiungeteci un poco di spagnuola e culì. Abbiate un piatto con un picciolo bordo di pane o di pasta, fate un suolo di parmigiano grattato e un suolo di trippa, e così continuate fino a tanto che il piatto sia sufficientemente pieno, terminando col parmigiano grattato, nel quale avrete cura di mescolare un poco di menta trita; ponete alla bocca del forno o sulla cenere calda acciò prenda sapore, e servite ben calda”.
Una curiosità: “Nun c’è trippa pe’ gatti” così cita un detto popolare romano. Ma qual è l’origine di questa frase? Alcuni detti popolari giunti fino a noi, condensano in poche parole il senso della crisi, della mancanza di denaro. A Roma, come nel resto del nostro Paese, si vivono tempi difficili dal punto di vista economico, la crisi porta il popolo a tirare la cinta, rivedere stili di vita e trovare il modo di arrivare con lo stipendio fino alla fine del mese. Roma nei secoli ha vissuto crisi di tutti i tipi; carestie, pestilenze, assedi, invasioni e tiranni hanno lasciato una forte impronta sia nel tessuto urbano sia nella tradizione popolare. “Nun c’è trippa pe’ gatti”, ad esempio, è l’eloquente espressione usata per dire che non ci sono più soldi oppure che non si fa alcun credito. Si potrebbero immaginare quei felini che aspettano invano davanti alla bottega del macellaio per rimediare un pezzetto di carne che non arriverà mai. Invece il detto ha un’origine ben definita: nel 1907, il sindaco di Roma, Nathan, in cerca di modi per risanare il bilancio cittadino in crisi nera, depennò dalla lista di pagamenti la trippa per i gatti che il comune acquistava per i mici del centro storico, tanto utili per eliminare i topi. Nathan ritenne quella spesa uno spreco e per risparmiare annunciò pubblicamente che a Roma non ci sarebbe più stata trippa per gatti.

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Trippa alla romana

 

  • 1 k di trippa
  • 2 fette di guanciale
  • 400 g di pomodori pelati
  • Una cipolla
  • Una costa di sedano
  • Una carota
  • Uno spicchio di aglio
  • Olio extravergine di oliva q.b.
  • Menta romana
  • Pecorino romano grattugiato
  • Sale e pepe o peperoncino
Ingredienti per 4 persone

La trippa si acquista normalmente già prelessata. Il metodo di lavaggio e di lessatura ne condiziona ovviamente il sapore. Per pulirla vengono usati a volte prodotti che la rendono bianchissima ma insapore; è preferibile acquistare quella grigia o scura e quindi non “candeggiata” o troppo cotta. Se possibile acquistate la trippa intera senza farvela affettare, sciacquatela e mettetela a bollire in abbondante acqua salata in ebollizione insieme a una carota affettata, una costa di sedano a pezzi, una cipolla e un mazzetto di prezzemolo. Fate riprendere l’ebollizione quindi abbassate la fiamma al minimo e proseguite la cottura per circa tre quarti d’ora. Lasciatela raffreddare e nel frattempo preparate un trito con il guanciale, la cipolla, la carota, il sedano, e lo spicchio d’aglio. Scaldate l’olio in un tegame di terracotta e fate appassire dolcemente il battuto mescolando spesso. Affettate la trippa a striscioline e versatela nel tegame quando il soffritto comincia a prendere colore. Fate insaporire per qualche minuto mescolando, quindi unite i pelati sminuzzati, salate e pepate e proseguite la cottura per circa un’ora. Durante questo tempo mescolate spesso e unite un mestolo di brodo o acqua calda quando necessario tenendo presente che alla fine la trippa deve essere immersa in un sugo abbondante. A cottura ultimata, versate la trippa nel piatto da portata e completate il piatto con abbondante pecorino grattugiato e foglioline di menta sminuzzate.

 

Riferimenti:

 

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Pasta e fagioli

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Pasta e fagioli! Ditemi a chi non piace pasta e fagioli! Vero è che, con la consapevolezza acquisita nel tempo, anche grazie ad una diffusa informazione nutrizionale che bombarda le persone in ogni dove, i legumi in generale, hanno acquisito una rilevanza significativa nella nostra alimentazione. Soprattutto come veri e propri sostituti delle proteine animali!Essì perché proprio di proteine stiamo parlando ma vegetali.

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